Dirofilaria immitis: la filaria del cuore canino

Dirofilaria immitis, un nome derivato dal latino che non lascia spazio ad immaginazione (dirus= cattivo, filum=filo, immitis=crudele). È il parassita responsabile della filariosi di cani e gatti, ma può accidentalmente colpire anche l’uomo.

Fig.1: Differenze tra la femmina e il maschio di D. immitis. Si può notare nel maschio la coda elicoidale.

Dirofilaria immitis è un parassita facente parte del phylum dei nematodi, famiglia Onchocercidae, trasmesso da artropodi ematofagi e responsabile della filariosi cardiopolmonare. Da adulto (stadio in cui prende il nome di macrofilaria per via della sua lunghezza) questo parassita è bianco, striato trasversalmente, dal corpo filiforme, con l’apertura boccale rotonda senza labbra e l’ estremità cefalica arrotondata. Questa specie ha uno spiccato dimorfismo sessuale (Fig.1): il maschio, come spesso accade, è più corto della femmina (12-20 cm contro 25-31cm), presenta una coda arricciata e presenta strutture riproduttive maschili (chiamate spiculi) disuguali.

D. immitis è un parassita dal ciclo vitale definito indiretto, ossia non è in grado di trasmettersi direttamente da un ospite all’altro, ma necessita di un vettore che funga da ospite intermedio dentro il quale maturare. Per questo parassita il vettore è la zanzara: dalla nostrana Culex, ad altri generi come Aedes (a cui appartiene la zanzara tigre), Culiseta e Anopheles. Dopo aver punto un ospite definitivo infetto, le zanzare diventano il vettore delle filarie (che si trovano nello stadio larvale L1, dette microfilarie). Le microfilarie raggiungono i tubuli malpighiani (organi degli artropodi assimilabili ai reni) dell’ospite intermedio e passano al secondo (L2) e poi al terzo stadio larvale (L3). A questo punto le larve L3 si spostano fino al labium (cioè il labbro inferiore) aspettando che la zanzara punga il prossimo ospite. Attraverso la puntura, infatti, le larve vengono immesse nel nuovo ospite e si localizzano nel tessuto sottocutaneo, dove rimangono per diversi giorni (facendo un’ulteriore muta che le porta allo stadio L4). Da qui migrano prima nei capillari linfo-ematici, sviluppandosi ulteriormente nello stadio L5, e successivamente raggiungono il cuore, dove diventano adulte. Il periodo di sviluppo, dall’infestazione della larva L3 alla maturità sessuale del parassita, (detto periodo di prepatenza) richiede 6 mesi nel cane e 8 nel gatto; una volta adulto il parassita ha una vita media di 5 anni nel cane e 3 nel gatto. Dopo la fecondazione, la femmina rilascia nel sistema circolatorio dell’ospite le microfilarie che possono rimanere in circolo anche per 2 anni, aspettando l’arrivo di un vettore per completare il loro ciclo vitale.

Il parassita adulto si può localizzare dall’arteria polmonare nel lato destro del cuore, anche se sono stati segnalati casi di localizzazioni erratiche o atipiche. Il numero di parassiti presenti in un solo ospite varia in genere da 3 a 50, con rarissimi casi di oltre 100 nematodi per ospite.

La filariosi cardiopolmonare da D. immitis è molto temuta, ed è associata a diversi sintomi quali alterazioni dell’arteria polmonare, insufficienza cardiaca, dispnea, affaticamento, tosse, embolia polmonare e sindrome della vena cava. Spesso l’infestazione risulta fatale sia nel cane che nel gatto che se non curata.

La diagnosi viene fatta in laboratorio, tramite la ricerca delle microfilarie nel circolo sanguigno, degli antigeni circolanti liberati dal parassita adulto o, ancora, degli anticorpi specifici per gli stessi antigeni.

La terapia da seguire per debellare questo parassita può essere di due tipi in base allo stadio che si decida di colpire: la terapia macrofilarica è mirata a debellare gli adulti, mentre la terapia microfilarica ha come obbiettivo le larve. La prima è usata più raramente, in quanto presenta diversi fattori di rischio: in primis la scarsa efficacia e l’elevata tossicità dei farmaci utilizzati, inoltre esiste la possibilità dell’ostruzione del circolo sanguigno a causa dell’ingombro dato dai parassiti morti, ancora presenti nel sistema circolatorio. Nei casi più gravi è richiesto l’intervento chirurgico per l’asportazione del parassita. La terapia microfilarica, invece, è in genere preferibile in quanto meno pericolosa, ed utilizza farmaci quali i lattoni macrociclici somministrati periodicamente dall’inizio alla fine della stagione in cui sono presenti le zanzare, e impedisce l’insediamento del parassita dall’origine del’infezione.

E nell’uomo?

Per la nostra specie questa patologia è fortunatamente piuttosto rara, in quanto l’uomo non è un ospite adatto allo sviluppo delle microfilarie fino allo stato adulto. Inoltre questo parassita, quando presente, raramente s’insedia a livello cardiaco, sistemandosi generalmente a livello polmonare, dove forma noduli che possono essere scambiati per tumori al polmone fino ad esami più approfonditi. Per quanto concerne la sintomatologia, non sono rari i casi in cui il paziente sia completamente asintomatico.

cartina diffusione italia
Fig.2: Areale di diffusione di D. immitis in Italia. (immagine presa da Filariosi.it, link nelle fonti)

I dati epidemiologici riguardanti D. immitis in Italia mostrano che il parassita è molto diffuso al Nord, dove venne scoperto per la prima volta nel 1626. Sono considerate aree endemiche il Piemonte, la Lombardia, il Veneto, il Friuli Venezia Giulia, la Toscana, l’Emilia Romagna e la Sardegna. Si sta inoltre osservando un incremento nelle regioni del Centro e in Puglia, con la presenza di nuovi focolai sparsi in molte regioni del Sud.

FONTI: Filariosi.it , medicina veterinaria

Vi lascio un video dove si mostra l’estrazione chirurgica di D. immitis (ATTENZIONE! immagini forti!)

Andrea Borsa

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