Ticchiolatura del melo

Caratteristiche generali

La ticchiolatura (in inglese Apple scab) è una delle principali malattie del melo diffusa nelle zone temperate e umide vocate alla coltivazione di mele. Il suo nome deriva dai sintomi da essa causati su foglie e frutti, che si presentano come macchie scure sull’epidermide. Si tratta di una fitopatia crittogamica causata dal fungo Venturia inaequalis, la quale si manifesta in modo più o meno virulento a seconda dell’andamento climatico e della cultivar coltivata. La ticchiolatura del melo (Figura 1), se non controllata, può compromettere la produzione a causa della elevata suscettibilità da parte dei frutti anche nelle prime fasi fenologiche. I danni diretti da essa provocati consistono in perdite di prodotto per cascola e nel deprezzamento delle mele nelle fasi avanzate e in post raccolta, mentre i danni indiretti sono legati alla perdita di foglie, con conseguente riduzione della capacità fotosintetica della pianta e limitata formazione di boccioli fiorali.

Sintomi della ticchiolatura del melo
Figura 1 – Ticchiolatura del melo. [Fonte: Gerald Holmes, Strawberry Center, Cal Poly San Luis Obispo, Bugwood.org]

Agente patogeno

L’agente eziologico della ticchiolatura del melo è il fungo ascomicota Venturia inaequalis, che appartiene alla famiglia delle Venturiaceae. Questo fitopatogeno presenta due forme di riproduzione che si alternano durante lo sviluppo vegetativo del melo: nella forma sessuata vengono prodotti aschi con ascospore, mentre durante la riproduzione asessuata il fungo prende il nome di Spilacaea pomi (o Fusicladium dendriticum) e produce conidi.

Venturia inaequalis attacca principalmente il genere Malus spp., ma non tutti i genotipi sono suscettibili. Oltre che su melo, questo micete può causare fitopatie minori anche su altre piante da frutto come il nespolo (Mespilus germanica) o piante ornamentali come quelli appartenenti al genere Pyracantha. La ticchiolatura del pero è invece causata da Venturia pirina, anch’esso appartenente al genere Venturia.

Sviluppo della fitopatia

La ticchiolatura del melo può manifestarsi in modo più o meno grave in relazione a sensibilità varietale, condizioni climatiche e quantità di ascospore presenti sui residui colturali. Le infezioni primarie prendono il via dalle foglie infette della stagione precedente situate sul terreno, luogo in cui il fungo sopravvive durante l’inverno comportandosi da saprofita.

In primavera piogge consistenti e adeguate temperature permettono la riproduzione sessuata del fungo con produzione e diffusione di ascospore sugli organi della pianta. Entrato in contatto con l’ospite, il micete penetra nei tessuti vegetali tramite la cuticola. Segue un periodo di incubazione che può durare dai 5 ai 20 giorni a seconda delle temperature, al termine del quale si osservano sugli organi infetti i sintomi della fitopatia e le fruttificazioni conidiche sviluppate a seguito della riproduzione asessuata. Queste ultime danno origine alle infezioni secondarie, che possono susseguirsi fino in autunno; in primavera il ciclo infettivo riparte nuovamente (Figura 2).

Ciclo di sviluppo della ticchiolatura del melo
Figura 2 – Ciclo di sviluppo della ticchiolatura del melo. [Fonte: Cecilia Panzetti]

Condizioni ambientali

L’agente della ticchiolatura si sviluppa in territori che presentano clima temperato e umido soprattutto nel periodo primaverile. Gli anni con andamenti climatici piovosi mostrano infezioni più insistenti, questo perché la pioggia favorisce sia la germinazione del fungo che la sua crescita. Inoltre, le gocce di pioggia e il vento permettono la diffusione delle ascospore sulla pianta ospite. Un altro fattore che influenza lo sviluppo del fungo è la temperatura: quando si registrano andamenti termici compresi tra gli 8 e i 12°C le condizioni sono ottimali per la produzione di aschi, mentre tra i 16 e i 18°C avviene la maturazione delle ascospore. Con l’avanzamento della stagione, la temperatura rappresenta il fattore chiave per la determinazione del tempo di incubazione nonché della velocità e del numero di infezioni.

