Colpo di fuoco batterico

Caratteristiche e breve storia del colpo di fuoco batterico

Descritta per la prima volta alla fine del ‘700 lungo la costa atlantica degli Stati Uniti d’America, il colpo di fuoco batterico è una di quelle fitopatie che ancora oggi preoccupa più di altre i produttori di mele e pere. Proprio in quegli anni in America il batterio che la causa, Erwinia amylovora, potrebbe essere passato dalle piante spontanee (come il biancospino e il sorbo) a quelle allevate nei frutteti delle nuove Colonie, per poi diffondersi fino alla costa del Pacifico.

Le prime diagnosi di “fire blight” in Europa risalgono al 1957 nei pereti del Kent (Inghilterra), e pochi anni più tardi su melo nei territori oltre Manica. I primi focolai in territorio italiano sono stati rilevati nel 1990 in Puglia su pero, con qualche segnalazione in Calabria e Sicilia. Dal 1994, la regione che ha mostrato rapida espansione è l’Emilia Romagna. In seguito, le segnalazioni hanno riguardato anche Lombardia, Veneto, Piemonte e Trentino Alto Adige.

Ciò che caratterizza questa fitopatia è l’azione aggressiva di Erwinia amylovora, in grado di disseccare in poco tempo una pianta, proprio come farebbe un incendio. Da qui deriva il nome colpo di fuoco batterico.

Erwinia amylovora

Erwinia amylovora è un Gammaproteobatterio della famiglia delle Erwiniaceae. Si tratta di un batterio Gram negativo, caratterizzato da cellule a bastoncino mobili, in quanto dotati di flagelli peritrichi. La temperatura ottimale di crescita è compresa tra 16 e 30°C. Causa una delle più gravi fitopatie infettive che colpisce le piante appartenenti alla famiglia delle Rosaceae. Attualmente è diffuso nell’America del nord, in Europa, e in alcuni Paesi dell’Africa settentrionale, dell’Asia occidentale e in Nuova Zelanda. Gli ultimi aggiornamenti del 2021 indicano che in Corea si sta affrontando la fase di eradicazione. Data la sua pericolosità, EPPO (European and Mediterranean Plant Protection Organization) ha inserito questo batterio nella lista A2 dei patogeni da quarantena (organismi nocivi presenti localmente nelle regioni EPPO).

Sviluppo del colpo di fuoco batterico

Il patogeno può sopravvivere tra le perule e nei pressi degli apici vegetativi, posizione strategica da cui andranno ad infettare i nuovi germogli. Ma la principale fonte di inoculo per le nuove infezioni da Erwinia amylovora sono i cancri, provocati dal batterio stesso. Al momento della ripresa vegetativa, i batteri riprendono la loro attività diffondendosi nei tessuti sani. Questa ripresa porta all’aumento del numero di cellule batteriche e, conseguentemente, all’evasione del patogeno verso nuovi ospiti. Questa avviene per mezzo di un essudato mucillaginoso che è possibile trovare in gocce, per esempio sui frutti. La colorazione di questo composto varia a seconda del ceppo batterico e della specie ospite.

Esistono diverse vie di diffusione di Erwinia amylovora: gli insetti pronubi, la pioggia, il vento e gli attrezzi utilizzati per la potatura in caso di contaminazione.

Nel caso degli insetti, i pronubi giocano un ruolo fondamentale della diffusione di Erwinia amylovora. Questi, infatti, entrano in contatto con il batterio durante l’impollinazione, e lo trasportano su altri fiori ove i patogeni entrano facilmente per attraverso i nettarii. Inoltre, gli essudati batterici hanno un contenuto zuccherino che attira l’insetto. Il batterio può sopravvivere sul corpo dell’insetto e nel tratto intestinale per circa 48 ore. Rimane vitale per alcune settimane se inglobato in miele, nettare o cera; in questo modo, specie in caso di apicoltura nomade, Erwinia amylovora può essere trasportato attraverso le arnie in luoghi esenti da colpo di fuoco batterico.

Un altro elemento fondamentale, l’acqua, scioglie gli essudati presenti sulla pianta e li trasporta lungo le branche e sui germogli. In generale, ferite, lenticelle, stomi e nettarii costituiscono possibili vie d’ingresso. Inoltre, l’acqua scioglie le mucillagini e stacca le cellule batteriche in piccolissime goccioline che possono essere facilmente trasportate dal vento.

