Dieta Mediterranea, microbiota e invecchiamento

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La dieta mediterranea

Per noi italiani la Dieta Mediterranea non è certo sconosciuta! si tratta di un insieme di abitudini alimentari, diffuse tra i popoli del bacino del Mediterraneo ormai da secoli.

Le principali caratteristiche della Dieta Mediterranea sono:

  • basso contenuto di acidi grassi saturi;
  • ricchezza di carboidrati e fibra;
  • alto contenuto di acidi grassi monoinsaturi, derivati principalmente dell’olio d’oliva.

Questo evidenza come ci sia consumo abbondante di pane, pasta, verdure, insalate, legumi, frutta. In minor quantità, poi, carne bianca, pesce, uova e latticini. Per quanto riguarda la carne rossa, questa viene consumata in misura nettamente inferiore rispetto alle diete diffuse nel resto del mondo (Figura 1).

Piramide alimentare relativa alla dieta mediterranea
Figura 1 – La piramide alimentare relativa alla Dieta Mediterranea

I benefici della dieta mediterranea

Negli ultimi anni, questa dieta e i suoi benefici sono stati al centro di numerose ricerche. Si è, infatti, evidenziato come aderire a questo regime alimentare sia correlato con una riduzione dell’incidenza di malattie cardiovascolari, tumori ed altre patologie gravi.

Dieta mediterranea e invecchiamento

Oltre questo, sembra avere anche un ruolo importante nell’invecchiamento, che pur essendo un meccanismo fisiologico, porta all’indebolimento dell’organismo. Questo si manifesta con infiammazioni croniche di basso grado, perdita della funzione cognitiva, sarcopenia, sviluppo di diabete ed aterosclerosi.

La Dieta Mediterranea potrebbe, però, rallentare questi processi. Questa sembra essere associata ad una riduzione della mortalità, aumento dell’attività antiossidante, riduzione dell’infiammazione e dell’incidenza di diverse patologie.

Da questi presupposti è partita la ricerca di un gruppo internazionale di ricercatori, guidati dall’Università di Cork.

Il progetto NU-AGE

Studi precedenti, avevano evidenziato come una dieta povera, a cui, generalmente, aderisce la maggior parte degli anziani, se utilizzata a lungo termine, fosse in grado di modificare negativamente il microbiota accelerando il processo di indebolimento correlato con l’invecchiamento.

Per questo motivo, i ricercatori hanno provato a vedere se la Dieta Mediterranea potesse mantenere inalterato il microbiota dei soggetti anziani o, addirittura, promuovere la proliferazione di batteri associati ad un invecchiamento “sano”.

Il progetto NU-AGE (nome dello studio) si è occupato di studiare gli effetti di questo regime alimentare, somministrato per un anno, su una vasta coorte di soggetti anziani (più di 1200 individui), di età compresa tra i 65 e i 79 anni, di cinque Paesi europei differenti (Polonia, Paesi Bassi, Regno Unito, Francia ed Italia). Di questi individui, 612 erano soggetti che si trovavano in una condizione non ancora del tutto debilitante, di cui 289 sono stati selezionati come controlli e i restanti 323 si sono sottoposti alla Dieta Mediterranea.

Risultati

Confrontando la composizione del microbiota degli individui che hanno partecipato allo studio prima e dopo l’inizio dello stesso, si è visto come, seguire la Dieta Mediterranea (anche solo per 12 mesi) portasse dei cambiamenti benefici del microbiota. Questo si è manifestato con miglioramenti della deambulazione e delle abilità cognitive, fra cui la memoria episodica.

Un’analisi più dettagliata ha mostrato come vi fosse un aumento dei batteri noti per la produzione di acidi grassi a catena leggera (quelli considerati buoni) e una diminuzione dei batteri coinvolti nella produzione di acidi biliari che, alla lunga, sono correlati ad un maggior rischio di cancro all’intestino, insulino-resistenza, fegato grasso e danno cellulare (Figura 2).

Rappresentazione dei differenti taxa che sono presenti nel microbiota in seguito all'adesione alla Dieta Mediterranea e senza questa
Figura 2 – A sinistra si possono osservare i taxa più abbondanti nel microbiota dei soggetti in seguito all’adesione alla Dieta mediterranea, a destra, invece i taxa più abbondanti prima dell’inizio dello studio

Questo cambiamento così positivo è sicuramente dovuto ad un’alimentazione ricca di fibre alimentari e delle vitamine e dei minerali ad esse associati (come le vitamine C, B6, B9 e i minerali come potassio, ferro, magnesio).

Inoltre, mentre all’inizio dello studio, la composizione microbica era differente a seconda della nazionalità, dopo 12 mesi questa diveniva simile per tutti i partecipanti allo studio.

Discussione dei risultati

L’interazione fra dieta, microbiota e salute dell’ospite resta, però, un fenomeno complesso influenzato da diversi fattori. In futuro, dovrebbero essere considerati anche fattori, come età e peso, che potrebbero modificare la riuscita di questa interazione.

Inoltre, bisogna tener conto che l’utilizzo della Dieta Mediterranea a lungo termine non sarebbe sostenibile sia economicamente che logisticamente, soprattutto per quei Paesi in cui gli ingredienti base di questa dieta non sono disponibili tutto l’anno. In più, questa non sarebbe un’ipotesi attuabile in quei soggetti anziani con difficoltà di deglutizione. Per questo, si dovranno trovare dei metodi alternativi per promuovere lo sviluppo di un microbiota “sano” e un rallentamento dell’invecchiamento.

Fonti

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