Grassi: sono davvero i nemici della salute?

I grassi, o lipidi, rappresentano uno dei tre macronutrienti fondamentali della nutrizione umana, insieme a carboidrati e proteine. Nonostante ciò, per molti anni sono stati oggetto di una forte demonizzazione, soprattutto nel contesto della prevenzione cardiovascolare e del controllo del peso corporeo. Questa visione riduttiva ha spesso portato a messaggi fuorvianti, secondo cui i grassi sarebbero da limitare drasticamente o addirittura eliminare dalla dieta.

Le evidenze scientifiche più recenti, mostrano invece un quadro molto più articolato: non tutti i grassi sono uguali e il loro impatto sulla salute dipende dalla qualità, dalla quantità, dal contesto alimentare e dalle caratteristiche individuali.

demoni e necessari
Immagine in evidenza – Grassi: demoni e necessari [Fonti: immagine generata con Gemini]

Ruolo metabolico e strutturale dei grassi nella dieta

Struttura chimica dei grassi e principali classi di lipidi

Dal punto di vista chimico, i grassi sono una parte dei lipidi alimentari. In nutrizione, è utile distinguere le principali classi di lipidi e i tipi di acidi grassi che li compongono, perché sono gli acidi grassi a determinare gran parte degli effetti metabolici e cardiovascolari. Le principali classi di lipidi possono essere così suddivise:

  • Trigliceridi (triacilgliceroli): la quota di gran lunga più abbondante nei cibi e nel tessuto adiposo. Essi sono formati da glicerolo + tre acidi grassi.
  • Fosfolipidi: componenti strutturali delle membrane cellulari (es. lecitine), che partecipano anche a trasporto e segnalazione.
  • Steroli: soprattutto colesterolo e fitosteroli: in particolare, il colesterolo è componente di membrane e precursore di ormoni e acidi biliari.
  • Altri lipidi bioattivi (quota minore ma rilevante): derivati degli acidi grassi coinvolti in processi infiammatori e di regolazione (es. eicosanoidi)

Gli acidi grassi rappresentano quindi l’elemento chiave per comprendere le differenze nutrizionali e fisiologiche tra i vari tipi di grassi. Essi si distinguono in base alla loro struttura chimica, in particolare al grado di saturazione della catena carboniosa, ovvero alla presenza o assenza di doppi legami lungo la catena carboniosa. Sulla base di questa caratteristica si classificano in:

  • grassi saturi: caratterizzati dall’assenza di doppi legami, in quanto la catena risulta essere “satura” di idrogeni. Essi spesso si presentano solidi a temperatura ambiente.
  • grassi insaturi: presentano uno o più doppi legami e possono essere distinti in monoinsaturi (MUFA) che presenta un doppio legame (es. acido oleico); e polinsaturi (PUFA) caratterizzati da ≥2 doppi legami. Questi ultimi possono essere ulteriormente suddivisi in:
    • Omega-6 (n-6), il cui precursore principale è l’acido linoleico (LA) che può dare origine a metaboliti a lunga catena (come acido arachidonico, AA).
    • Omega-3 (n-3), precursore principale è l’acido alfa-linolenico (ALA), in grado di dare origine a EPA (acido eicosapentaenoico) e il DHA (acido docosaesaenoico).

Questa differenza strutturale si traduce in proprietà biologiche e metaboliche profondamente diverse, ma cosa più nota, è la distinzione tra i diversi tipi di grassi in relazione alla salute cardiovascolare.

Grassi nella nutrizione umana: tra funzioni e salute

Dopo aver descritto la struttura chimica e le principali classificazioni dei lipidi, è ora necessario analizzare il loro ruolo nella dieta umana, distinguendo tra le diverse tipologie di grassi e comprendendone le implicazioni fisiologiche e cliniche. Dal punto di vista nutrizionale, i lipidi svolgono numerose funzioni essenziali. Forniscono 9 kcal (pari a circa 37 kJ) per grammo, rappresentando la fonte energetica più concentrata dell’alimentazione e la principale forma di riserva energetica dell’organismo. Tuttavia, ridurre il loro ruolo al solo apporto calorico sarebbe limitante.