Infezione primaria

Generalmente, il fiore è la sede dell’infezione primaria. Qui, i batteri si moltiplicano, favoriti anche dall’acqua delle piogge che contribuisce alla diluizione del contenuto zuccherino del nettare. La scalarità della fioritura nelle diverse cultivar allunga il periodo in cui si verificano le infezioni primarie e, di conseguenza, il periodo di diffusione del patogeno. A seconda della cultivar attaccata, la colonizzazione inizia su parti differenti del fiore. Per esempio, su melo il batterio inizia da stigmi e antere. Su pero, invece, comincia da pistilli e nettarii. Attraverso il peduncolo, il batterio raggiunge gli organi legnosi e si propaga, crescendo nello strato corticale. Raggiunge germogli, branche e fusto, provocando la formazione di cancri e, mentre l’intera circonferenza viene colonizzata, la porzione distale dissecca.

L’inoculo prodotto in fase di evasione viene di nuovo distribuito dall’acqua, dando al batterio la possibilità di sfruttare i tessuti di continuità dei tegumenti e le ferite per penetrare nei tessuti.

Infezione secondaria

Il batterio colonizza gli spazi intercellulari e provocano la rottura delle pareti dei vasi xilematici. In questo modo, Erwinia amylovora riesce ad arrivare alle cellule del parenchima, dove provoca l’indebolimento delle pareti e la formazione di cavità lisigene. Queste si riempiono di prodotti di lisi (polisaccaridi) e cellule batteriche. Così si forma una massa igroscopica, che richiama acqua e aumenta in volume, esercitando così una pressione tale da provocare la rottura dei tessuti. In questo modo, il batterio fuoriesce sottoforma di goccioline mucillaginose.

Foto 1: Ciclo vitale di Erwinia amylovora [photo: Dottoressa Cecilia Panzetti].
Foto 1: Ciclo vitale di Erwinia amylovora [photo: Dottoressa Cecilia Panzetti].

Sintomi da colpo di fuoco batterico

Fiori e foglie

Alla ripresa vegetativa, i fiori sono i primi a manifestare i sintomi delle infezioni. Sui ricettacoli si possono notare macchie idropiche (con raccolta di liquido trasudatizio nel tessuto), che diventano aree annerite che in poco tempo possono interessare anche i peduncoli. I fiori colpiti disseccano e spesso rimangono attaccati ai rami. A partire da un fiore, l’infezione può interessare l’intero corimbo, causando così la morte di altri fiori.

Le foglie possono essere soggette ad infezione diretta o indiretta. L’infezione diretta si può manifestare in prossimità di lesioni; l’area si presenta umida e con annerimenti che dalla zona lesionata si protraggono verso il centro della foglia, seguendo la nervatura e assumendo una conformazione a cuneo fino alla nervatura centrale. Da qui prosegue sino al picciolo. Queste aree colpite possono presentarsi coperte di essudato batterico. Queste foglie possono rimanere attaccate ai rami. In caso di infezione indiretta, invece, a partire dal germoglio l’infezione risale attraverso il picciolo e, seguendo la nervatura mediana, Erwinia amylovora provoca aree nerastre ricche di essudati batterici. In questo caso, le lamine anneriscono e disseccano a partire dai margini.

Foto 2: Sintomi da colpo di fuoco batterico su boccioli e foglie [photo: www.flickr.com].
Foto 2: Sintomi da colpo di fuoco batterico su boccioli e foglie [photo: www.flickr.com].

Frutti

I frutti manifestano i sintomi del colpo di fuoco batterico dall’allegagione fino all’invaiatura. Le infezioni possono derivare da infezioni a livello del peduncolo, con conseguente formazione di macchie idropiche che si allargano per raggiungere la cavità calicina del frutto. Da questo deriva un progressivo imbrunimento, mancata crescita e, in ultimo, il disseccamento del frutto. Come i fiori e le foglie, anche i frutti infetti possono rimanere attaccati ai rami.

Nel caso in cui l’infezione del frutto parta da lenticelle o da ferite, i tessuti colpiti mostrano aree idropiche che poi necrotizzano, con formazione di un alone intorno all’area necrotica, di colorazione rossa sulle mele e con conformazione idropica sulle pere.

All’interno del frutto è possibile trovare aree imbrunite. Nel caso in cui l’infezione raggiunga le cavità seminali, queste si presenteranno colme di materiale mucoso prodotto dal batterio, sostanza che si può trovare anche sulla superficie del frutto.

Foto 3: Sintomi da colpo di fuoco batterico su frutto [photo: www.flickr.com].
Foto 3: Sintomi da colpo di fuoco batterico su frutto [photo: www.flickr.com].

