La tettonica delle placche cela un enorme ecosistema microbico

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L’inaspettato ecosistema microbico

Un enorme ecosistema microbico, celato tra la crosta continentale e il mantello terrestre, non aspetta altro che essere studiato.

È incredibile pensare che la vita microbica sia tanto inaspettata quanto ubiquitaria, ma il nuovo studio pubblicato su Nature Geoscience ci racconta, ancora una volta, quanto sia semplice stupirsi quando si parla di microrganismi.

Lo studio sull’ecosistema microbico profondamente nascosto

La straordinaria scoperta, oggetto dello studio, è stata condotta in Costa Rica ( Fig. 1) ed effettuata da un team internazionale di scienziati condotto dal professor Donato Giovannelli, ricercatore dell’Università di Napoli Federico II e la professoressa Karen Lloyd, microbiologa presso l’Università del Tennessee, Knoxville.

Vulcano Poas in Costa Rica, luogo di studio dei ricercatori che hanno scoperto l'ampio ecosistema microbico
Figura 1 – Vulcano Poas in Costa Rica, luogo di studio dei ricercatori che hanno scoperto l’ampio ecosistema microbico
Fonte immagine: wikipedia.it

L’analisi condotta dai ricercatori si incanala perfettamente nello studio più ampio dei microrganismi presenti negli ambienti estremi. Infatti, l’attivo movimento terrestre da origine a impetuosi scontri tra le placche oceaniche che conducono al fenomeno della subduzione, il processo che consiste nello sprofondamento di una zolla litosferica al di sotto di una immediatamente adiacente mettendo in comunicazione la superficie terrestre con il mantello. Tale processo è alla base del riciclo degli elementi chimici come il carbonio che vengono smossi tra la superficie terrestre e l’interno del pianeta.

È proprio qui, tra le elevate temperature e pressioni, che si cela un’enorme diversità di specie microbiche che sopravvivono e si nutrono del carbonio sequestrato proveniente dalla subduzione.

L’influenza sui cicli biogeochimici

Tale analisi non soltanto stabilisce un punto di inizio per lo studio di un nuovo ecosistema microbico ma modifica anche la nostra consapevolezza sui principali cicli biogeochimici che influenzano la vita sul pianeta Terra.

Infatti, secondo quanto spiegato dai ricercatori, i microbi potrebbero sequestrare dal 2% al 22% del carbonio che in precedenza si pensava giungesse al mantello profondo. Tutto ciò, teoricamente, andrebbe a influenzare la stabilità delle temperature terrestri a lungo termine.

Infatti, il ciclo del carbonio (Fig. 2) è uno dei principali cicli biogeochimici di interscambio tra gli organismi viventi e l’ambiente che li circonda; attraverso di esso il carbonio viene scambiato tra la geosfera, l’idrosfera, la biosfera e l’atmosfera terrestre.

ciclo biogeochimico del carbonio
Figura 2 – ciclo biogeochimico del carbonio
Fonte immagine: wikipedia.it

I microrganismi possono sequestrare carbonio?

Già nel 2019, uno studio condotto da un team internazionale tra cui il professori Peter Barry e lo stesso Donato Giovannelli, insieme con i professori Elena Manini, Francesco Smedile e Francesco Regoli, ha dimostrato che i microrganismi presenti nel sottosuolo sono responsabili del sequestro di ingenti quantità di CO2 proveniente dal riciclo della crosta terrestre in zone di subduzione.

L’evoluzione del nostro pianeta

Conoscere la quantità di CO2 e di volatili che viene riciclata in superficie rispetto a quello che viene sequestrato nel mantello terrestre è di fondamentale importanza per capire il ciclo del carbonio globale e comprendere in che modo i microrganismi abbiano influenzato la geologia durante l’evoluzione del nostro pianeta.

Dunque, lo studio condotto è la perfetta rappresentazione di un approccio interdisciplinare. Geologia, salute umana e dell’ecosistema sono intimamente connesse molto spesso dal fil rouge della microbiologia.

Si ringrazia la dott.ssa Elena Panariello per l’articolo “La tettonica delle placche cela un enorme ecosistema microbico“.

Fonti

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