Intervista al Dott. Gabriele Cola: i cambiamenti climatici in agricoltura

In questa intervista parleremo di clima e agricoltura con il Dott. Gabriele Cola dell’Università degli Studi di Milano.

Buongiorno Dott. Cola, la ringrazio per aver accettato il nostro invito. Può spiegarci di cosa si occupa?

Di agrometeorologia e di modellistica agraria. Studio le relazioni fra le variabili guida atmosferiche e lo sviluppo delle piante coltivate. È una scienza fortemente interdisciplinare e con una lunga storia alle spalle. Negli ultimi anni questa disciplina è oggetto di maggiore interesse mediatico a causa del dibattito sul cambiamento climatico ed i suoi effetti sulle produzioni agrarie e più in generale sugli ecosistemi.

Dott. Cola
Figura 1 – Dott. Gabriele Cola (Fonte: Beatrice Cavenago).

Molto spesso il concetto di cambiamento climatico è frainteso o poco compreso. Lei come lo spiegherebbe?

Prima di tutto bisogna aver chiaro cosa è il clima. È una astrazione statistica (media, deviazione standard, massimi e minimi, frequenza di specifici eventi, ecc.) derivante dall’analisi di una serie storica di dati meteorologici. L’Organizzazione Mondiale della Meteorologia stabilisce che il periodo di riferimento per la definizione del clima è di 30 anni.

Il clima è il risultato di complesse dinamiche e di processi fisici altamente caotici e di difficile comprensione e descrizione. Il clima è variabile per sua natura: è sempre cambiato e sempre cambierà.

Venendo alla attualità, l’analisi delle serie storiche termometriche evidenzia un generalizzato aumento delle temperature avvenuto durante gli anni 90. Riguardo alla spiegazione di tale innalzamento, gran parte della comunità scientifica è concorde nell’attribuire un ruolo fondamentale ad un accresciuto effetto serra conseguente all’innalzamento della concentrazione in atmosfera di anidride carbonica, gas fortemente legato alle attività antropiche (combustibili fossili, produzione di cemento, ecc.). Esistono tuttavia altri fattori “naturali“ che contribuiscono alle variazioni del clima (per esempio l’attività solare, la circolazione atmosferica e quella oceanica) e che in questo sentitissimo dibattito vengono a torto posti in secondo piano.

Parlando di cambiamento climatico e agricoltura: quali sono le principali problematiche e quali le possibili “soluzioni”?

Credo che bisogni distinguere il lungo termine e il breve termine. Sul lungo termine le politiche di riduzione dei gas serra si focalizzano sulla componente antropica del riscaldamento, andando a limitarne i possibili impatti e parliamo pertanto di mitigazione.

Nel breve termine, che è sicuramente quello più importante per le attività agricole, la soluzione più percorribile è ovviamente quella dell’adattamento.

Ma l’agronomia è da sempre una scienza di adattamento, poiché cerca di ottenere il massimo dalle condizioni ambientali che la coltura si trova ad affrontare. Partendo quindi dall’analisi delle risorse e delle limitazioni ambientali è necessario valutare quali siano le strategie produttive più opportune per le specifiche condizioni in cui ci troviamo a lavorare. In questo senso, mi pare importante sottolineare il ruolo dell’innovazione e della tecnologia (Fig. 2): trovo un errore poter pensare che la strada per fronteggiare queste sfide passi attraverso il ritorno agli “antichi saperi” e alla “buona agricoltura di una volta”.

Sistema di monitoraggio della temperatura della bacca di vite mediante termocoppie
Figura 2 – Sistema di monitoraggio della temperatura della bacca di vite mediante termocoppie. Attraverso i monitoraggi dell’ambiente e delle colture è possibile studiare gli effetti dei cambiamenti climatici sulle produzioni agrarie (Fonte: Gabriele Cola).

A suo parere, la presenza di patogeni delle piante non autoctoni nel nostro territorio è legata al cambiamento del clima in queste aree?

