Quanto l’arte incontra la microbiologia

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Introduzione

Ogni professione è differente e spesso si tende a dividere completamente certi argomenti di studio dagli altri, come nel caso di materie umanistiche e scientifiche. A volte però si possono trovare punti di incontro tra varie discipline come, ad esempio, l’arte e la letteratura possono essere collegate alla microbiologia. Questo connubio può sembrare alquanto strano, ma si deve ricordare che queste fonti bibliografiche o illustrate rappresentano l’immagine di un tempo. Pittori e scrittori hanno raccontato quello che avveniva nella loro epoca e questi “reperti” potrebbero rivelarsi utili anche nelle scienze. Nei prossimi paragrafi si parlerà di come la microbiologia, soprattutto nel caso dei patogeni dei vegetali, sia presente in opere (Fig. 1) di diversi autori.

Paul Cézanne, "Natura morta con teschio"
Figura 1 – Paul Cézanne, “Natura morta con teschio”, (1890-1893), The Barnes Foundation, Philadelphia (Fonte: analisidellopera.it).

L’arte nella patologia vegetale

Spesso le patologie delle piante ci possono sembrare una questione esclusiva degli ultimi anni, ma, sebbene le malattie e patogeni di nuova introduzione siano un fatto quotidiano, i danni su prodotti ortofrutticoli sono sempre stati osservati. Lo studio della fitopatologia è iniziato nel 1600, quando gli studiosi iniziarono a osservare con attenzione sintomi e cause di certi danni alle colture. La cosa però più interessante è la presenza di segni di deterioramento da patogeni su frutta e piante rappresentate in opere d’arte (dipinti principalmente) di varie epoche.

Come anticipato, quindi, questo tipo di fonti può essere utile, insieme a testi scritti, per comprendere appieno quando abbiano iniziato ad essere presenti certe fitopatie in una determinata zona. Questo è possibile in quanto caratteristiche specifiche determinate da patogeni su frutta o verdura furono rappresentate fedelmente da pittori in diversi quadri realistici. Oltre all’importanza artistica, questi quadri hanno una valenza storica e descrittiva della patologia vegetale nei secoli. A partire dall’osservazione di un sintomo specifico su un dipinto (Fig. 2) di una determinata epoca si può infatti comprendere più o meno specificatamente se si tratti di un fungo, un insetto, un virus o un batterio e, a volte, anche il nome di esso.

Giorgio De Chirico, "Vita silente"
Figura 2 – Giorgio De Chirico, “Vita silente” (ca. 1959), GAMec, Bergamo (Fonte: lombardiabeniculturali.it)

Un esempio è stato riportato dalla nostra editor Gaia Cammareri nell’articolo Ticchiolatura del melo: nel quadro di Caravaggio “Cena di Emmaus” si possono osservare sintomi della suddetta malattia sui frutti di questa pomacea. I sintomi di Venturia inaequalis, agente della ticchiolatura del melo appunto, sono i più osservati nei quadri del 1600.

Biodiversità nei quadri

Un’altra nozione importante che ricaviamo da un dipinto è relativa alla morfologia e la tipologia di vegetali presenti. Le informazioni ricavate dai quadri sono interessanti sia per ricondurre una determinata varietà ad un’area geografica, sia per il riconoscimento di varietà antiche, utili nel miglioramento genetico. C’è da ricordare che ogni quadro però è fatto da un artista che ha visto la realtà più o meno verosimilmente, attraverso quindi la propria percezione. Quindi, sebbene moltissimi quadri possano sembrare assolutamente realistici, non si può essere certi che i frutti siano stati rappresentati in maniera fedele e riconoscibile.

I funghi nelle opere d’arte

Le malattie dei vegetali, nello specifico dei frutti, maggiormente rappresentate nei dipinti nei secoli sono quelle causate da miceti. I sintomi esterni di danni da funghi sono infatti mostrati in quadri di natura morta di vari autori realisti, primo tra tutti il già citato Caravaggio. Nel suo quadro “Canestra di frutta” del 1596 sono visibili su mele e pere sintomi di Ticchiolatura (Figura 3), mentre nel quadro “Bacco adolescente” (1595) sono visibili frutti, principalmente pesche, affette da marciume dovuto al fungo Monilia spp.