Sintomatologia

I sintomi della fitopatia si osservano principalmente su foglie e frutti, ma possono apparire anche sui fiori e sui rami non lignificati. Sulla pagina superiore delle foglie appaiono inizialmente macchie chiare che evolvono in macchie olivastre dalla forma tondeggiante (Figura 3). Con elevata umidità esse diventano vellutate a causa della formazione di conidi, corpi fruttiferi fungini. Le macchie con il tempo si espandono sull’intera lamina fogliare, diventano necrotiche e portano alla caduta prematura della foglia.

Anche i frutti (Figura 4) presentano macchie brune, le quali si accrescono con il tempo e sono visibili in tutti gli stadi di sviluppo, incluso il post raccolta. Se i sintomi sono precoci, i frutticini possono essere soggetti a cascola e a significative malformazioni; sui frutti maturi, invece, i sintomi sono minori, limitati a suberificazioni dell’epidermide e possibili rotture del frutto. La produzione di tessuto suberoso avviene in risposta all’infezione e ha lo scopo di evitare un’ulteriore crescita del fungo. Nelle cultivar più resistenti, tale risposta difensiva avviene in tempi più rapidi, pertanto le lesioni sono più contenute. Su fiori e rami giovani possono apparire saltuariamente macchie brune, sintomo della presenza del fitopatogeno.

Sintomo di ticchiolatura del melo su foglia di melo
Figura 3 – Sintomo di ticchiolatura su foglia. [Fonte: Joseph OBrien, USDA Forest Service, Bugwood.org]
Sintomo di ticchiolatura del melo su mela
Figura 4 – Sintomo di ticchiolatura su mela. [Fonte: Beatrice Lecchi, Silvia Toffolatti, DiSAA, Università degli studi di Milano]

Prevenzione controllo e metodi di lotta

Le condizioni climatiche del nostro paese sono ideali per lo sviluppo della ticchiolatura, rendendo pertanto necessarie costanti operazioni di controllo da parte degli agricoltori. I metodi di prevenzione e lotta della ticchiolatura del melo comportano:

  • Utilizzo di cultivar resistenti come ad esempio Prima, Topaz, Ladina, Priscilla, Florina. Risultano invece suscettibili molte cultivar come Red Delicious, Gala Red, Granny Smith. Anche la conosciutissima mela Golden Delicious, un tempo considerata resistente alla ticchiolatura, risulta oggi una delle più suscettibili;
  • Interventi di potatura per garantire una corretta circolazione dell’aria e una buona illuminazione della chioma;
  • Sminuzzamento o rimozione delle foglie cadute in autunno per diminuire il potenziale di inoculo;
  • Utilizzo di modelli previsionali come strumenti di supporto decisionale. Essi simulano la maturazione delle ascospore permettendo di decidere quando utilizzare i prodotti fungicidi;
  • Trattamenti fitosanitari svolti considerando sia la fase fenologica della pianta che la presenza dei sintomi. In agricoltura biologica si utilizzano prodotti rameici efficaci anche per il contenimento di Erwinia amylovora, agente del colpo di fuoco batterico.

Curiosità

L’origine della ticchiolatura del melo non è del tutto nota. La prima descrizione di tale fitopatia si rinviene in alcuni documenti svedesi del 1819; tuttavia, già nel 1600 si può scovare un indizio rivelatore della presenza della ticchiolatura in un’opera di Caravaggio. Nel suo dipinto “La cena di Emmaus” (Figura 5), infatti, si può osservare una cesta di frutta collocata sulla tavola imbandita che fa da contesto all’opera. Le mele all’interno della cesta presentano delle imperfezioni date da aree circolari scure attribuibili alla malattia fungina della ticchiolatura. Oltre a Caravaggio, nello stesso periodo, anche altri pittori di nature morte hanno rappresentato imperfezioni proprie della ticchiolatura, ad esempio le mele dipinte da C. Munari in “Natura Morta con violino, libro e frutta”.

Cena di Emmaus (Caravaggio 1601-1602). A destra la cesta di frutta nel dettaglio.
Figura 5 – Cena di Emmaus (Caravaggio 1601-1602). A destra un dettaglio dell’opera. [Fonte: Wikipedia]

Fonti

Fonti delle immagini

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