Dieta FODMAP

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By Adriana Colucci

Introduzione

FODMAP è l’acronimo di una certa classe di carboidrati, detti anche carboidrati fermentabili a catena corta (Fermentable Oligo-, Di-, Mono-saccharides And Polyols). Differentemente dai carboidrati a catena lunga, infatti, sono più difficili da assorbire nell’intestino tenue (Figura 1).

Tutti i fodmap sono comunemente raggruppati insieme a causa dei loro effetti fisiologici comparabili. Sebbene, però, possano collettivamente indurre un effetto osmotico, ognuno di essi subisce un processo di fermentazione differente a livello intestinale.

Tabella riassuntiva dei principali gruppi di alimenti ad alto e a basso contenuto di fodmap
Figura 1 – Tabella riassuntiva dei principali gruppi di alimenti ad alto e a basso contenuto di fodmap (high/low fodmap).[Fonte: Benefici dieta FODMAP per intestino irritabile].

Le famiglie principali sono:

  • i fruttani: brevi catene di molecole di fruttosio. Sono presenti nei cereali, nei legumi, in alcuni vegetali (aglio e cipolla), in alcuni tipi di frutta, frutta secca (arachidi e anacardi), fibre solubili (inulina).
  • i galatto-oligosaccaridi (GOS): brevi catene di galattosio. Sono presenti principalmente nei legumi (fagioli, ceci, lenticchie, piselli), nella soia e nei suoi derivati, in molte alghe e nella buccia del lupino;
  • il lattosio: è un disaccaride formato da glucosio e galattosio ed in molti soggetti non è ben assorbito a causa della carenza dell’enzima lattasi. È presente nel latte e in molti suoi derivati e in alimenti addizionati di lattosio (salumi cotti e alcuni cibi industriali);
  • il fruttosio: è presente sia libero nel cibo che legato al glucosio sotto forma di saccarosio (zucchero da cucina). È presente in particolari tipi di frutta (mele, pere, anguria, fichi, ciliegie), nel miele, nell’agave e negli sciroppi industriali;
  • i polioli: carboidrati idrogenati usati come dolcificanti in sostituzione allo zucchero. Sono presenti in molti tipi di frutta con nocciolo (pesche, prugne, ciliegie, avocado), pere e mele. Ma anche in molti alimenti industriali (es. gomme, caramelle) e dolcificanti (sorbitolo, maltitolo, xilitolo).

Perché i cibi ad alto contenuto di fodmap sono difficili da digerire?

Lo scarso assorbimento della maggior parte dei cibi FODMAP è comune in tutti gli individui. Tuttavia, in soggetti particolarmente sensibili, tale meccanismo d’azione può causare gonfiore, meteorismo, dolore addominale e irregolarità dell’alvo.

In particolare, contribuiscono a difficoltà nell’assorbimento fattori come:

  • la ridotta attività delle idrolasi dell’orletto a spazzola (ad esempio, lattasi);
  • l’assenza di idrolasi per fruttani e galattani;
  • le dimensioni molecolari troppo grandi per semplice diffusione (come nel caso dei polioli);
  • i meccanismi di trasporto lenti e a bassa capacità attraverso l’epitelio.

I fodmap sono anche rapidamente fermentabili dalla flora batterica. Per effetto osmotico, richiamano acqua nel lume dell’intestino tenue e quelli che non vengono assorbiti, passano nel colon. Qui, vengono fermentati dal microbiota con conseguente produzione di gas.

Sintomatologia

La fermentazione dei FODMAP nell’intestino non è diversa nei soggetti sani e in quelli affetti da sindrome dell’intestino irritabile (IBS). Infatti, la produzione di gas, dopo l’ingestione di cibi contenenti FODMAP, aumenta ed è simile. La differenza tra le due popolazioni risiede nella sintomatologia. Più precisamente, i soggetti affetti da IBS, per il loro stato di ipersensibilità viscerale, lamentano pancia gonfia, dolore addominale e avvertono disturbi dell’alvo. Le distensioni o le contrazioni delle anse intestinali che non vengono normalmente percepite, in individui affetti da IBS, appaiono dolorose o fastidiose. In particolare, a livello periferico, tramite l’avvio di riflessi che coinvolgono tutta la rete nervosa viscerale si ha l’attivazione del sistema immunitario mucosale. Ciò determina un aumento della permeabilità intestinale (con la stimolazione o l’inibizione della contrattilità muscolare) e della secrezione intestinale. alla base del dolore e del gonfiore addominale.