Caravaggio, "Canestra di frutta"
Figura 3 – Caravaggio, “Canestra di frutta” (1596), Pinacoteca Ambrosiana, Milano (Fonte: wikipedia.org, Beatrice Cavenago).

Ancora, l’artista bergamasco Evaristo Baschenis dipinse frutti affetti da Oidio (Mal bianco) nel quadro “Mele, susine, e pere”; i sintomi di questa fitopatia sono tipici e riconoscibili (patina bianca, efflorescenza, sulla superficie del frutto e delle foglie).

Tra gli artisti del 1800, Paul Cézanne fu uno di quelli che mostrò frutta deteriorata, con segni di marciume e annerimento (probabilmente dovuto a Botrytis cinerea), come ad esempio in “Natura morta con teschio”. In quest’ultimo quadro l’autore voleva mostrare la provvisorietà sia della vita umana che di quella vegetale.

Anche altri autori quali Giorgio De Chirico, Gustave Courbet e Cristofono Munari hanno rappresentato nelle loro nature morte frutti degradati da miceti di varia origine, mostrando così la vera faccia di una natura non sempre perfetta.

Un caso particolare: Il museo della Frutta “Francesco Garnier Valletti”

Alcuni pittori hanno rappresentato casualmente sintomi di malattie delle piante nelle loro opere d’arte, cercando di rappresentare al meglio la realtà che osservavano intorno a loro. Diversamente, l’artigiano Francesco Garnier Valletti ha mostrato nei suoi “frutti artificiali plastici” non solo la meravigliosa biodiversità della frutta (come mele, pere, susine, pesche), ma anche i vari danni che possono presentare a causa di determinati patogeni. I modelli mostrano ogni caratteristica esteriore dei frutti con una minuziosa cura nel dettaglio. Si tratta di una collezione molto particolare e fondamentale per diversi studi all’epoca come ora. Essa è conservata a Torino al Museo Della Frutta (Fig. 4).

Modello di mela di Francesco Garnier Valletti
Figura 4 – Modello presente al Museo della Frutta Francesco Garnier Valletti di Torino (Fonte: betulla.eu).

“Gli Storpi”: le patologie si incontrano nell’arte

Molto spesso le patologie fungine non creano solo danni ai prodotti ortofrutticoli e perdite di produzione, ma possono determinare malattie nell’essere umano e negli animali. Un caso è quello delle micotossine, ovvero sostanze prodotte dai miceti che, se inalate o ingerite, possono provocare danni a livello neurologico, gastrointestinale o di altro tipo.

I funghi però producono anche altri tipi di molecole spesso tossiche per animali quali, ad esempio, alcaloidi nel caso di Claviceps purpurea (segale cornuta). Questo microrganismo cresce sulle cariossidi del cereale. Il consumo di queste parti infette, che avveniva spesso nel medioevo, è la causa dell’Ergot (ergottismo, o fuoco di Sant’Antonio) che può avere una forma convulsiva (neuroconvusioni simili all’epilessia) e una che determinava la gangrena e mummificazione degli arti. Quest’ultimo tipo di malattia sembrerebbe rappresentato nell’opera “Gli Storpi” (Fig. 5) di Pieter Bruegel il Vecchio datato 1568: nel quadro si osservano dei pellegrini senza gambe che si muovono con delle stampelle e supporti artigianali. In questo caso, la spinta dell’autore a dipingere dei quadri anche di vita quotidiana e gente comune ha aiutato a una ricostruzione storica e patologica dell’epoca.  

Pieter Bruegel il Vecchio, "Gli Storpi"
Figura 5 – Pieter Bruegel il Vecchio, “Gli Storpi” (1568), Museo del Louvre di Parigi (Fonte: wikipedia.org).

Fonti

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