Le foreste sono colonne portanti del pianeta: regolano il clima, ospitano biodiversità, stabilizzano i suoli e assorbono enormi quantità di anidride carbonica. Ma oggi, in ogni continente, gli alberi stanno morendo a un ritmo senza precedenti. Un nuovo studio rivela che il cambiamento climatico sta accelerando la mortalità degli alberi, trasformando ecosistemi una volta resilienti in sistemi fragili e instabili.
Condotta da Samuli Junttila dell’Università di Helsinki con oltre 100 ricercatori, l’analisi ha esaminato quasi mezzo milione di studi di monitoraggio forestale in 89 paesi.
I risultati indicano che siccità prolungate, incendi sempre più intensi, tempeste estreme, infestazioni di insetti e malattie fungine ( tutti amplificati dal riscaldamento globale ) sono i principali driver della perdita arborea. Non si tratta di eventi isolati, ma di un fenomeno sistemico che minaccia il ruolo delle foreste nel bilancio climatico globale.
Indice
Dalla riserva di carbonio al serbatoio di emissioni
La Finlandia considera le proprie foreste un pilastro della sua strategia climatica: gli alberi assorbono CO₂, compensando parte delle emissioni nazionali e contribuendo agli obiettivi dell’Accordo di Parigi. A livello globale, le foreste catturano circa il 20% del carbonio emesso dall’uomo. Ma quando gli alberi muoiono, non solo smettono di sequestrare carbonio: cominciano a rilasciarlo.
Grandi siccità, come quella che ha colpito l’Amazzonia nel 2010, hanno già dimostrato quanto rapidamente una foresta possa passare da pozzo a fonte di emissioni. Senza dati precisi sulla mortalità, diventa impossibile prevedere se questo fondamentale servizio ecosistemico potrà continuare a esistere.
Osservare le foreste dall’alto
Per affrontare questa sfida, Junttila e il suo team hanno lanciato l’Osservatorio globale sulla salute degli ecosistemi, un’iniziativa che combina immagini satellitari, LiDAR aereo e intelligenza artificiale per monitorare la salute degli alberi su scala planetaria. “Servono almeno cinque anni di osservazioni continue per determinare se un albero è vivo o morto”, spiega Junttila. “E non basta contarli: bisogna conoscere specie, età, dimensioni e stato fisiologico.” Solo così è possibile collegare la mortalità ai fattori climatici e fare previsioni affidabili.
Dettagli che contano
Il monitoraggio richiede ripetute misurazioni sul campo. Informazioni come il tipo di morte ( albero in piedi, sradicato, spezzato o tagliato ) forniscono indizi preziosi sui fattori coinvolti.
Combinare dati terrestri con telerilevamento permette di stimare non solo il numero di alberi persi, ma anche la perdita di biomassa e carbonio. Tuttavia, molte reti di monitoraggio mancano di ri-misurazioni regolari, rendendo difficile distinguere tra mortalità naturale e stress climatico.
Lacune nei dati globali
Lo studio, pubblicato su New Phytologist, mette luce sulle gravi lacune nella copertura dei dati. Aree vaste e critiche — come l’Africa centrale, l’America Latina e parti della Siberia, sono sotto-monitorate o ignorate. Spesso, i dati esistono ma non sono aggiornati o standardizzati. Senza una rete globale coerente, gli scienziati faticano a collegare i trend locali ai driver climatici globali. Investimenti a lungo termine, protocolli condivisi e collaborazione internazionale sono essenziali per colmare queste falle.
I limiti del telerilevamento
Satelliti e sensori LiDAR offrono una visione d’insieme, ma hanno limiti. Rilevano principalmente la chioma degli alberi superiori, mentre la mortalità nel sottobosco rimane invisibile. Inoltre, non distinguono tra abbattimento umano e morte naturale.
L’integrazione con dati sul campo è fondamentale, ma costosa e logistica complessa. Tecnologie emergenti come i droni (UAV) promettono maggiore dettaglio, ma la loro diffusione è ancora disomogenea.
Verso un monitoraggio equo e inclusivo
I ricercatori chiedono una collaborazione globale più giusta. Molte foreste tropicali, ricche di biodiversità, sono monitorate da scienziati stranieri, mentre i ricercatori locali forniscono dati senza ricevere credito né accesso alle tecnologie. Un modello equo darebbe potere alle comunità locali, permettendo loro di condurre analisi autonome e influenzare le politiche ambientali.
Solo così il monitoraggio sarà veramente globale, non solo geograficamente, ma anche culturalmente e scientificamente.
Le foreste come soluzione climatica
La mortalità degli alberi non è solo una questione ecologica: ha implicazioni sociali ed economiche profonde. Le foreste forniscono legname, cibo, medicine e proteggono le popolazioni dai disastri naturali. Affrontare la crisi richiede più della tecnologia: serve politica, equità e dati accurati.
Un sistema di monitoraggio globale, basato su collaborazione leale e dati condivisi, potrebbe trasformare osservazioni isolate in previsioni solide. La salute delle foreste è legata alla salute dell’umanità. E se il cambiamento climatico sta accelerando la mortalità degli alberi, la risposta deve essere altrettanto rapida.
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Lettura davvero interessante, complimenti all’autore.