Un batterio tossico a livello intestinale peggiora la steatosi epatica da alcol

Uno studio scientifico chiama in causa Enterococcus faecalis citolitico per l’incremento dell’indice di mortalità nei soggetti con steatosi epatica da alcol

Le complicazioni da fegato alcolico

Il fegato delle persone che abusano di alcol in nessun caso è un fegato sano. La patologia che più frequentemente accompagna i così chiamati alcolizzati è la steatosi epatica, anche detta patologia del fegato grasso da alcol. Una condizione spesso peggiorativa per la quale non esiste al giorno d’oggi miglior rimedio che quello di un trapianto.

L’aspetto che da anni ha incuriosito molti studiosi riguarda però il grado eterogeneo di mortalità e peggioramento della patologia in una popolazione omogena. Un potenziale catalizzatore dell’aggravarsi delle condizioni di un fegato malato sembra provenire ancora una volta dal microbiota intestinale. Stiamo parlando di un ceppo tossico di Enterococcus faecalis.

Un nuovo responsabile per la cronicità della patologia

Un’interessante ricerca recentemente pubblicata sulla rivista scientifica Nature ha infatti dimostrato come la colonizzazione del ceppo citolitico di E. faecalis sia associata ad un prognostico peggiorativo di un fegato già rovinato dall’alcol. La ragione risiede nella capacità di questo ceppo di sintetizzare la citolisina, una esotossina che nella sua forma bioattiva è costituita da due peptidi codificati rispettivamente dalle sequenze geniche cylLL e cylLS . La citolisina non solo è in grado di agire contro batteri Gram positivi, ma anche di distruggere cellule eucariotiche.

Il team di Bernd Schnabl, un gastroenterologo della University of California, in San Diego (UCSD) ha esplorato questa associazione in pazienti affetti da disordini epatici legati all’abuso di alcol, confrontando la composizione del microbiota fecale tra pazienti ad uno stato cronico del disordine (con epatite steatosica) contro pazienti ad uno stadio più precoce.

La tossina batterica peggiora la sintomatologia nell’uomo

Nonostante i risultati ottenuti non dimostrino una diretta correlazione tra la quantità di E. faecalis e la cronicizzazione della malattia del fegato nei pazienti analizzati, ci sono diversi altri parametri che sembrano invece essere direttamente associati alla presenza, a livello fecale, della citolisina tossica, tanto nella sua forma di proteina come a livello genico.

La mortalità dei pazienti con livelli di tossina più elevati è salita all’89%, dopo 180 giorni dall’ammissione allo studio clinico, contro solo il 3.9% dei pazienti negativi per la presenza di citolisina. Un dato interessante è anche quello derivante dalla studio filogenetico compiuto sull’E. faecalis dei pazienti con epatite alcolica. Secondo i dati di quest’ultimo, i ceppi di E. faecalis positivi per la produzione di citolisina sembra abbiano origini filogenetiche diverse, probabilmente attribuibili alla presenza del gene della citolisina tanto in forme plasmidiche come in isole di patogenicità mobili a livello cromosomiale.

Esperimenti nei topi puntano l’indice contro il batterio tossico

Per approfondire i risultati precedentemente ottenuti, i ricercatori sono passati a studiare l’associazione identificata in vivo anche nei topi. Il primo esperimento effettuato si è basato sulla colonizzazione intestinale dei topi con un ceppo citolitico di E. faecalis insieme alla somministrazione di un dieta cronica a base di etanolo, per simulare il danno epatico da abuso di alcol.

Il risultato? I topi con il ceppo citolitico di E. faecalis presentavano danni epatici molto più severi rispetto ai topi controllo. Contemporaneamente, a livello tissutale, la concentrazione della citolisina e la presenza del batterio citolitico E. faecalis erano molto più elevate nel fegato dei topi alimentati con etanolo, rispetto a quelli con una dieta controllo.

Sembrerebbe che l’etanolo faciliti una maggiore permeabilità per questo ceppo batterico a livello intestinale.

Una seconda serie di esperimenti sono stati condotti in topi germ-free colonizzati con ceppi positivi e negativi per la citolisina derivati direttamente dai pazienti con steatosi epatica da alcol. A conferma dei risultati precedentemente ottenuti, anche qui è stato possibile dimostrare che la colonizzazione di ceppi umani di E. faecalis citolitico comportino una peggiore prognosi, con comparsa di steatosi, infiammazione e fibrosi epatiche, oltre che un aumento dell’indice di mortalità.

La speranza della terapia batteriofagica

Le sorprese non finiscono qui, perchè i ricercatori propongono anche un potenziale trattamento terapeutico. Si tratta della possibilità di somministrare, a livello intestinale, dei batteriofagi contro ceppi di E. faecalis positivi per la citolisina. Una soluzione che, in modelli murinici, sembra già aver dato buoni risultati. Tuttavia bisogna considerare l’effetto, spesso rovinoso da parte del sistema immunitario, di una simile terapia nell’uomo.

Immagineal microscopio elettronico di fagi che attaccano batteri
Figura 1: Immagine al microscopio elettronico di batteriofagi che attaccano batteri.

Un futuro target terapeutico per la steatosi epatica

Una scoperta interessante e una proposta terapeutica alternativa al comune trattamento con antibiotici che, come sappiamo, è sempre fedelmente accompagnato, dall’ormai nota problematica dell’antibiotico-resistenza.

Ovviamente c’è ancora tanta strada da percorrere per poter effettivamente stabilire da una parte la citolisina come biomarker della steatosi epatica da alcol e, dall’altra, determinare l’efficacia e sicurezza della terapia proposta.

Serena Galiè

Bibliografia

Informazioni su Serena Galié 49 Articoli
Laureata in Biotecnologie Mediche con curriculum internazionale in Management in Medical Biotechnology presso l'Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Master in Biotechnology of Environment and Health presso l'Università di Oviedo, in Spagna. Attualmente studentessa di un PhD in Nutrizione e Metabolismo presso l'Università Rovira I Virgili, a Tarragona in Spagna.

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