Aspirina

Generalità

L’Aspirina è un farmaco che appartiene al gruppo dei FANS (farmaci anti-infiammatori non steroidei), i quali bloccano la sintesi dei prostanoidi di cui fanno parte prostaglandine, trombossani e prostacicline. In generale, si tratta di mediatori lipidici che regolano numerosi processi fisiologici e patologici dell’organismo, e che si formano a partire dall’acido arachidonico (AA). Quest’ultimo, è un acido grasso essenziale liberato dai fosfolipidi di membrana in seguito a stimoli di diversa natura.

Aspirina comunemente presente in commercio
Figura 1 – Aspirina comunemente presente in commercio [www.farmacieravenna.com]

Concentrandoci sull’Aspirina (acido acetilsalicinico) è, ad oggi, l’antiaggregante meglio documentato e più tollerato ed economico. Pertanto, viene considerato farmaco di prima scelta nella maggioranza delle patologie a rischio trombotico. La sua azione antiaggregante si manifesta per inibizione della attività ciclo-ossigenasica delle piastrine che diventano non più in grado di produrre trombossano A2 (sostanza proaggregante specifica) per tutta la durata della loro vita media, ovvero circa 8 giorni.

Indicazioni e controindicazioni terapeutiche

I farmaci antiaggreganti come l’Aspirina rendono il sangue più fluido, impedendo alle piastrine di aggregarsi e, quindi, di formare trombi. In particolare, l’acido acetilsalicilico (ASA, o commercialmente aspirina) è attualmente considerato l’antiaggregante di riferimento per l’efficacia dimostrata nel trattamento dei pazienti con malattie tromboemboliche arteriose. È, quindi, raccomandato nella fase acuta dell’infarto del miocardio (IMA) e nella prevenzione secondaria di numerosi eventi cardiaci e cerebrovascolari, come ad esempio l’ictus cerebrale o l’attacco ischemico transitorio (TIA).

L’ASA è, invece, controindicato in pazienti che presentano ipersensibilità a tale farmaco, o in caso di tendenza accertata al sanguinamento, di ulcera gastrica o duodenale attiva, insufficienza renale grave, gravidanza (ultimi tre mesi), ma anche durante l’allattamento al seno. Inoltre, per tutti coloro che sono sottoposti a terapia concomitante con anticoagulanti, per i soggetti con carenza di glucosio-6-fosfato-deidrogenasi, per i pazienti asmatici e con patologie gastriche e duodenali, è consigliata l’assunzione di Aspirina con estrema cautela.

Oltre che per l’azione antiaggregante (su cui ci soffermiamo nella stesura di questo articolo), l’Aspirina trova un largo impiego nel trattamento di dolori generici come l’emicrania o il mal di denti. Per di più, viene utilizzata per trattare malattie infiammatorie acute e croniche come l’artrite reumatoide e i sintomi delle sindromi influenzali e da raffreddamento.

Meccanismo d’azione

L’Aspirina, così come tutti i FANS in generale, agisce inibendo la ciclo-ossigenasi (COX). In particolare, esistono due isoforme principali della COX: la COX-1, isoforma espressa dalle piastrine e coinvolta nella sintesi del più potente agonista dell’aggregazione piastrinica, il trombossano A2; oltre ad essere espressa dalle cellule epiteliali della mucosa gastrica. La COX-2, invece, è un enzima inducibile a seguito di stimoli pro-infiammatori. L’aspirina è l’unico FANS che blocca in modo irreversibile sia la COX-1 che la COX-2.

L’acido acetilsalicilico viene trasformato in acido salicilico, che induce l’acetilazione di una serina nel cuore della COX e si lega al suo sito catalitico. In questo modo, si previene il legame dell’acido arachidonico (Fig. 2):

Meccanismo d'azione dell'aspirina
Figura 2 – Meccanismo d’azione dell’aspirina [https://www.ncbi.nlm.nih.gov/]

All’interno delle piastrine, la COX-1 viene inibita per l’intera vita della cellula stessa, ovvero circa 10 giorni. Essendo, però, l’emivita dell’acido acetilsalicilico molto breve, ed essendo il 10% delle piastrine circolanti rimpiazzato ogni 24 ore, solitamente dopo 5-6 giorni dall’assunzione dell’aspirina le piastrine funzionano normalmente.