La dieta a basso tenore di fodmap

La “dieta FODMAP” è stata teorizzata nel 2004 alla Monash University di Melbourne in Australia. Di recente, è stata adattata a pazienti con diagnosi di sindrome dell’intestino irritabile e proliferazione batterica dell’intestino tenue (SIBO). Tale dieta, prevede un piano alimentare temporaneo molto restrittivo che si esplica attraverso due approcci differenti: top-down e bottom-up.

Approccio top down

Gli approcci top-down prevedono tre fasi.

Fase 1 – Eliminazione (2–6 settimane)

Si riducono solo gli alimenti high fodmap per “abbassare il rumore di fondo” ed osservare se gonfiore, dolore o irregolarità migliorano.

In questa fase, è utile impostare tre KPI minimi (Key Performance Indicators): intensità del gonfiore (scala 0–10), frequenza del dolore e qualità dell’alvo.

Fase 2 – Reintroduzione (6–8 settimane)

Si testano le famiglie principali dei FODMAP una alla volta (lattosio, fruttani, GOS, fruttosio in eccesso, polioli) partendo da piccole dosi (via via crescenti) di un singolo alimento che lo contenga. Successivamente, si passa all’introduzione di diversi alimenti contenenti lo stesso FODMAP.

La prima dose di reintroduzione non deve essere né eccessivamente piccola da mascherare un eventuale effetto, né eccessivamente abbondante. Alcune molecole problematiche, infatti, a grandi dosi, possono causare disturbi anche in soggetti non affetti da intestino irritabile. Nel caso in cui con l’introduzione di un alimento dovessero ripresentarsi i sintomi, deve essere applicato un nuovo periodo di eliminazione. Ciò servirà per favorire la regressione dei sintomi, per poi riprovare l’introduzione dell’alimento specifico a dosi inferiori.

Fase 3 – Personalizzazione (mantenimento)

Si ricompone un’alimentazione ampia (low-FODMAP) reintroducendo, quindi, tutto ciò che non provoca disturbo. Si lavora sul timing, sulla frequenza, sulla gestione dei pasti fuori casa e sulla varietà di fibre (Figura 2).

Immagine riassuntiva delle tre fasi principali della dieta low fodmap con approccio top down
Figura 2 – Immagine riassuntiva delle tre fasi principali della dieta low fodmap con approccio top down. [Fonte: Dieta Low Fodmap e Sindrome dell’Intestino Irritabile].

Differentemente, l’approccio bottom-up prevede una iniziale riduzione (2–4 settimane) dei gruppi che presumibilmente causano i sintomi. Se i sintomi dovessero persistere, si eliminano gradualmente altri FODMAP. Una volta valutati quali sono i gruppi più problematici, si procede con una reintroduzione mirata. Tale approccio, tuttavia, è poco utilizzabile poiché differenti studi hanno constatato una minore efficacia rispetto alla metodica top-down.

Raccomandazioni

Sono raccomandate ulteriori strategie per ridurre l’assunzione dei fodmap:

  • l’aggiunta di lattasi agli alimenti;
  • l’assunzione di lattasi per via orale allo scopo di ridurre i livelli di lattosio negli alimenti particolarmente ricchi in contenuto;
  • la combinazione di glucosio con alimenti ad alto contenuto di fruttosio libero, per soggetti affetti da IBS. In effetti, il fruttosio viene assorbito principalmente nell’intestino tenue attraverso due trasportatori (GLUT). In particolare, GLUT5 è dedicato al trasporto del fruttosio, mentre GLUT2 facilita il trasporto di fruttosio, galattosio e glucosio. Differenti studi hanno constatato che, quando viene consumato insieme al glucosio, il fruttosio mostra un assorbimento migliorato. Tuttavia, uno squilibrio che favorisce un eccesso di fruttosio rispetto al glucosio ostacola l’assorbimento, promuovendo la fermentazione da parte della microbiota intestinale del colon. Le dinamiche di assorbimento sono comunque influenzate da diversi fattori:
  • dosaggio;
  • velocità del transito intestinale;
  • contenuto di glucosio del lume;
  • suscettibilità e capacità assorbente individuale attraverso i trasportatori GLUT2 e GLUT5.

In ogni caso, è importante ricordare che l’eliminazione degli alimenti high fodmap, non deve essere definitiva. Essendo coinvolti molti alimenti, infatti, eliminarne interi gruppi potrebbe determinare carenze serie e la qualità della vita ne risentirebbe a causa dell’estrema privazione. Per queste motivazioni, il supporto del nutrizionista risulta fondamentale per comprendere quali alimenti privilegiare, quali evitare e che dosi assumere.

Fonti

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