Orata in acquacoltura: alta qualità con olii di microalga

L’acquacoltura dà, l’acquacoltura toglie. L’allevamento ittico, infatti, per quanto corretto e controllato possa essere, in breve, depriva gli ospiti in crescita di componenti nutritive essenziali. E queste, faranno, poi, la qualità sensoriale della specie in questione. Così, il caso di studio dell’orata in acquacoltura, che diventa un organismo sano, ed un ingrediente di alta qualità sensoriale e nutrizionale, solo mediante integrazione dietetica di olii di microalga, è un faro. Un faro sulla lunga strada che ci separa, ancora, dalla perfezione della Natura.

Le microalghe, l’orata, l’acquacoltura di alta qualità

Water Footprint, si chiama, ed è l’orma profonda dei nostri interessi. Sempre meno esistenziali, sempre più economici. L’acquacoltura di alta qualità, di specie ittiche, è, dunque, un allevamento intensivo, che comprime, pur sempre, le leggi di natura in recinti galleggianti.

Sono il nostro modo di razionalizzare l’incontro domanda-offerta, fabbisogno globale e risorse alimentari. Ma sostentare un simile comparto non è uno scherzo: i mangini devono essere sempre disponibili, e di composizione eco-friendly, il più possibile.

Il nuovo studio, quindi, condotto da Ester Santigosa e colleghi, valuta la sostituzione di un ingrediente cruciale, come l’olio di pesce, nei mangimi per acquacoltura, con olii di microalga. L’orata in acquacoltura (Sparus aurata) è una specie carnivora, spesso nutrita con farine e, per l’appunto, con olii di pesce.

Olii di microalga: approssimazione all’optimum

Le alghe sono molto più di quello che vediamo, o patiamo, durante la stagione estiva. Sono l’asso biochimico nella manica della ricerca, in molti campi sperimentali. Anche quello antitumorale. Gli elicitori algali, infatti, di cui si è parlato qualche tempo fa, per esempio, sono estratti biostimolanti per le piante aromatiche e medicinali. Da loro dipende, perciò, la loro temibile composizione in olii essenziali; veri e propri farmaci vegetali, soggetti a prescrizione medica.

A riprova delle potenzialità microalgali, che non indietreggiano neppure dinanzi allo spettro tumorale, ma sostengono le più avvedute tecniche di riequilibrio biochimico, dell’omeostasi cellulare e dei cicli di replicazione.

L’industria globale di acquacoltura di alta qualità è uno dei settori alimentari in più rapida crescita. Supera anche la quota del pescato libero e della carne bovina. Si presume, quindi, che essa si sia dotata di misure di sostentamento adeguate, ai volumi di bocche boccheggianti da sfamare. Certo è, che una simile espansione deve porsi, come primo obiettivo, la tutela della qualità alimentare. Qualità, di andata, negli organismi acquatici, e di ritorno, nei nostri, umani organismi. Migliorando, contestualmente, la sostenibilità ambientale di tutto questo. Non è facile, ma si deve.

Diete in acquacoltura fanno la nostra dieta

Diete ittiche a base vegetale hanno, negli ultimi tempi, sostituito, in acquacoltura, quelle a base di farine di pesce, senza alcun danno per la salubrità del prodotto finale. A tutt’oggi, l’industria si affida all’impiego di olii di pesce per arricchire nutrizionalmente lo sviluppo degli esemplari, futuri ingredienti di alta qualità, sulle nostre tavole.

Proprio per garantire la sostenibilità a lungo termine, dell’intero comparto, di acquacoltura di alta qualità, e riaffermare la certificazione qualitativa dei prodotti, la ricerca microbiologica alimentare promuove l’introduzione di componenti biologiche, d’integrazione, alternative. In fondo, i mangimi acquatici, formulati con soli olii vegetali, mancano, o sono carenti, di acidi grassi essenziali. L’essenzialità, per esempio, di due acidi grassi polinsaturi a lunga catena, come EPA e DHA, notissimi omega-3; in bislacca diaspora, verso i cibi più lontani, rispetto alle loro fonti naturali, come sotto un impulso incontrollabile alla funzionalizzazione a tappeto, di ogni nostro alimento.

EPA e DHA degli olii di microalga

Gli effetti antinfiammatori, di matrice come di sistema, sono la segreta combinazione che lentamente, ma efficacemente, disinnesca la mina sepolta: l’infiammazione cronica latente di basso grado. Prevenendo anche i prodromi delle più disparate patologie-segnale: dermatiti atopiche, coliti ulcerose, disfunzioni circolatorie, cancro.

E siccome, la biochimica ci riconduce, tutti, alla medesima composizione, volenti o nolenti, in carboidrati, lipidi e proteine, l’essenzialità di EPA e DHA si esprime anche nella pelle dell’orata in acquacoltura. Se qui vi è carenza dei suddetti omega-3, essa perde la funzione di barriera contro i propri patogeni; tanto che, alcuni filetti, si caratterizzano per macchie di melanina. Entrambi, esempi di una compromissione della competenza immunologica.

