Diagnosi di HIV: ecco quali test abbiamo a disposizione

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Con l’avvicinarsi della giornata mondiale per la lotta all’AIDS, si rende molto importante fare chiarezza su quali sono le possibilità diagnostiche per l’infezione da HIV e quali sono i test da consigliare a tutti coloro i quali credono di essersi esposti al rischio di contagio. Per cominciare, ricordiamo che il virus dell’HIV è il virus dell’immunodeficienza umana che si replica in particolari cellule del nostro organismo (definite CD4+ per la presenza di una specifica molecola denominata, appunto, CD4); tra le cellule CD4+, estremamente importanti sono i LINFOCITI T-HELPER che rivestono un ruolo cruciale nel nostro sistema immunitario poiché sono in grado di potenziare la produzione di anticorpi da parte dei B linfociti e attivano i macrofagi, importanti perché fagocitano e uccidono microrganismi patogeni. Se l’infezione non viene diagnosticata tempestivamente e se non trattata, il virus HIV si replica inesorabilmente nei linfociti T-helper causando una loro progressiva riduzione e, quindi, indebolendo fortemente il sistema immunitario causando infezioni opportunistiche e anche tumori (diagnosi di AIDS). L’HIV si trasmette solo in 3 modi:

– attraverso rapporti sessuali non protetti dal preservativo (trasmissione sessuale)

– attraverso l’uso in comune di siringhe e materiali iniettivi (trasmissione ematica)

– dalla madre ai figli durante la gravidanza, il parto e l’allattamento al seno (trasmissione verticale).

Nonostante se ne parli a sufficienza, il tasso di incidenza di sieropositivi nel nostro paese è molto elevato e la trasmissione per via sessuale resta la modalità più diffusa: sottoporsi ai test di controllo rappresenta un’arma efficace per la prevenzione e dà la possibilità, qualora positivi, di potersi sottoporre a terapie che, ad oggi, hanno reso la qualità della vita di queste persone decisamente migliore rispetto al passato.

Il test di screening per l’infezione da HIV è rappresentato dal test ELISA. L’ELISA è una famosissima metodica di laboratorio che consente di valutare la presenza di anticorpi che il paziente sviluppa contro particolari proteine del virus (riconosciute estranee al nostro organismo). E’ un test estremamente sensibile (la percentuale di falsi negativi è prossima allo zero) ma se ci si sottopone ad un prelievo per effettuare l’ELISA bisogna tener presente che l’organismo non produce immediatamente gli anticorpi (possono volerci diverse settimane a seconda del soggetto): vi è dunque un periodo in cui il test non è in grado di diagnosticare l’infezione (Periodo Finestra). A seguito di un comportamento a rischio, l’indicazione è quella di effettuare il test ad un mese di distanza, periodo sufficiente a riscontrare il contagio nella quasi totalità dei casi. Se l’esito del test è negativo, l’indicazione è quella di ripetere il test a 3 mesi dal comportamento a rischio per ottenere un risultato definitivo.

Per poter effettuare una diagnosi ancor più precoce, esiste il ComboTest che, oltre ad individuare gli anticorpi anti-Hiv, è in grado di rilevare la presenza di una particolare proteina (l’antigene P24) che compare e aumenta significativamente dopo pochi giorni dal contagio.

In alcuni casi, specialmente se il soggetto che teme di aver contratto il virus è anche affetto da patologie “autoimmuni” (ovvero patologie in cui il paziente produce anticorpi contro normali proteine del nostro organismo che possono interferire con l’ELISA) e se si desidera avere una risposta pochi giorni dal presunto contagio, c’è la possibilità di ricercare nel sangue il virus stesso attraverso una metodica che ha rivoluzionato le sorti della biologia e della medicina, chiamata PCR. La PCR (Polymerase Chain Reaction) è un metodo molto sensibile (bastano poche copie del virus per essere certi che l’infezione è avvenuta) e altrettanto specifico, e, ad oggi, viene utilizzato anche per la diagnostica di altre infezioni virali. Esistono,poi, anche i “test rapidi” che offrono il grande vantaggio di fornire l’esito in pochi minuti. In Italia, sfortunatamente, sono ancora poco diffusi ma stanno iniziando a prendere piede. Tuttavia, una positività al test rapido deve essere sempre confermata con le metodiche sopra elencate. Viste le numerose opportunità diagnostiche, non vi è motivo alcuno per non sottoporsi al test: basta interpellare il proprio medico di famiglia oppure recarsi all’Ospedale più vicino (il test per la diagnosi di HIV si può effettuare in modo totalmente anonimo e gratuito).

Fabrizio Visino

Fonte: www.lila.it

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