Miele, Eclettismo e Salento: polifenoli antibiotici in oasi

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Nardò. Litorale ionico del Salento. Torri costiere, timo selvatico, e pale spinose, imperlate di bacche corallo. Ma anche ville gentilizie e giardini, dal passato minuto, sempre a rischio d’oblìo. E, per merito di alcuni illuminati proprietari, qui si scoprono vere oasi ronzanti: con tanto di arnie, api, apicoltori, ed aromatico miele, ricco in polifenoli. Uno degli ingredienti più impastati nella voluttuosa elegia araba di Sicilia, del poeta Ibn Ḥamdīs, tra XI e XII secolo.

Ogni affascinatrice ha due bellezze opposte:
la chioma è la notte e la fronte l'aurora.

Sorride mostrando la grandine; chi ne succhia i chicchi,
sente il dolce del miele e l'ebrezza del vino.                                                                              Il Canzoniere, LXIV, 6-8.

Un dono lucente, sottratto con competenza e rispetto, all’ombra di privati capolavori dell’Eclettismo architettonico, di fine Ottocento, in questo spicchio di Salento, dall’onirico spessore. Ed intanto, un gruppo di ricerca italiano, scopre ancora altre virtù funzionali, del miele: polifenoli, attività antibiotiche, e molto altro.

Eclettismo artistico e culturale del Salento: l’apicoltura responsabile

A partire da echi lontanissimi, del III secolo, quando una complessa crisi sociale ed economica condannò le città dell’occidente medievale al declino, spingendo alla ruralizzazione della società, ed al rifugio nei possedimenti di campagna, per cavarne almeno l’essenziale per sopravvivere, la seconda metà del XVIII secolo ha espresso, in Terra d’Arneo, soluzioni concettualmente risonanti. Nella seconda metà del Settecento, infatti, si assisté ad un inatteso declino dell’olivicoltura locale, per cause tanto colturali, quanto economiche e commerciali. Proprio nel periodo di maggior richiesta internazionale, del prodotto oleario: è arcinoto, infatti, che, l’olio lampante, brillasse nei lumi di tutta Europa, partendo dal vivace porto di Gallipoli.

Dall’olio, al vino…

Così, l’interesse dei locali proprietari, di fondi agricoli, si volse alla viticoltura: più delicata e richiedente cure costanti, soprattutto per la scelta di privilegiare colture legnose rispetto al seminativo; il che indusse una generale migrazione dei padroni, dalle città, alle loro campagne. E, per un controllo pieno dei propri affari, vi costruirono piccole abitazioni, semplici ed essenziali, funzionali alla mera continuativa presenza.

…per giungere al miele

A distanza di un secolo, sullo sfondo delle enormità storiche, che hanno scolpito per sempre il profilo italiano, le ville di campagna sono divenute spunto per ostentazione e spettacolarità artistica, che ha coinvolto diversi architetti locali, nella generale fioritura dell’Art Nouveau. Le personalità dei committenti, hanno, però, tutte, caratterizzato gli immobili, con i toni delle proprie suggestioni: Villa Saetta-de Michele (figura 1, 2, 3), in località Cenate, di Nardò, ne è un esempio evidente ed illustre.

Di proprietà del Dott. Carlo de Michele e di sua moglie Anna Campoli, la tenuta abbraccia il visitatore, sempre gradìto, con il suo prospetto concavo (risultato di un’originalissima pianta ad omega): sintesi di proverbiali slanci gotici, e stilemi moreschi. Intorno ad essa, si dispiega un giardino all’italiana, ma anche una preziosa vegetazione mediterranea spontanea; ed al posto del vigneto originario, su cui fu fondato il primo nucleo colonico settecentesco, un fiero uliveto. Difeso, dalle note tribolazioni infettive, degli ultimi anni, con competenza tecnica dei proprietari, coadiuvata da specialisti del luogo. Nel perfetto e reale rispetto dei tempi e degli equilibri biologici, e microbiologici, di ogni più piccola unità ecologica, che entrambi sentono di avere in custodia.

Ed è qui, che, da qualche tempo, l’apicoltore ed agrotecnico, Ing. Ivano Manca, alleva esemplari di Apis mellifera ligustica (figura 4), in una zona riservata della tenuta (figura 5), ricavando, senza forzature o stringenze commerciali, un miele Millefiori, dal magnetico bicromatismo stagionale (figura 6).