Germogli e organi legnosi

L’attacco dei germogli consente ad Erwinia amylovora di raggiungere facilmente gli organi legnosi della pianta. I germogli imbruniscono velocemente ed assumono una forma ad uncino. Sugli organi legnosi, il batterio provoca la formazione di cancri di forma ellittica, di colorazione scura rispetto alla corteccia sana, con superficie liscia e depressa. Il tessuto legnoso imbrunisce anche oltre margini del cancro. Quando un cancro interessa l’intera circonferenza di una branca o fusto, la porzione distale dell’organo colpito avvizzisce.

Piante ospiti di Erwinia amylovora

Si contano circa 150 specie di piante ospiti di Erwinia amylorora, appartenenti a 37 generi. Le piante di interesse ortofrutticolo maggiormente soggette a colpo di fuoco batterico appartengono ai generi Pyrus (pero), Malus (melo), Mespilus (nespolo) e Cydonia (cotogno). Tra i generi di piante ornamentali suscettibili a questa fitopatia troviamo Crataegus, Cotoneaster, Chaenomeles, Pyracantha, Sorbus.

Prevenzione, controllo e lotta

Prevenzione e controllo

Alla base della lotta al colpo di fuoco batterico c’è sicuramente la prevenzione. Diversi sono gli accorgimenti che possiamo adottare, tra i quali:

  • Impiego di materiale di propagazione sano;
  • Controlli/monitoraggi periodici;
  • Asportare il materiale infetto, che dovrà poi essere bruciato;
  • Disinfettare gli attrezzi di potatura prima dell’utilizzo su una nuova pianta;
  • Non eccedere con le concimazioni azotate;
  • Evitare l’irrigazione sovrachioma;
  • Eliminare le fioriture secondarie;
  • Segnalare tempestivamente agli Enti Fitosanitari la presenza di sintomi sospetti.

Proprio per la pericolosità del patogeno, già dal 1976 una direttiva emanata dalla Comunità Europea indicava che il materiale vegetale di specie suscettibili a Erwinia amylovora poteva essere commercializzato solo se accompagnato da un documento che ne attestava la provenienza da luoghi indenni dal colpo di fuoco batterico, un vero e proprio passaporto per le piante. Alcune aree italiane sono riconosciute come Zone Protette, perciò i vivaisti presenti in queste zone possono fornire ulteriori garanzie sul materiale vegetale apponendo la sigla ZP al documento.

Decreto lotta obbligatoria

In Italia è in vigore un Decreto di lotta obbligatoria nei confronti di Erwinia amylovora, il DM 13 agosto 2020Criteri per il mantenimento di aree indenni per l’organismo nocivo Erwinia amylovora (Burrill) Winslow et al. agente del colpo di fuoco batterico delle pomacee nel territorio della Repubblica italiana”.

Nel Decreto, tra i punti più importanti, si prevede che i Servizi Fitosanitari eseguano indagini annuali nelle Zone Protette, Zone Cuscinetto e Zone di sicurezza per accertare la presenza del batterio sulle specie ospiti coltivate e spontanee, in particolare nei vivai, nei giardini pubblici e privati e nei frutteti. In caso di presenza del batterio, l’Ente dichiarerà la zona infetta e provvederà a far estirpare e distruggere le piante infette. Attorno alla Zona Focolaio verrà istituita la Zona di sicurezza, una fascia di raggio di almeno 500 m, le cui piante saranno soggette ad attento monitoraggio. In queste aree e nella Zona Cuscinetto sono vietati il commercio e la movimentazione durante la stagione vegetativa al fine di ridurre il rischio di diffusione a tutela delle zone indenni.

Lotta chimica

La lotta chimica non può avvalersi di agrofarmaci in grado di proteggere completamente l’ospite. Generalmente si adottano prodotti rameici, che devitalizzano le cellule batteriche durante la fase epifita, e rallentano la crescita dei germogli favorendone la lignificazione. Si consigliano questi trattamenti in pre-fioritura, al fine di diminuire il potenziale di inoculo derivante dagli essudati presenti sui cancri. Attraverso opportune sperimentazioni e calibrazioni, è possibile adottare modelli matematici previsionali che aiutino a pianificare le tempistiche dei trattamenti. Nel corso della stagione vegetativa, in caso di forti temporali o grandine è bene eseguire trattamenti entro 24 ore con prodotti a base di rame. Ulteriori trattamenti possono essere previsti nel periodo autunnale al fine di proteggere le ferite che si creano in seguito al distacco delle foglie. È importante ricordare che il rame trova limitazioni in merito a problemi di fitotossicità che possono manifestarsi.

Fonti

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