I grassi sono componenti strutturali fondamentali delle membrane cellulari, contribuendo alla loro fluidità e funzionalità; partecipano alla sintesi degli ormoni steroidei e di numerosi mediatori lipidici coinvolti nei processi infiammatori e immunitari; sono indispensabili per l’assorbimento e il trasporto delle vitamine liposolubili (A, D, E e K).

Inoltre, la qualità dei grassi introdotti con la dieta influenza in modo significativo il profilo metabolico e il rischio cardiometabolico. Le diverse classi di acidi grassi (saturi ed insaturi) esercitano effetti biologici differenti, rendendo centrale non solo la quantità totale di lipidi assunti, ma anche la loro distribuzione qualitativa.

Una dieta eccessivamente povera di grassi può compromettere funzioni fisiologiche fondamentali; allo stesso tempo, un apporto squilibrato in termini qualitativi può contribuire allo sviluppo di alterazioni metaboliche. Pertanto, nella nutrizione umana moderna, l’obiettivo non è la semplice riduzione dei lipidi, ma il loro corretto bilanciamento all’interno di un modello alimentare complessivamente equilibrato.

Figura 1 – Fonti alimentari di grassi [Fonti: https://www.imbio.it]

Grassi saturi: oltre la valutazione isolata

I grassi saturi, principalmente presenti in alimenti di origine animale, oli vegetali e in prodotti industriali, se consumati in eccesso e nel contesto di diete squilibrate, sono stati associati a un aumento del colesterolo LDL e del rischio cardiovascolare.

Tuttavia, le evidenze più recenti hanno mostrato che l’effetto dei grassi saturi non può essere valutato isolatamente, ma dipende dal pattern alimentare complessivo e da quali nutrienti li sostituiscono nella dieta.

MUFA: equilibrio e protezione metabolica

I MUFA rappresentano una classe di acidi grassi ampiamente presenti in alimenti di origine vegetale, in particolare nell’olio extravergine di oliva. Numerose evidenze li associano ad effetti favorevoli sul profilo lipidico, in particolare alla riduzione del colesterolo LDL (cosiddetto colesterolo “cattivo”) e al mantenimento o miglioramento del colesterolo HDL (colesterolo noto come “buono”), nonché a un ridotto rischio cardiovascolare quando utilizzati in sostituzione dei grassi saturi o dei grassi trans industriali.

PUFA: grassi essenziali e regolazione dell’infiammazione

I PUFA includono diverse famiglie di grassi essenziali per il nostro organismo, in particolare gli omega-3 e gli omega-6, che devono essere introdotti con l’alimentazione poichè il corpo non è in grado di sintetizzarli autonomamente.

Tra gli omega-3, acidi come l’EPA e il DHA, abbondanti nei pesci grassi, sono stati associati ad effetti antinfiammatori, ad una riduzione dei livelli di trigliceridi e a potenziali benefici per la salute cardiovascolare e il funzionamento cerebrale.
Gli omega-6, presenti in oli vegetali, semi e frutta secca, svolgono anch’essi ruoli fisiologici importanti, partecipando alla regolazione delle membrane cellulari e alla sintesi di mediatori lipidici. Evidenze più recenti indicano che un adeguato apporto di acido linoleico può essere associato a benefici cardiometabolici.

Tuttavia, l’effetto biologico complessivo dei PUFA non dipende esclusivamente dall’introito assoluto delle singole classi, ma anche dal loro equilibrio relativo. Sebbene non sia stato ancora definito un rapporto omega-6/omega-3 “ideale” universalmente accettato, la letteratura scientifica e diverse linee guida internazionali concordano sull’importanza di evitare uno sbilanciamento marcato a favore degli omega-6 (tipico delle diete occidentali), in cui il rapporto può superare 15–20:1. Numerosi autori suggeriscono che un intervallo compreso tra 4:1 e 8:1 sia più coerente con un profilo infiammatorio e cardiometabolico favorevole. Pertanto, oltre alla quantità totale di PUFA assunti, risulta cruciale promuovere un rapporto omega-6/omega-3 adeguato attraverso un incremento delle fonti di omega-3 (pesce azzurro, semi di lino, noci) e una gestione qualitativa degli oli vegetali utilizzati.