Miele di Apis mellifera ligustica: l’ultimo studio svela polifenoli, ed effetti antibiotici e prebiotici

L’esaltazione dell’oro liquido è già alle stelle. Complici, incontri divulgativi, degustazioni, fiere. Sempre più tecnici, esperti, consumatori informati, decantano le brillanti proprietà, dell’elaborato naturale più gustoso esistente. Tra queste, il suo delicato supporto in terapie antidiabetiche, l’effetto regolatorio sul tasso glicemico in circolo. Tutte proprietà ascritte, tuttavia, solo a miele monoflorale.

Sempre più allettante, data la crescente, ed evidente, soggezione dell’umanità alle intemperanze batteriche, è dunque la ricerca di proprietà antimicrobiche, antibiotiche, in prodotti naturali.

Biofilm batterico: su questo, il miele, si abbatte con modi antibiotici

Nell’incursione patogena, tutto parte dall’adesione del batterio, alle strutture dell’ospite. Quindi, prima di armare, orientare, o sostituire, metaboliti e composti biochimici naturali, contro gli invasori, conviene studiare il modo di sottrarre loro, intanto, l’accesso. I patogeni, nelle prime fasi, si attivano nel produrre un temutissimo biofilm, di autoprotezione. Una volta aggregato, esso diventa, infatti, una struttura ampiamente resistente, anche a condizioni straordinariamente sfavorevoli, alla crescita batterica. Agenti chimici, fagocitosi, nulla può più eradicare l’infezione. Come una molecolare immunità, il biofilm garantisce ai patogeni incrementi di densità di popolazione, reazioni a catena, chimiche, fisiche e metaboliche, che nell’insieme fanno la patogenicità dei ceppi.

La comunità scientifica si divide la veduta, sulla salvaguardia della nostra salute. Alcuni gruppi di ricerca, infatti, valutano attitudini del miele, che siano effettive contro i patogeni: miele di manuka contro Staphylococcus aureus, miele di tualang contro Acinetobacter baumannii. Altri ordini di studi sperimentali, invece, si volgono al pro, cioè alle doti di stimolazione dei ceppi proficui per le nostre leggi metaboliche: miele di castagno, che favorisce la proliferazione di Lactobacillus acidophilus e Lactobacillus rhamnosus, oppure il miele di tiglio, che, in più, incrementa l‘idrofobicità di superficie.

Lo studio su miele italiano monoflorale

Fratoianni e colleghi hanno appena visto pubblicato il loro studio, che allinea le due prospettive, e valuta tanto l’influenza del miele sulla funesta aggregazione del biofilm patogeno, quanto la sua stimolazione di crescita, di popolazioni probiotiche. A sostanziare la ricerca, inoltre, il dosaggio dei polifenoli, contenuti nel dolcissimo nutraceutico, e la valutazione di una sua desiderabile attività anti-glicosidasica, in vitro.

Cronache sperimentali

Si parte da differenti mieli monoflorali, sul mercato biologico: abete, corbezzolo, edera, albero del paradiso, cardo, rododendro. Forniti dall’azienda Mieli Thun, di Trento. I campioni di miele hanno subìto, innanzitutto, refrigerazione a 4°C al buio, prima delle analisi. Ma senza manifestare cristallizzazione, tanto da poter poi essere perfettamente sospesi in acqua deionizzata e buffer fosfato (1 g in 4mL). Seguono, filtrazione con Millipore 0.45 μm, quindi analisi biochimica e test microbico.

Dosaggio dei polifenoli del miele monoflorale

I ricercatori hanno condotto, in primis, il dosaggio dei polifenoli totali, mediante impiego di reattivo di Folin-Ciocalteu, spettrofotometria, ed acido gallico, come standard. I dati ottenuti, parlano di ampie e comprensibili variazioni, da 110.46 μg/g (miele di rododendro), a 552.29 μg/g (miele di corbezzolo). Quote più contenute, nel lavoro di Vela e colleghi, distinguendo però tra mieli multiflorali e monoflorali, diverse piante d’origine dei pollini, particolari aree geografiche, e caratteristiche condizioni pedoclimatiche.

Valutazione delle proprietà antidiabetogene del miele

Lo studio ha poi approfondito gli aspetti biochimici di inibizione dell’enzima α-glicosidasi: si tratta dell’agente responsabile della scissione del maltosio, di svariati alimenti, in molecole di glucosio, disponibili poi alla assimilazione, per via ematica. In un quadro metabolico, per esempio, di alterata tolleranza glucidica, di precoce resistenza insulinica, o addirittura, di franco diabete, però, l’inibizione di tale enzima “liberatore di zuccheri”, può dimostrarsi provvidenziale, vitale. Questa dote, la si cerca, e la si incontra, nel miele, fresco, crudo, vivo, di particolari piante.

