Il complesso del mal dell’esca della vite

Introduzione

Il mal dell’esca della vite è una malattia del legno o GTD (Grapevine Trunk Disease) tra le più diffuse e complesse al mondo. Viene definita come “complesso” del mal dell’esca per le diverse forme in cui si manifesta e per l’elevato numero di agenti patogeni responsabili.

Attualmente è una delle malattie più studiate in quanto sembra causi perdite nel settore viticolo di molti milioni di euro ogni anno. La sua importanza è legata anche al fatto che è una delle poche malattie principali della vite rilevata in tutte le zone viticole del mondo.

Una precisazione doverosa riguarda la differenza tra mal dell’esca ed esca giovane (GLSD). La distinzione tra queste due malattie è storicamente legata all’età delle piante bersaglio, oltre i 10 anni per l’esca contro piante giovani (0-8 anni circa) per l’esca giovane. Tra le due malattie differiscono parzialmente anche i microrganismi responsabili, nell’esca sono presenti anche funghi appartenenti al phylum basidiomycota, non perfettamente identificati nell’esca giovane. Nuovi studi stanno rivedendo questa classificazione “accademica” concentrandosi più sull’esca come complesso e differenziarla poi in base all’elevata variabilità di forme che può assumere.

Mal dell’esca: Agenti patogeni

Gli agenti patogeni responsabili del complesso del mal dell’esca sono funghi appartenenti ai phyla basidiomycota (ex. basidiomiceti) e ascomycota (ex ascomiceti). Fare un elenco esaustivo dei patogeni risulta impossibile, infatti continuamente vengono scoperti nuovi microrganismi che in modo sinergico collaborano con quelli noti a dare la manifestazione della malattia.

La ragione per cui diventa molto complicato individuare i patogeni principali è che a parte in pochi casi, i patogeni dell’esca in realtà sono microrganismi benefici (BMO- Beneficial MicroOrganism) che compongono il microbioma della pianta e che, a seguito di alcuni segnali, trasformano il loro sviluppo da mutualistico a patogeno.

A livello mondiale è in corso un processo di allineamento per andare ad identificare un “core” microbiologico che sia costantemente presente al manifestarsi di questa malattia. Ecco un elenco dei funghi principalmente identificati nel panorama italiano.

Appartenenti al phylum ascomycota:

  • Phaeocaremonium minimum (ex Phaeocaremonium aleophilum): uno dei primi identificati e tra i più presenti anche nel contesto internazionale;
  • Neofusicoccum parvum: principale rappresentante del genere delle botryiospheriaceae, caratterizzato da un’elevata aggressività nei confronti dell’ospite;
  • Eutypa lata: sembra essere uno dei pionieri nella colonizzazione delle piante per quanto riguarda l’attività patogena, sia nelle modificazioni di habitus che nelle colonizzazioni di nuovi ospiti;
  • Phaeomoniella chlamydospora: molto presente specialmente nelle piante asintomatiche.

Appartenenti al phylum basidiomycota:

  • Fomitiporia mediterranea;
  • Phellinus punctatus;
  • Stereum hirsutum: unico microrganismo ad aver evidenziato solo attività patogena e non mutualistica.
Fruttificazione di Stereum hirsutum
Figura 1 – Fruttificazione di Stereum hirsutum [Fonte: Wikipedia.org]

Mal dell’esca: Sviluppo fitopatia

I microrganismi responsabili del mal dell’esca in gran parte sono presenti nel microbioma della pianta. Tra le cause principali della modificazione di habitus dei microrganismi sembra essere la produzione di fitoalessine (composti di difesa di tipo fenolico) da parte delle piante, in risposta ad agenti sia di tipo abiotico (in particolar modo stress termici e carenze idriche) che biotico.

I microrganismi, che già colonizzano i vasi delle piante a seguito della modificazione del loro habitus iniziano a sottrarre il nutrimento dalla pianta e a degradare i vasi e formando quelle che comunemente vengono definite carie del legno. L’interruzione della continuità dei vasi causa nella pianta molti problemi portandola in alcuni casi fino a morte. Nel tempo questi microrganismi possono espandersi seguendo i vasi fino a necrotizzare completamente la pianta.

Un secondo metodo di diffusione è legato alla possibilità di trasferimento di funghi che abbiano instaurato un attività patogena da piante malate a piante sane. Questo fenomeno è assolutamente da evitare, con mezzi e attenzioni che vedremo successivamente.

Mal dell’esca: Sintomatologia e danni

Lo sviluppo di questa malattia come visto porta al deperimento dei vasi, tuttavia esternamente l’esca classica si può manifestare in due forme sintomatica e asintomatica. Nella forma sintomatica l’esca è facilmente identificabile attraverso i suoi sintomi che nello specifico sono delle tigrature fogliari (rosse nelle varietà bacca rossa e bianche nelle varietà a bacca bianca) che evolvono in necrosi completa dell’organo, necrosi che si manifestano anche sulla superficie dell’acino e che possono portare a fessurazioni durante la fase di ingrossamento. Generalmente questi sintomi sono spesso associati ad uno stentato accrescimento e ad una ridotta produttività della pianta legati entrambi ad una riduzione dell’afflusso di linfa grezza dalle radici.