Ed infine, poteva mancare un risvolto sul microbiota? Ma certo che no. L’equilibrio EPA/DHA, infatti, è anche il tenore acido-basico che orienta la composizione delle popolazioni microbiche intestinali, residenti nel pesce.

Lo studio: fase sperimentale ed analitica

Il mangime di base, i ricercatori l’hanno ottenuto dall’azienda VRM srl Naturalleva® (Figura 1), di Cologna Veneta (Verona). Tale formulazione ha subìto la sola modifica del profilo lipidico, allo scopo di sostituire, appunto, gli olii di pesce con gli olii di microalga. Il resto delle frazioni lipidiche, poi, aggiustate, in modo da conservare un profilo dietetico isolipidico, e, soprattutto, un felice bilanciamento omega-3/omega-6.

Allevamento in acquacoltura di orata. Presso l’azienda VRM Srl,che ha fornito il setting dello studio. Gli olii di microalga potrebbero rendere l'acquacoltura ed i suoi prodotti di alta qualità.
Figura 1 – VRM S.r.l. Naturalleva, Verona.
Fonte: httpà-à23òò87770.cdrffffròtvàf55lò.-1\\\s://www.naturalleva.it/it/

Fase sperimentale: allevamento e nutrizione

Controllo negativo, le orate nutrite con mangime al 2.10% di olii di pesce; controllo positivo, le orate nutrite con mangime a 13.79% di olii di pesce. Come nelle classiche formulazioni commerciali. Il gruppo di trattamento, invece, ha ricevuto alimentazione, secondo due diverse diete: mangime a base di olii di microalga (AO) Veramaris® al 3.5%, e mangime a 0.7% AO. Rappresentando, per questi esemplari, l’unica fonte di acidi grassi polinsaturi a catena lunga.

Gli olii di microalga di tale formulazione provengono da un ceppo algale eterotrofo: Schizochytrium sp. (Figura 2), naturale produttore di EPA e DHA.

Cellule di alga Schizochytrium sp. da cui si estraggono gli olii di microalga, con cui condurre l'esperimento di nutrizione funzionale, di orata in acquacoltura.
Figura 2 – Cellule d’alga Schizochytrium sp. osservate al microscopio.
Fonte: https://www.goerlich-pharma.com/en/omega-3-fatty-acids-algae-oil/

La sperimentazione ha preso avvio, presso l’Experimental Center del VRM srl Naturalleva® di Civitavecchia, da uova di orata, nate in vasche d’impianto, alimentate con acqua corrente, fin dalla primissima nutrizione. Allevati, quindi, i nuovi individui, in serbatoi da 1000 L, finchè il loro peso corporeo iniziale non ha raggiunto il valore desiderato: 64.5 g ± 1.0. In totale, gli esemplari di orata in acquacoltura coinvolti sono 960 individui, distribuiti a caso tra 12 taniche, di vetroresina, da 2000 L.

Durante la settimana, i pesci hanno ricevuto alimentazione, secondo le diete sperimentali previste, 2 volte al giorno (mattina e pomeriggio). Con alimentatore automatico, nel fine settimana e nei festivi. Un simile controllo nutritivo è proseguito fino a contare 110 giorni, di trattamento, totali. Da rilevare, che il mangime non consumato è stato poi raccolto dal fondo del serbatoio, un’ora dopo ogni pasto, mediante un sifone. Essiccato a 70°C, pesato e valutato come esito della quantità realmente assunta dagli esemplari di studio. Il pesce è stato, inoltre, pesato ogni 2 settimane, fino alla fine dell’esperimento.

Specifiche d’impianto

La tanica di sperimentazione fa parte della unità di ricircolo, alimentata con acqua marina fresca: tre complete rigenerazioni quotidiane. Bisettimanale, invece, il controllo dei parametri essenziali: pH, ammonio, nitriti e nitrati. Giornalmente, infine, il monitoraggio di ossigeno e temperatura. Di media, la sperimentazione si è svolta a 20°C, per ogni dieta applicata.

Fase analitica: profilo lipidico, contaminanti, qualità sensoriale

Profilo Lipidico e Perossidazione Lipidica

I ricercatori, mediante gascromatografia, hanno analizzato gli esiti dell’esterificazione degli acidi grassi dei muscoli di orata: a 72°C, prima mediante metanolo KOH, poi con metanolo HCl. Gli acidi grassi metilesteri, quindi, estratti con esano, prima di subire separazione gascromatografica. Per valutare, invece, lo stress ossidativo sull’assetto lipidico, dell’orata in acquacoltura, i ricercatori hanno analizzato i valori di malondialdeide (MDA). Il valore di assorbanza allo spettrofotometro (JANWAY 7315 Spectrophotometer – Bibby Scientific Italia) corrispondente alla lunghezza d’onda di 530 nm.

