Dai piedi all’intestino: il viaggio del parassita Ancylostoma duodenale

Le vie del parassitismo sono infinte. Vi presento oggi un vero maestro nel “complicarsi la vita”, un parassita che per giungere all’intestino tenue fa davvero il giro lungo, passando infatti dalla cute di mani e piedi. Un organismo, inoltre, la cui storia evolutiva potrebbe fornirci indizi utili per combattere in modo più efficace asma e allergie: ecco a voi Ancylostoma duodenale.

Fig.1: testa di A. duodenale. Sono ben visibili i quattro dentelli con cui il parassita si ancora alla mucosa intestinale.

Ancylosotma duodenale è un nematode dell’ordine Strongylida, parassita dell’uomo, dei canidi e dei felidi. Di colore bianco-rosato, è presente in particolare nei terreni umidi e ben areati, in quanto alle uova servono ossigeno ed una temperatura attorno ai 25°-30°C per svilupparsi. Strutturalmente si presenta come un verme di 8-11 mm di lunghezza per il maschio, 10-13 mm per la femmina, con due coppie di caratteristici dentelli ripiegati ad uncino nella capsula boccale (fig.1).

Il ciclo vitale di questo nematode inizia con la defecazione delle uova da parte di un primo ospite; queste, se vengono a trovarsi nelle condizioni ideali di temperatura e umidità, si schiudono in un paio di giorni dando vita ad una larva rabditoide, che si sviluppa dopo circa 5-8 giorni in una larva strongiloide (o filariforme). Giunte a questo stadio di sviluppo, le larve risalgono verso la superficie del terreno seguendo la differenza di temperatura e di concentrazione di anidride carbonica. Qui entrano in contatto con la cute del loro prossimo ospite (banalmente venendo calpestate), la penetrano e si immettono nel circolo sanguigno, raggiungendo così i polmoni. Da qui, dopo essere passati attraverso gli alveoli polmonari, risalgono l’albero respiratorio arrivando all’epiglottide, dove vengono deglutite, raggiungendo così lo stomaco e successivamente la loro meta: l’intestino tenue. A questo punto sfruttano i caratteristici dentelli per attaccarsi alla parete intestinale, e iniziando a succhiare sangue. Dopo altre tre mute le larve diventano adulti e si accoppiano; in seguito la femmina depone uova di forma ovale, circondate da una membrana di 40-60 m e contenenti dai 4 agli 8 blastomeri (ovvero le cellule in cui si divide la cellula uovo durante la segmentazione).

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Fig.2: Dimorfismo sessuale tra femmina (a sinistra) e maschio (a destra) in A. duodenalis

Una femmina adulta può deporre fino a 25 mila uova al giorno, dando così origine a un nuovo ciclo. Tra la penetrazione delle larve e la deposizione delle uova passano circa 5-6 settimane. Si stima che all’interno di un organismo parassitato possano trovarsi dai 500 a 3000 vermi, che hanno una vita media di circa 5 anni.

La malattia data da A. duodenale è detta anchilostomiasi, ed è nella maggior parte dei casi asintomatica. Ciò nonostante può dare origine ad una serie di sintomi che vanno dal rash cutaneo (zona pruriginosa nel luogo d’insediamento della larva), al dolore epigastrico spastico, flatulenza, diarrea, perdita di peso ed anoressia nei casi d’infezione acuta, mentre nei casi cronici si possono riportare sintomi come anemia, dispnea, stanchezza, impotenza ed edema.

La diagnosi è fatta tramite analisi delle feci alla ricerca delle uova. Le feci da analizzare devono essere fresche, in quanto una volta schiuso l’uovo, la larva è facilmente confondibile con quella di Strongyloides. Devono essere inoltre controllati stato nutrizionale e riserve di ferro, in quanto il parassita succhiando il sangue può portare ad anemia e carenze nutrizionali.

La cura si basa sull’utilizzo di antielmintici, come ad esempio il Mebendazolo (che è anche ovicida). Nei casi in cui sia presente una forte anemia, prima di trattare il parassita vengono attuate misure atte a correggerla.

La prevenzione si basa su piccoli accorgimenti igienici atti ad eliminare il più possibile il contatto con le uova e le larve.

A. duodenale è presente nel bacino del Mediterraneo, nel Sud-Est Asiatico e nel Sud America, mentre è raro negli USA e nell’Africa equatoriale. Si stima che circa 740 milioni di persone al mondo siano infestate da questo parassita.

Vi lascio con una curiosità: secondo uno studio del 2009 condotto dall’Università di Nottingham e da alcuni rappresentanti del Khanh Hoa Provincial Health Service del Vietnam centrale la presenza di A. duodenale e altri parassiti potrebbe rivelarsi utile contro allergie ed asma.

Fig.3: differenti stadi di sviluppo di A. duodenale (immagine di Servier Medical Art)
Fig.3: differenti stadi di sviluppo di A. duodenale (immagine di Servier Medical Art)

Secondo i ricercatori, infatti, a seguito di milioni di anni di coevoluzione questi parassiti hanno sviluppato meccanismi attraverso i quali riescono ad attenuare le difese immunitarie dell’ospite in modo tale aumentare la propria sopravvivenza all’interno di esso. Tuttavia anche l’uomo si è coevoluto per contrastare l’invasione di A. duodenale ed altri parassiti, aumentando così la risposta immunitaria. Con il miglioramento delle condizioni igieniche però, questa relazione è venuta a mancare, in quanto è risultato in un forte decremento della presenza di parassiti. Ciò nonostante la nostra risposta immunitaria è rimasta la stessa, e così attualmente risulta eccessiva, e quindi può portare a fenomeni allergici e asmatici. Questo potrebbe essere un dato interessante contestualmente allo sviluppo di una cura per asma e allergie. Ovviamente il team guidato da Carsten Flohr ricorda che questi nematodi possono dare anche gravi complicazioni, è spero sia quindi superfluo ricordare di non assumerli volontariamente.

Andrea Borsa

FONTE: anchilostomiasi , MSD-Italia

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