Nuovi alleati contro i tumori: batteri ingegnerizzati per l’immunoterapia

I tumori: una vecchia storia.

La lotta contro i tumori resta ancora un tema estremamente caldo e complicato da districare nella fitta rete che avvolge la ricerca scientifica. Una lunga guerra che fonda le sue radici in un passato che ad oggi sembra essere davvero molto lontano. Basti pensare che le prime testimonianze riguardanti questi mali risalgono alla medicina egizia, esattamente nell’antico papiro di Kahun (1850 a.C.) dove per la prima volta si è presentata la descrizione di un cancro dell’utero, mentre un altro documento, poco dopo, il papiro di Ebers (1550 a.C.), tratta della condizione di non curabilità di tale patologia.

Forse più spesso dovremo viaggiare così indietro nel tempo per ricordare quanti passi in avanti sono stati fatti nella scienza, grazie all’aiuto di menti eccelse, idee brillanti che hanno portato a stupefacenti innovazioni ed a quante vite sono state salvate, quante persone possono dire di aver vinto questa battaglia davvero.

I tumori: la storia attuale.

Ed oggi, nel 2019, a quale passo siamo arrivati?

Come detto sopra, in precedenza questi mali, venivano definiti incurabili, oggi, le terapie sono molteplici, con i loro vari pro e contro, certo, ma siamo stati in grado di dare vie di fuga e di non farci mettere spalle al muro da questo tipo di nemico. Stiamo parlando ad esempio della radioterapia, chemioterapia, chirurgia sempre più efficiente ed immunoterapia.

Quest’ultima in particolare si trova al centro di molti studi, in quanto sembra fornire dei buoni e speranzosi strumenti per annientare definitivamente questi mali.

In questo articolo però non andremo a descrivere la semplice immunoterapia di base, vi porteremo più avanti, al centro di uno studio pubblicato recentemente, in cui a fare da padroni sono sempre loro: i nostri amati batteri.

I batteri e l’immunoterapia

Cosa c’entrano i batteri con l’immunoterapia? Effettivamente nulla, ma un detto dice che l’unione fa la forza, ed è proprio con questa filosofia che un gruppo di ricerca della Columbia University ha probabilmente settato il proprio promettente studio. Andiamo con ordine.

Oggi, nel 2019, nell’ambito della medicina clinica, siamo nell’era della biologia sintetica ovvero quella branca della biologia che ci permette di poter effettuare la programmazione genetica delle cellule viventi. Questo approccio trasformativo consente la creazione di sistemi ingegnerizzati, altamente efficienti che rilevano e rispondono in modo intelligente a diversi ambienti, aggiungendo specificità ed efficacia che si estendono oltre le capacità della terapia molecolare.

Una particolare area di interesse di questa branca è l’ingegneria dei batteri come sistemi di erogazione terapeutica per rilasciare selettivamente sostanze terapeutiche in vivo. In particolare, in questo studio, pubblicato sulla rivista Nature, è stato creato un ceppo non patogeno di E.coli (Figura 1) in grado di agire contro tumori solidi e portare alla loro quasi completa eliminazione nei topi.

Figura 1: immagine rappresentate E.coli, il protagonista dello studio.

Batteri ingegnerizzati

Il batterio è stato ingegnerizzato in maniera tale da innescare un processo di autolisi una volta iniettato nel microambiente tumorale, grazie a questo fenomeno, una volta lisato, il batterio è in grado di rilasciare nanoanticorpi contro CD47, un recettore antifagocitico che normalmente è iperespresso nelle cellule tumorali.

Il team ha dimostrato inoltre che, la consegna di questi anticorpi in loco da parte dei batteri che colonizzano il tumore, aumenta l’attivazione delle cellule T infiltranti il ​​tumore stesso, stimola la rapida regressione del tumore, previene le metastasi e porta alla sopravvivenza a lungo termine in un modello di tumore sinergico nei topi.

In aggiunta vi sono dati che mostrano come l’iniezione locale stimola le risposte immunitarie sistemiche specifiche dell’antigene tumorale che riducono la crescita di tumori non trattati, fornendo prove di concetto per un effetto indotto da un’immunoterapia batterica ingegnerizzata.

In definitiva quindi, questi batteri ingegnerizzati, secondo questa ricerca, potrebbero essere utilizzati per la consegna sicura e locale di carichi utili immunoterapici che portano all’immunità antitumorale sistemica.

Una scoperta davvero interessante che potrebbe fornire un nuovo spunto ed un nuovo lavoro a questi mini esserini che a quanto pare non sempre dobbiamo definire come nemici, ma bensì alleati in questa grande battaglia che speriamo continui a far passi da gigante, con la speranza che nuovi autori tra non molti anni, potranno parlare di essa come un qualcosa di ormai terminato e remoto.

Ilaria Bellini

Fonti

  • “Programmable bacteria induce durable tumor regression and systemic antitumor immunity”. Sreyan Chowdurhy et al. Nature, 2019.

Informazioni su Ilaria Bellini 16 Articoli
Laureata in biologia presso l'università di Perugia, sto per conseguire la seconda laurea specialistica in biotecnologie mediche. Come è facilmente intuibile dalla mia carriera universitaria sono affascinata dall'uomo e da tutto ciò che possa eludere i suoi meccanismi così finemente perfetti (o forse no?). La mia passione principale sono i virus ed i batteri.

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