Preparata, quindi, una soluzione di α-glicosidasi (5 mg/mL) da Saccharomyces cerevisiae e p-nitrofenil-α-D-glucopiranoside (1mM), in buffer fosfato (20 mM), a pH 6.0, i ricercatori ne hanno seguito la reazione: 10 μL dell’enzima, 25 μL di substrato, 10 μL di estratto, in volume totale di 80 μL, a 37°C, per 10 minuti. Poi, lettura ottica a 400 nm, interpolazione grafica dei valori ottenuti, rispetto alla concentrazione di estratto, e si scoprono le quantità dei campioni, di diversi mieli, necessari e sufficienti a garantire il 50% dell’inibizione enzimatica in questione (indice noto come IC50).

Polifenoli ed effetto antidiabetogeno del miele, non correlano tra loro

Nei mieli di albero del paradiso, sulla, abete, rododendro, l’indice IC50 è 34.07 mg/mL; comunque, mai inferiore a 30 mg/mL, a meno che non si tratti di miele di sulla, che ha, infatti, il primato di efficienza antidiabetogena, con IC50 pari a 20.2 mg/mL. Ma i ricercatori non si spingono ad ipotizzare alcuna correlazione tra ricchezza in polifenoli e capacità inibitoria dell’enzima α-glicosidasi. Il miele di corbezzolo, infatti, li smentirebbe, con la sua gamma polifenolica ed il suo IC50 pari a 32.7 mg/mL. Ed, in effetti, il migliore, in quest’ambito, ovvero il miele di sulla, ha un contenuto irrisorio di polifenoli (182.4 μg/g).

Sulla scorta, poi, degli studi di Zaidi e colleghi, i quali evidenziano qualità antinfiammatorie di mieli monoflorali, insieme a quelle inibitorie dell’enzima, i ricercatori ammettono la presenza, ancora sfuggente, di altre classi di molecole, che chiariscano le apparenti incongruenze. Fermo restando, la insondabile variabilità, dovuta alle diverse origini botaniche dei mieli e alle molte specie d’Apis mellifera.

La miglior difesa è l’attacco? Effetti antibiotici del miele

Per porsi in ruolo d’attacco, i ricercatori hanno, inoltre, indagato le proprietà antibiotiche, antibatteriche, dei campioni di miele. Quindi, hanno allestito colture in brodo LB, di:

  • Acinetobacter baumannii ATCC 19606,
  • Escherichia coli DSM 8579,
  • Listeria monocytogenes ATCC 7644,
  • Pseudomonas aeruginosa DSM 50071,
  • Staphylococcus aureus subsp. aureus Rosebach ATCC 25923,

con incubazione per 18 ore, a 37°C. Così, siamo giunti a distinguere chiaramente le sottili strategie biochimico-funzionali, contro i patogeni, custodite nel prezioso fluido ambrato.

Concentrazione inibitoria minima (MIC), di tutto il miele sotto studio

I valori ottenuti, sul totale dei mieli coinvolti nella sperimentazione, oscillano tra 20-50 μL/mL. Anche in questo caso, i ricercatori escludono, necessariamente, una causalità polifenolica: il miele di corbezzolo, assurto a massima fonte di polifenoli, su Pseudomonas aeruginosa, esprime valori poco onorevoli di MIC: 40 μL/mL.

Miele: guastatore del biofilm patogeno in formazione

Il miele d’edera ha inibito la creazione del biofilm di Listeria monocytogenes, fino al 90%. Gli altri mieli hanno, invece, mostrato abilità molto inferiori:

  • albero del paradiso, fino al 49.14%,
  • sulla, fino al 34.99%,
  • rododendro, fino al 14.60%.

La coltura solitaria di Acinetobacter baumannii, ancora, ha restituito una sensibilità del suo biofilm a tutti i tipi di miele testati, tranne a quello di corbezzolo (nonostante i suoi famigerati polifenoli), mai al di sotto del 26.38%, mai al di sopra di 83.46%.

