Spiaggia Ecologica: cos’è

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By Elisabetta Cretella

Per decenni abbiamo guardato con sospetto, quasi con fastidio quelle coltri brune e spugnose che si accumulano sulla riva dopo una mareggiata. Il loro nome è banquettes e sono le foglie della pianta marina Posidonia oceanica. Sono state a lungo considerate “sporcizia” da eliminare per far posto a distese di sabbia immacolata. Ma la scienza ci racconta una storia diversa: quelle foglie di Posidonia oceanica sono una difesa naturale delle nostre coste. Sono alla base della spiaggia ecologica.

Che cos’è una Spiaggia Ecologica?

Il modello della Spiaggia Ecologica, sviluppato dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) nell’ambito del progetto BARGAIN, in accordo con la circolare MATTM n. 8838/2019, nasce per scardinare il paradosso della gestione balneare moderna: pulire la spiaggia per i turisti, finendo però per distruggerla.

Una Spiaggia Ecologica è un litorale dove la gestione di Posidonia avviene in modo sostenibile. In questo modello, la spiaggia non è solo un luogo turistico, ma un vero “ecosistema sociale”. Si tratta di un ambiente delicato in cui l’uomo interagisce con i processi naturali, sia terrestri che marini, in un equilibrio dinamico e molto sensibile.

Lo spiaggiamento di Posidonia oceanica è un fenomeno del tutto naturale. Questa pianta marina è tipica del mar Mediterraneo e le sue foglie si depositano ogni anno sulle coste di tutti i paesi del bacino. In una Spiaggia Ecologica, non è considerata un rifiuto. Invece di caricarla sui camion per portarla in discarica, la si mantiene sul posto. Questo evita operazioni costose e dannose che sottraggono alla spiaggia enormi volumi di sabbia. La biomassa vegetale è poi gestita con tecniche a basso impatto, rispettando la natura e l’integrità del litorale.

 Pulire la spiaggia per i turisti, la distrugge. La spiaggia ecologica mantiene le banquettes di Posidonia oceanica.
Figura 1 – Pulire la spiaggia per i turisti, la distrugge. La spiaggia ecologica mantiene le banquettes di Posidonia oceanica. [Fonte: Pexels.com]

Protezione e biodiversità: il valore delle banquettes

I depositi permanenti di Posidonia, chiamati banquettes, sono essenziali per proteggere le coste dall’erosione. Queste strutture non offrono solo una difesa meccanica, ma ospitano una biodiversità straordinaria. Al loro interno vivono decine di specie animali e vegetali adattate a condizioni estreme, che svolgono funzioni ecologiche vitali per il sistema spiaggia-duna.

Esistono anche accumuli meno strutturati. Se trascinati in mare, questi formano i “letti di macerazione”, habitat fondamentali per l’ecosistema marino. Nonostante il loro valore, il turismo attuale vede spesso queste biomasse come un ostacolo.

Verso il modello della Spiaggia Ecologica

Rimuovere Posidonia accelera l’erosione costiera e distrugge habitat preziosi in modo irreversibile. Questo costringe le amministrazioni a spese enormi per il ripascimento artificiale, alimentando un circolo vizioso di costi e danni ambientali.

Al contrario, la Spiaggia Ecologica promuove una convivenza equilibrata tra turismo e tutela ambientale. In questo modello, la costa è considerata un “ecosistema sociale” dove l’uomo interagisce con la natura senza alterarne il bilancio dei sedimenti. Adottare la spiaggia ecologica significa proteggere la struttura naturale del litorale e fermare la scomparsa degli habitat costieri causata dalla pulizia meccanica invasiva.

La Spiaggia Ecologica promuove una convivenza equilibrata tra turismo e tutela ambientale.
Figura 2 – La Spiaggia Ecologica promuove una convivenza equilibrata tra turismo e tutela ambientale. [Fonte: Pexels.com]

Posidonia: da rifiuto a risorsa dell’economia circolare

Gestire Posidonia in modo ecosostenibile significa abbracciare l’economia circolare. Secondo questo approccio, sostenuto dalla Circolare MATTM 8838/2019, i materiali biologici devono essere reintegrati nella biosfera. In questa visione, la pianta non è più un “rifiuto” ma una risorsa preziosa per la spiaggia.

La gestione corretta prevede diverse opzioni operative regolate dal buon senso e dalle necessità dei bagnanti.

  • Mantenimento in situ, è l’opzione prioritaria per proteggere l’arenile dall’erosione.
  • Spostamento estivo, la biomassa può essere spostata in zone appartate o spiagge limitrofe. Esiste però l’obbligo di riposizionarla sulla battigia in inverno.
  • Interramento in sito si applica quando le quantità sono ridotte. Permette di nascondere i residui alla vista senza danneggiare l’ecosistema costiero.

