Gestione dell’influenza: approcci terapeutici e sintomatici

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By Francesco Centorrino

L’influenza stagionale è una patologia virale autolimitante che, nella maggior parte dei casi, non richiede trattamenti curativi diretti contro l’agente patogeno, bensì una strategia di supporto. L’obiettivo terapeutico primario è la gestione della sintomatologia per alleviare il disagio del paziente e prevenire le complicanze, utilizzando una combinazione di riposo, idratazione e farmaci specifici.

Quando il virus dell’influenza colonizza le vie respiratorie, il malessere che ne deriva non è causato esclusivamente dall’azione diretta del patogeno, ma dalla vigorosa risposta del sistema immunitario. La febbre alta, i dolori muscolari, la cefalea e l’infiammazione delle mucose sono i segnali di una battaglia biologica in corso. Poiché gli antibiotici sono totalmente inefficaci contro i virus e gli antivirali specifici sono riservati a casi selezionati ospedalieri, la medicina generale si concentra sulla terapia sintomatica. Questo approccio mira a rendere il decorso della malattia sopportabile, permettendo all’organismo di concentrare le proprie energie sulla guarigione spontanea. Un uso corretto e consapevole dei rimedi disponibili è fondamentale per evitare sovra-medicazioni o effetti avversi.

Il pilastro non farmacologico: riposo e idratazione

Prima di ricorrere a qualsiasi compressa, la terapia dell’influenza si fonda su due cardini biologici: il riposo e l’acqua. Il riposo a letto non è pigrizia, ma una necessità fisiologica. L’attività fisica consuma risorse energetiche che il sistema immunitario deve invece impiegare per produrre anticorpi e cellule killer. Forzare il corpo a lavorare o studiare durante la fase acuta prolunga i tempi di guarigione e aumenta il rischio di complicanze batteriche. L’idratazione è altrettanto determinante. La febbre aumenta la traspirazione e il rischio di disidratazione. Inoltre, un apporto idrico abbondante, attraverso acqua, tè o brodi, aiuta a fluidificare le secrezioni mucose, rendendo più semplice la loro espulsione e riducendo la congestione nasale e bronchiale. L’ambiente in cui soggiorna il malato dovrebbe essere mantenuto umido e regolarmente arieggiato per ridurre la carica virale nell’aria.

Il controllo della febbre e del dolore

La febbre è uno strumento di difesa dell’organismo, poiché molti virus faticano a replicarsi a temperature elevate. Pertanto, non è sempre necessario abbatterla se rimane entro limiti tollerabili. Quando però la febbre supera i 38 o 38,5 gradi e si accompagna a malessere intenso o dolori osteoarticolari, l’uso di antipiretici e antinfiammatori è raccomandato. Tra i farmaci di riferimento per la popolazione adulta vi è l’acido acetilsalicilico, noto commercialmente come Aspirina. Questo farmaco agisce su due fronti: abbassa la temperatura corporea favorendo la dispersione del calore e riduce l’infiammazione sistemica che causa quella tipica sensazione di ossa rotte. È importante ricordare che l’acido acetilsalicilico è indicato esclusivamente per gli adulti. Nei bambini e negli adolescenti sotto i 16 anni affetti da infezioni virali, il suo utilizzo è controindicato per il rischio di insorgenza della sindrome di Reye, una patologia rara ma grave. Per la fascia pediatrica si opta quindi per il paracetamolo o l’ibuprofene.

Gestione dei sintomi respiratori

La tosse e il naso chiuso sono tra i sintomi più fastidiosi. Per la congestione nasale, i lavaggi con soluzioni saline ipertoniche o isotoniche sono molto efficaci per pulire meccanicamente le mucose. Decongestionanti spray vasocostrittori possono offrire sollievo immediato, ma il loro uso deve essere limitato a pochi giorni per evitare l’effetto rimbalzo e l’assuefazione della mucosa. Per quanto riguarda la tosse, è necessario distinguere. Una tosse grassa e produttiva non dovrebbe essere sedata, poiché serve a espellere il catarro; in questo caso si possono usare sciroppi mucolitici o fluidificanti. Se la tosse è secca, stizzosa e impedisce il sonno, si possono utilizzare sedativi della tosse che agiscono sul centro nervoso del riflesso. Rimedi naturali come il miele, sciolto in bevande calde, hanno mostrato in diversi studi un’efficacia lenitiva sulle mucose irritate della gola, agendo come emollienti naturali.

Cosa evitare: l’errore degli antibiotici

Un punto su cui la comunità medica insiste costantemente è l’inutilità degli antibiotici nel trattamento dell’influenza non complicata. L’influenza è causata da un virus, mentre gli antibiotici uccidono i batteri. Assumere antibiotici per un’influenza non accelera la guarigione, non riduce la febbre e, fattore più grave, contribuisce al fenomeno globale dell’antibiotico-resistenza, rendendo questi farmaci inefficaci quando servono davvero. L’uso di antibiotici è riservato esclusivamente ai casi in cui il medico riscontri una sovrainfezione batterica secondaria, come una bronchite batterica, una tonsillite purulenta o una polmonite.

IN SINTESI

La cura dell’influenza stagionale è prevalentemente sintomatica e di supporto. Riposo assoluto e idratazione costante costituiscono la base della terapia. Per alleviare febbre e dolori negli adulti, l’acido acetilsalicilico, presente nell’Aspirina, rappresenta un’opzione efficace e collaudata, mentre per i bambini si devono scegliere molecole diverse. La gestione della tosse e del raffreddore può avvalersi di lavaggi nasali e sciroppi specifici, evitando rigorosamente l’uso improprio di antibiotici che non hanno alcun effetto sui virus influenzali.

FONTI E APPROFONDIMENTI

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