Come detto prima, gli organismi sono influenzati dalle condizioni ambientali in cui si sviluppano e quindi sono soggetti ad una pressione selettiva da parte dell’ambiente.

Non possiamo a priori dire che questa fase climatica favorisca i patogeni: un organismo non autoctono che raggiunge un nuovo areale può trovare condizioni favorevoli oppure sfavorevoli a seconda delle specifiche condizioni che trova. In termini generali va evidenziato che spesso i patogeni sono caratterizzati da un intervallo di temperature utili al loro sviluppo più ampio rispetto a quello della coltura che danneggiano, da qui il loro successo nel colonizzare un determinato ambiente.

Piuttosto mi pare importante ricordare che la possibilità di trasferimento dei patogeni è sicuramente favorita da scambi commerciali caratterizzati da una dimensione globale che favorisce ogni tipo di scambio.

Secondo lei gli agricoltori e il pubblico sono aperti a nuovi metodi di gestione agricola per fare fronte a queste nuove problematiche?

Credo che da parte dell’opinione pubblica e del settore agricolo vi sia consapevolezza circa la serietà di queste tematiche. Tuttavia, mi pare che nel consumatore sia sempre più forte la convinzione nell’equazione tradizionale = naturale = salubre. E l’imprenditore agricolo non può che produrre in base alle richieste del mercato.

Trovo che questa logica possa frenare l’adozione di pratiche innovative e razionali (Fig. 3). Il nostro passato è sicuramente ricco di insegnamenti, ma è proprio con questo bagaglio di informazioni che la scienza va alla ricerca di nuove soluzioni per le sfide che ci troviamo ad affrontare.

Schema di flusso di un modello di produzione per vite
Figura 3 – Schema di flusso di un modello di produzione per vite. Descrive la cascata di biomassa innsecata dal processo di fotosintesi in funzione delle condizioni ambientali (GSR – Radiazione solare, AT – Temperatura dell’aria, RH – Umidità relativa, RR – Precipitazione, WS – Velocità del vento (Fonte: Gabriele Cola).

La ringrazio molto per l’intervento e le pongo un’ultima domanda: come vede il futuro del suo campo e le prospettive di esso?

Credo ci sia molto da fare, fortunatamente. L’obbiettivo è quello di fornire al settore agricolo nuovi strumenti per migliorare la gestione delle attività agricole, avendo come obbiettivo produzioni che garantiscano adeguati livelli qualitativi e quantitativi in un contesto di sostenibilità (ambientale, sociale ed economica).

Per approfondire…

  • Cola, G., Mariani, L., Maghradze, D., & Failla, O. (2020). Changes in thermal resources and limitations for Georgian viticulture. Australian Journal of Grape and Wine Research, 26(1), 29-40.
  • Cola, G., Mariani, L., Salinari, F., Civardi, S., Bernizzoni, F., Gatti, M., & Poni, S. (2014). Description and testing of a weather-based model for predicting phenology, canopy development and source–sink balance in Vitis vinifera L. cv. Barbera. Agricultural and Forest Meteorology, 184, 117-136.
  • Cola, G., Mariani, L., Toscano, S., Romano, D., & Ferrante, A. (2020). Comparison of greenhouse energy requirements for Rose cultivation in Europe and North Africa. Agronomy, 10(3), 422.
  • Dinu, D. G., Ricciardi, V., Demarco, C., Zingarofalo, G., De Lorenzis, G., Buccolieri, R., … & Rustioni, L. (2021). Climate Change Impacts on Plant Phenology: Grapevine (Vitis vinifera) Bud Break in Wintertime in Southern Italy. Foods, 10(11), 2769.
  • Mariani, L., Cola, G., Maghradze, D., Failla, O., & Zavatti, F. (2018). Influence of climate cycles on grapevine domestication and ancient migrations in Eurasia. Science of the Total Environment, 635, 1240-1254.

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