Innovazione e riuso per la spiaggia ecologica

La spiaggia ecologica diventa un laboratorio per l’innovazione. Grazie al brevetto ENEA (licenza Loomtex), Posidonia viene usata per creare imbottiture di arredi balneari come pouf e cuscini. Questa soluzione riduce i rifiuti e l’impatto dei trasporti. A fine stagione, le imbottiture vengono svuotate sulla sabbia per tornare a proteggere la costa.

Oltre all’arredo, Posidonia trova nuova vita in numerosi settori industriali. In cosmesi i principi attivi sono usati per creare linee bioattive mentre nella bioedilizia è impiegata per realizzare pannelli per l’isolamento termico e acustico resistenti al fuoco.

Adottare il modello della spiaggia ecologica trasforma un onere in un’opportunità economica e ambientale, tutelando la biodiversità del Mediterraneo.

Banquette di Posidonia oceanica.
Figura 3 – Banquette di Posidonia oceanica. [Illustrazione rielaborata a cura dell’autrice].

La sfida della reimmissione in mare: ripristinare l’equilibrio costiero

La reimmissione in mare rappresenta una delle frontiere più avanzate e affascinanti della spiaggia ecologica. Non si tratta di un semplice smaltimento, ma di una vera operazione di restauro ambientale che mira a restituire al mare ciò che le mareggiate hanno portato a terra.

Per attuare correttamente questo processo, la scienza distingue rigorosamente l’origine delle biomasse.

  • Residui dagli arenili: le foglie raccolte sulle spiagge sabbiose sono considerate materiali naturali “puliti”. La loro restituzione al mare simula i cicli ecologici millenari che nutrono i fondali.
  • Residui portuali: gli accumuli che avvengono all’interno dei bacini portuali richiedono estrema cautela. Essendo zone soggette a traffico marittimo, queste biomasse possono trattenere idrocarburi o metalli pesanti. Prima di ogni intervento, sono necessarie analisi chimiche e biologiche approfondite per escludere rischi di inquinamento.

Innovazione tecnologica: il brevetto ENEA

Uno dei problemi principali della reimmissione è garantire che Posidonia non galleggi tornando subito a riva, ma si depositi sul fondo per svolgere la sua funzione ecologica. In passato si usavano pesi o sacchi, spesso inquinanti.

Oggi, l’ENEA ha sviluppato una tecnologia innovativa: l’uso di reti e fibre naturali 100% biodegradabili. Questi sistemi permettono di creare dei moduli pesanti che affondano e si ancorano al fondale. Con il tempo, la fibra naturale si dissolve, lasciando che la biomassa si integri perfettamente nel sedimento marino senza rilasciare microplastiche o residui metallici.

Il quadro giuridico: dall’abbandono al “restauro”

Dal punto di vista legale, la reimmissione è una sfida complessa gestita a livello internazionale.

  • Protocollo di Londra (1996): questa normativa globale regola il dumping (l’immersione di rifiuti in mare). Tuttavia, grazie alla ricerca scientifica, la restituzione di Posidonia è oggi classificata come “utilizzo benefico”.
  • Restoration ambientale: la pratica non è vista come uno smaltimento, ma come una tecnica di ripristino per contrastare il degrado dei fondali e favorire il ritorno della biodiversità.

Con la spiaggia ecologica, Posidonia entra pienamente nell’economia circolare, tornando al mare per difendere e rigenerare l’ecosistema mediterraneo.

Una gerarchia di buone pratiche

Il progetto BARGAIN individua tre livelli di azione per una corretta gestione della Spiaggia Ecologica.

  1. Modelli Prioritari: mantenimento in loco delle banquettes, spostamento temporaneo stagionale e reimmissione nell’ambiente naturale.
  2. Modelli Secondari: trasferimento in impianti di compostaggio o riutilizzo industriale (bioedilizia, design).
  3. Modelli da Escludere: la produzione di energia, poiché sottrarrebbe troppa biomassa vitale all’ecosistema costiero.

Scegliere una Spiaggia Ecologica significa capire che Posidonia non è un rifiuto, ma una risorsa viva. Informare i bagnanti che quelle foglie sono indicatori di buona salute ambientale è la chiave per proteggere il futuro del nostro mare.

L’adozione di questo modello conviene a tutti: garantisce la biodiversità, offre ai turisti un ambiente naturale di maggior valore e permette alle amministrazioni di risparmiare sui costi di discarica e sui futuri, costosi interventi di protezione della costa.

Fonti:

Immagini:

  • Immagine di copertina: https://pixabay.com/it/photos/spiaggia-di-sassi-sal%c3%b2-5213148/
  • Immagine 1 : https://www.microbiologiaitalia.it/biologia-marina/curiosita-su-posidonia-oceanica/
  • Immagine 2 : https://www.pexels.com/it-it/foto/mare-spiaggia-sabbia-oceano-7837449/
  • Immagine 3 : Illustrazione rielaborata a cura dell’autrice