La forma sintomatica può, in casi di particolare aggressività della malattia, condurre ad una manifestazione definita apoplettica, in cui la pianta muore in tempi molto brevi in genere durante il picco vegetativo. L’apoplessia è causata da una diffusione rapida dei patogeni che colonizzano rapidamente i vasi senza essere in alcun modo contrastati dalle difese della pianta.

La forma asintomatica, spesso preponderante, come dice il termine non presenta sintomi visibili esternamente se non un leggero ridotto accrescimento, di conseguenza rende questa malattia spesso difficile da diagnosticare. In questo caso la malattia può rimanere latente anche per molti anni per poi manifestarsi e condurre un veloce deperimento della pianta.

L’unico modo per poter diagnosticare con buona certezza l’esca è sezionare il tronco, verificare la presenza di carie e identificare i microrganismi che si sviluppano nelle necrosi.

Le necrosi che si osservano possono essere di colore marrone scuro/nero se la degradazione è operata da ascomycota che degradano la cellulosa lasciando intatta la lignina; troviamo necrosi di colore bianco nel caso in cui la degradazione sia causata da basisiomycota che intaccano la lignina risparmiando la cellulosa.

 Sezione trasversale di un tronco di vite colpito da esca
Figura 2 – Sezione trasversale di un tronco di vite colpito da esca [Fonte: Wikipedia.org]

Mal dell’esca: Prevenzione, controllo e metodi di lotta

Purtroppo al giorno d’oggi non sono presenti metodi efficaci per contrastare questa malattia. Storicamente si utilizzavano i fungici (come il sodio arseniato), ma con scarsi risultati vista la difficoltà per i principi attivi di raggiungere i patogeni.

Solo più recentemente con l’introduzione della lotta biologica si sono ottenuti risultati interessanti nel contrasto della malattia. Nello specifico funghi del genere Trichoderma spp. e batteri del genere Bacillus spp. sono già utilizzati per contrastare la malattia. Tuttavia l’utilizzo della lotta biologica trova la sua maggior efficacia in ottica preventiva, distribuendo i microrganismi a seguito della potatura invernare per colonizzare le ferite ed evitare l’ingresso di microrganismi da piante infette.

Attualmente le tecniche migliori per la gestione di questa malattia sono appartenenti alla lotta agronomica. Prima di tutto bisogna prestare particolare attenzione alla prevenzione. La prevenzione inizia a livello di vivaio con attenzione durante la fase d’innesto, cercando di identificare e scartare portainnesti o nesti malati. A livello di coltivazione diventa fondamentale l’attenzione durante i processi di potatura invernare, nello specifico evitando di utilizzare gli stressi strumenti per piante sane e malate senza averli prima disinfettati.

Per ridurre il rischio che questa malattia si manifesti (ridurre la tendenza di microrganismi ad modificare il proprio habitus) e ridurne lo sviluppo e la severità nelle piante malate è opportuno cercare di mantenere le piante in fitness, evitando carenze di eccessi idrici, evitando stress salini o un eccessivo vigore vegetativo, tutti fattori che hanno dimostrato avere una correlazione positiva con lo sviluppo della malattia.

Un metodo che ultimamente sta attirando l’attenzione di viticoltori e potatori è la dendrochirurgia che prevede di asportare il legno malato e puntare sulle elevate capacità di ripresa e cicatrizzazione della pianta, il mondo della ricerca si sta invece orientando sull’utilizzo delle nuove tecniche biotecnologiche per riuscire a raggiungere i patogeni anche se interni alla pianta.

Fonti

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  • Calzarano, F., Fabio, O., Baranek, M., Di Marco, S., 2018. Rainfall and temperature influence expression of foliar symptoms of grapevine leaf stripe disease (esca complex) in vineyards. Phytopathol. Mediterr. 57, 488–505
  • Calzarano, F., Osti, F., D’AGOSTINO, V., Pepe, A., Della Pelle, F., De Rosso, M., Flamini, R., Di Marco, S., 2017a. Levels of phytoalexins in vine leaves with different degrees of grapevine leaf stripe disease symptoms (Esca complex of diseases). Phytopathol. Mediterr. 494–501
  • Crowl, T.A., Crist, T.O., Parmenter, R.R., Belovsky, G., Lugo, A.E., 2008. The spread of invasive species and infectious disease as drivers of ecosystem change. Front. Ecol. Environ. 6, 238–246
  • Hofstetter, V., Buyck, B., Croll, D., Viret, O., Couloux, A., Gindro, K., 2012. What if esca disease of grapevine were not a fungal disease? Fungal Divers. 54, 51–67
  • Surico, G., Marchi, G., Mugnai, L., 2006. Older and more recent observations on esca: a critical overview. Older More Recent Obs. Esca 1000–1019

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