È interessante, inoltre, prestare attenzione su come l’Aspirina abbia anche altri effetti che sembrano essere indipendenti dalla COX. In particolare, modifica l’emostasi attraverso una ridotta formazione di trombina e aumenta la fibrinolisi. Nell’endotelio, modifica l’emostasi primaria attraverso una ridotta espressione del fattore tissutale responsabile dell’adesione piastrinica.

Principio attivo e farmacocinetica

Come per tutti i farmaci, anche l’Aspirina ha un proprio principio attivo (rappresentato dall’acido acetilsalicilico; fig. 3) e una farmacocinetica che segue le fasi di assorbimento, distribuzione, biotrasformazione ed eliminazione.

acido acetilsalicilico
Figura 3 – Struttura chimica dell’acido acetilsalicilico [https://it.wikipedia.org]

A seguito della somministrazione orale, l’Aspirina viene assorbita a livello della mucosa gastrica ed intestinale. La frazione assorbita dipende da vari fattori, come la dissoluzione delle compresse, la forma di dosaggio e il pH gastrointestinale. Dopo l’assunzione, il picco plasmatico viene raggiunto in 30 minuti (compressa di Aspirina tradizionale). Una precisazione importante da fare è che, qualora le compresse vengono assunte con il cibo, i massimi livelli plasmatici vengono raggiunti fino a 3 ore più tardi rispetto all’assunzione a digiuno.

Alla fase di assorbimento, segue la distribuzione. Sia l’acido acetilsalicilico sia il principale metabolita, l’acido salicilico, sono legati alle proteine plasmatiche (principalmente l’albumina) e si distribuiscono rapidamente nell’organismo. Avviene, poi, la biotrasformazione: l’acido acetilsalicilico è rapidamente metabolizzato ad acido salicilico con un’emivita di 15-30 minuti. Quest’ultimo, a livello del fegato, viene ulteriormente convertito in metaboliti non attivi come, ad esempio, l’acido salicilurico e l’acido gentisico. La cinetica di eliminazione dell’acido salicilico è dose-dipendente, poiché il metabolismo è limitato dalla capacità degli enzimi epatici. L’emivita di eliminazione varia da 2-3 ore dopo la somministrazione di basse dosi, 12 ore dopo le dosi abitualmente usate in analgesia e fino a 15-30 ore dopo alte dosi terapeutiche o in caso di intossicazione.

Infine, tanto l’acido salicilico quanto i suoi metaboliti, vengono escreti soprattutto attraverso i reni.

Reazioni avverse

Come già affrontato nei paragrafi precedenti l’Aspirina, grazie alla sua azione sulla COX piastrinica, è il farmaco d’uso più comune nella terapia antiaggregante (specialmente a bassi dosaggi è commercialmente nota come Cardioaspirina). Nello specifico di tale utilità, le dosi utilizzate si aggirano tra i 75-300 mg/die, mentre la funzione endoteliale non risulta particolarmente alterata. Dati sperimentali suggeriscono, però, che l’assunzione di acido acetilsalicilico può comportare diversi effetti collaterali che possono presentarsi in modo più o meno severo in base alla predisposizione individuale del singolo soggetto e in base al dosaggio e alla durata della terapia.

Ad un dosaggio più elevato di Aspirina non è associato una maggiore efficacia ma, piuttosto, un aumento del rischio di eventi avversi gastrointestinali. A questi possono, poi, sommarsi disturbi ematologici: primo tra tutti, la perdita della capacità coagulativa del sangue. Possono, infine, manifestarsi in maniera meno frequente disturbi dermatologici o effetti avversi come cefalea, insonnia, confusione e tremori.

Esiste un’altra condizione che è importante non sottovalutare: si tratta dell’intossicazione da salicilati. Infatti l’acido salicilico, dalla modifica chimica data dall’acetilazione, dà il famosissimo acido acetilsalicilico, ovvero la ben nota Aspirina. Di fatto, l’ingestione di compresse di salicilati (che corrispondono ad ingestione acuta > 150 mg/kg) può provocare una grave tossicità. I salicilati, in particolare, compromettono la respirazione cellulare determinando disaccoppiamento della fosforilazione ossidativa. Essi stimolano, così, i centri respiratori nel bulbo producendo alcalosi respiratoria.

Fonti

Crediti immagini

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