Grassi trans: una distinzione necessaria

Un capitolo a parte riguarda i grassi trans, una classe eterogenea di acidi grassi insaturi caratterizzati dalla presenza di uno o più doppi legami in configurazione trans.

Essi possono essere distinti in:

  • grassi trans di origine industriale, derivanti principalmente da processi di idrogenazione parziale degli oli vegetali e largamente presenti in alimenti industriali ultra-processati (come margarine, prodotti da forno confezionati, snack salati e cibi da fast-food);
  • grassi trans di origine naturale, presenti in piccole quantità in alcuni alimenti di origine animale.

Le evidenze scientifiche sono concordi nell’attribuire ai grassi trans industriali un aumento significativo del rischio cardiovascolare, motivo per cui le principali raccomandazioni nutrizionali ne suggeriscono una drastica riduzione. Tuttavia, dati più recenti indicano che i grassi trans naturali potrebbero avere effetti biologici differenti, rendendo necessaria una distinzione più chiara tra le diverse tipologie e un approfondimento delle loro specifiche implicazioni per la salute.

Equilibrio dei grassi nella dieta: indicazioni delle linee guida

Le principali linee guida internazionali concordano sull’importanza di un apporto lipidico equilibrato sia in termini quantitativi sia qualitativi.

I LARN (Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana) raccomandano, per l’adulto sano, un apporto totale di grassi pari al 20–35% dell’energia totale giornaliera, con dei punti chiave:

  • acidi grassi saturi <10% dell’energia;
  • PUFA totali 5–10% dell’energia;
  • omega-3 ≥0,5% dell’energia, con un apporto di EPA+DHA di almeno 250 mg/die;
  • adeguata quota di monoinsaturi (principalmente da olio extravergine d’oliva).

Indicazioni analoghe sono riportate dall’ EFSA (European Food Safety Authority) e dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità).

grassi nella dieta
Figura 2 – Equilibrio dei vari tipi di grassi per la salute [Fonte: immagine creata dall’autrice con chatGPT 4-o]

Il paradosso francese e il ruolo del contesto

La necessità di distinguere tra “grassi” e “grassi” è ben illustrata dal cosiddetto “paradosso francese”: questo termine è stato coniato per descrivere l’osservazione epidemiologica secondo cui la popolazione francese, pur consumando una dieta relativamente ricca di grassi saturi, presenta una minore incidenza di malattie cardiovascolari rispetto ad altri Paesi occidentali. Le spiegazioni proposte includono il ruolo protettivo di un modello alimentare complessivo equilibrato, la qualità delle fonti lipidiche, lo stile di vita e il contesto culturale del pasto. Questo paradosso ha contribuito a spostare l’attenzione dalla quantità totale di grassi alla qualità dei grassi e al contesto dietetico.

Oltre la demonizzazione

In nutrizione, quindi, l’obiettivo non è eliminare i grassi, ma sceglierli consapevolmente e inserirli in un’alimentazione varia ed equilibrata. Le raccomandazioni moderne sottolineano l’importanza di privilegiare fonti di grassi insaturi, limitare l’eccesso di grassi saturi e ridurre drasticamente i grassi trans, senza perdere di vista il bilancio energetico complessivo.

In conclusione, i grassi sono un componente indispensabile della nutrizione umana e svolgono funzioni essenziali per la salute. Superare una visione semplicistica e demonizzante significa riconoscere che non esistono “grassi buoni” o “grassi cattivi” in senso assoluto, ma scelte alimentari più o meno appropriate in relazione al contesto, alla quantità e alla qualità delle fonti lipidiche.

FONTI

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  • https://sinu.it

CREDITI IMMAGINI

  • IMMAGINE IN EVIDENZA: immagine creata dall’autrice con Gemini
  • FIGURA 1: https://www.imbio.it
  • FIGURA 2: immagine creata dall’autrice con ChatGPT 4-o