Risulta, quindi, che EPA e DHA siano più alti nel controllo positivo. Il rapporto DHA : EPA, pari a 4.15 g/100g, vale per pesci nutriti con 3.5 AO (olii di microalga). Molto più elevato di ogni altro esito, con altra dieta.

In termini di stress ossidativo, invece, tutti i gruppi hanno cominciato con un valore di MDA simile, prima delle differenziazioni dietetiche. Dopo, infatti, MDA è risultata più alta nei pesci del controllo positivo, seguiti da quelli del controllo negativo. Lì dove, insomma, l’assetto lipidico dei muscoli di orata, che fanno da matrice ai nostri bei filetti al forno, è costruito da una dieta a base di olii di pesce, anzichè dei nuovi olii di microalga. Il che, comincia a svelare l’irrinunciabilità del cambio di dieta, in acquacoltura di alta qualità.

I pesci allevati e nutriti con 0.70 AO e con 3.5 AO hanno restituito livelli inferiori, di MDA, nei tessuti, rispetto ai colleghi, consumatori inconsapevoli di mangimi a base di olii di pesce.

Contaminanti, in mangimi e filetti di orata

I ricercatori hanno valutato, inoltre, il contenuto in arsenico e mercurio di mangimi e campioni di filetto, sia nel gruppo dietetico del controllo positivo, sia nei gruppi dietetici a diverse percentuali di olii di microalga. La tecnica impiegata è la spettrometria di mobilità ionica-spettrometria di massa. Secondo le direttive europee EU 2017/77 (per i mangimi) e EU 2017/644 (per gli alimenti), i ricercatori hanno sondato anche i valori di diossina e PCB.

Diossina e PCB sono risultati inferiori, in quantità, in entrambi i gruppi di esemplari nutriti con olii di microalga. I valori di arsenico e mercurio, invece, variano poco, tra i tre gruppi sperimentali.

Acquacoltura di alta qualità

L’orata in acquacoltura deve essere di alta qualità, e l’acquacoltura di alta qualità si misura anche sul palato. Per questo, i ricercatori hanno incluso, tra le analisi sperimentali, anche il panel test, che valutasse la sensory degli esemplari allevati e controllati. Così, il CNR-IBE Sensory Laboratory di Bologna ha provveduto a tracciare il profilo sensoriale dei filetti di orata in acquacoltura, previo congelamento dei campioni di tessuto prelevati, a -20°C. I dieci giudici, confrontati controllo positivo, 3.5 AO e 0.7 AO, hanno decretato sapore ed odore invariato, tra le tre categorie.

Nessuna differenza di palatabilità, dunque, tra esemplari a base di olii di pesce ed esemplari cresciuti ad olii di microalghe. Qualità sensoriale ed integrazione, della dieta ittica, faranno la differenza nelle future scelte dei consumatori.

La composizione in acidi grassi, fa l’acquacoltura di alta qualità

Nel controllo positivo come nel negativo, le formule dietetiche a base di olii di pesce contano sulla risorsa cruciale di EPA e DHA, in rapporto DHA : EPA di 1.54 : 1.37. Nelle formule a base di olii di microalga, il rapporto DHA : EPA si è rivelato addirittura superiore a 2. Nel gruppo dietetico 3.5 AO è pari a 2.67, mentre in quello 0.7 AO, il rapporto di omega-3, ammonta a 2.09.

La sostanziale mancanza di deviazione standard, inoltre, conferma che il metodo di produzione dei mangimi abbia garantito la conservazione dei profili nutrizionali promessi, per ogni gruppo sperimentale di orata in acquacoltura. Ma, soprattutto, per i mangimi a base di olii di microalga. Ai quali, quindi, si deve la vera acquacoltura di alta qualità.

Soprattutto, la sopravvivenza

Il tasso di sopravvivenza è alto. Supera il 99%, addirittura, trasversalmente in tutti i gruppi sperimental-dietetici. Questo significa anche felice assimilazione del nuovo mangime e dei nutrienti veicolati con esso. Dato sostanziale, gli esemplari di orata in acquacoltura, di tutti e 4 i trattamenti dietetici, hanno duplicato il proprio peso corporeo. E senza alcun altro effetto collaterale.

In più, rispetto all’aumento della salubrità del prodotto ittico, da una prospettiva di eco-sostenibilità, il rapporto FFDR viene portato a zero. Si tratta di un rapporto che tiene conto della quantità di farina di pesce ed olio di pesce, nei mangimi, provenineti da stock selvatici. Farina di pesce ed olio di pesce, prodotti da popolazioni ittiche foraggere, forniscono un contributo sostanziale alla produzione alimentare globale. Quindi, portare a zero questo parametro, promette un alleggerimento delle nostre impronte sull’ecosistema marino.

Per minimizzare l’impiego di olio di pesce è essenziale che ogni alternativa venga perseguita e resa concreta.

Questo è il punto d’osservazione migliore per apprezzare i risultati del presente, ultimo studio. Missione “sano come un pesce”.

Fonti

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