Resistenza all’inibizione da miele: Escherichia coli

E. coli, il nostro caro, eterno, commensale enterico è l’unico ceppo, nello studio, a mostrare resistenza all’azione disturbante del miele sulla formazione di strutture patogenetiche (biofilm). Solo il miele di sulla, ad altissima concentrazione, riscuote inibizione del 72.92%. La sospensione della formazione del biofilm, ab origine, però si deve, in realtà, al miele di abete (44% su E. coli, 92.03% su Listeria monocytogenes). Anche il miele di cardo, mostra ottime percentuali, tra 80% e 93.41%, ma non su E. coli (15.41%).

L’inibizione del biofilm, con effetti antibiotici, non dipende dalla struttura batterica

I ricercatori chiariscono che la efficace o fallimentare inibizione, da parte del miele, del biofilm batterico, non dipenda dal tipo di microrganismo: gram-positivo o gram-negativo. E. coli (gram-negativo) e Listeria monocytogenes (gram-positivo), per esempio, soffrono entrambi l’inibizione da miele, con valori quasi coincidenti: 72.92% e 72.29%, rispettivamente.

Sul biofilm, ormai maturo, di Staphylococcus aureus, agisce anche il miele dell’albero del paradiso (76.64% – 84.27%). Tutti i campioni di miele, in realtà, sono in grado di inficiare l’integrità del biofilm batterico maturo; alcuni, inoltre, anche di inibire fortemente il metabolismo dei patogeni, risultando così efficaci anche contro il superbo E. coli.

Proprietà anti-adesive del miele, per sottrarci all’attacco dei patogeni

I ricercatori hanno aggiunto alle colture patogene in corso, quote di ogni campione di miele, a 2 ore dall’inizio dell’incubazione. La miglior performance anti-adesione batterica, se la aggiudica il miele dell’albero del paradiso, che in vitro, raggiunge valori di 79.46% – 84.27%, a scapito di Staphylococcus aureus.

Volgendo più al pro, che al contro, di proliferazioni biologiche

Obiettivo: accertare se, allestendo colture in MRS, privato di glucosio, cui si aggiungano due diverse concentrazioni dei mieli in esame (1% e 2%), il cambio di sorgente zuccherina, influenzi in qualche modo alcuni noti probiotici. E si scopre che il Lactobacillus:

  • acidophilus, si è giovato grandemente del miele di edera, sulla ed abete;
  • casei, invece, ha risposto meno alle profferte mellite;
  • gasseri, ha gradito la sostituzione in coltura del glucosio, con miele di abete e rododendro;
  • plantarum, ha preferito come substrato di crescita in coltura, miele di sulla, edera, corbezzolo ed abete;
  • rhamnosus, infine, ha mostrato incremento di crescita su miele di albero del paradiso, edera, corbezzolo, rododendro e sulla.

E tutto questo, per la prima volta ha annunciato, a partire dall’Italia, che alcuni mieli monoflorali abbiano anche talento da prebiotici.

Non sono sognatori, gli apicoltori: sono i nostri occhi, spalancati sul futuro

L’integrità del corredo genetico degli esemplari di Apis mellifera, popolazioni e sottospecie tutte, ben adattate ad ogni ambiente, comprese le nostre città, è il trending topic della ricerca mondiale nel settore. La tutela di tale patrimonio molecolare, è il punto cruciale nella trama del nostro avvenire, della sopravvivenza vera, e muove la responsabilità degli apicoltori. Silenziosamente industriosi, quanto le loro accudite inquiline.

A minacciare gli sforzi umani, da un lato il clima, mandato fuori di sesto, l’uso di pesticidi ed i correlati parossismi di sensibilità delle api; dall’altro, anche le cattive pratiche d’apicoltura, la transumanza delle colonie, e l’ampio commercio di api regine, che scompaginano la fondamentale variabilità genica delle popolazioni di imenotteri.

Ma l’Italia, tanto dispersa e distratta, approssimativa e lassista, può contare su connotati geografici innati, che la rendono ricettacolo gradito a ben 4 linee evolutive di Apis mellifera, e, soprattutto, su avveduti ed onesti professionisti, che, con sacra dedizione, proteggono e regolano gli infinitesimi cicli biologici, che ci tengono ancora insieme. Ancora qui.

Fonti

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4 commenti su “Miele, Eclettismo e Salento: polifenoli antibiotici in oasi”

  1. Si conosco l’ingegnere Manca e la sua meticolosa passione nel dedicarsi all’apicultura, non a caso il miele da lui prodotto è da considerarsi un vero toccasana la salute quotidiana che come lui stesso lui tiene a precisare è del tutto naturale e non bio.

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