Dall'Italia alla Germania, la storia della dott.ssa Antonella Fazio

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Microbiologia Italia ha intervistato la dott.ssa Antonella Fazio, una biologa che dall’Italia ha deciso di trasferirsi nel nord della Germania per coronare i propri sogni.

Buongiorno Dott.ssa Fazio, ti ringraziamo per questa breve intervista con Microbiologia Italia. Raccontaci un po’ del tuo percorso post-laurea e come sei arrivata a dottorarti presso un importante istituto tedesco

Buongiorno a tutto lo staff di Microbiologia Italia, sono la dott.ssa Antonella Fazio ed innanzitutto vorrei ringraziarvi per il vostro interesse sulla mia carriera professionale come ricercatrice all’estero.

Ho conseguito la laurea magistrale in Biologia presso l’Università di Messina, durante la quale ho avuto modo di fare due esperienze all’estero. La prima a Reykjavik (Islanda) dove ho condotto le ricerche per la mia tesi sperimentale e, la seconda come esperienza post-laurea in un laboratorio di ricerca a Tübingen in Germania.

Successivamente ho deciso di continuare il mio percorso accademico proprio in Germania, dove ho conseguito il dottorato di ricerca in Cellular and Molecular Biology presso l’Institute of Clinical Molecular Biology (IKMB), Kiel University.

Qual è stata la tua tesi di dottorato e perché ha una valenza importante in ambito accademico?

 Il mio gruppo di ricerca si occupa di studiare le malattie infiammatorie dell’intestino, come ad esempio il Morbo di Crohn o la colite ulcerosa. Nello specifico ci occupiamo di capire i meccanismi molecolari coinvolti nella patogenesi della malattia e di individuare nuovi marker diagnostici e target terapeutici da utilizzare in alternativa alle terapie generiche.

La mia tesi di dottorato ha avuto come obiettivo quello di studiare il ruolo di DNMT3A, un gene conosciuto come uno dei fattori di rischio per lo sviluppo della patologia.

Nel mio progetto di ricerca ho studiato il ruolo di questo gene nel regolare la funzionalità delle cellule intestinali, sia in condizioni omeostatiche che infiammatorie.

Grazie all’accesso a tecnologie avanzate, quali RNA sequencing, e l’utilizzo di modelli sperimentali in vivo (animali transgenici) ed in vitro (organoidi intestinali o linee cellulari tumorali), sono riuscita a caratterizzare il ruolo di DNMT3A in un contesto di infiammazione quale il morbo di Crohn o la Colite Ulcerosa. I nostri studi hanno rivelato come la piena funzionalità di questo gene contribuisca nel prevenire la manifestazione e progressione della condizione patologica.

la dott.ssa Antonella Fazio durante un esperimento in laboratorio
Figura 1 – la dott.ssa Antonella Fazio durante un esperimento in laboratorio

Avendo avuto modo di confrontare il sistema italiano con quello tedesco, pensi che l’Italia sia davvero così indietro rispetto ai paesi del nord Europa?

Credo che la ricerca scientifica all’estero sia molto più avanti rispetto a quella italiana, soprattutto grazie ad un sistema accademico molto meno complesso.

Basti pensare che nella maggior parte dei casi, concorrere per una posizione di dottorato o post-doc non implica nessun concorso pubblico, ma la sola stesura di una lettera di presentazione, accompagnata dal proprio CV, da inviare al gruppo di ricerca per cui ci si propone. Personalmente penso che questo sistema sia molto più diretto ed efficiente rispetto ai bandi pubblici italiani.

Il sistema tedesco, così come per la maggior parte dei paesi europei, mette in primo piano le competenze e la personalità del candidato, che vengono direttamente valutate dal Principal Investigator insieme ad alcuni membri del gruppo di ricerca.

Inoltre, la Germania stanzia molti fondi per la ricerca il che ne facilita lo sviluppo, rendendoli tra i più accreditati e all’avanguardia. La disponibilità di fondi ci permette non solo di portare avanti la nostra ricerca ma ci dà un budget utilizzabile esclusivamente per crescere professionalmente grazie alla partecipazione a workshop formativi, conferenze internazionali e visite di altri laboratori esterni.

Oltre a tutto ciò, il dottorando in Germania è tutelato da un contratto nazionale che comprende ferie pagate, disoccupazione e contributi pensionistici, diversamente da quel che avviene in Italia.

Ci sembra di capire che l’università tedesca in generale sia più avanti rispetto a quella italiana sotto tanti aspetti. L’esperienza di un periodo di vita all’estero quindi è sicuramente consigliabile, almeno per capire cosa c’è fuori dal sistema italiano?

Assolutamente si, io credo che tutti i ricercatori, sia italiani che non, debbano comunque avere un’esperienza formativa e lavorativa all’estero.

Credo che sia molto importante rapportarsi con altre realtà e altri gruppi di ricerca. Oggigiorno il networking è fondamentale, in quanto confrontarsi, specie in questo settore, rappresenta sempre un’occasione di crescita personale e professionale, da cui ci si può sempre arricchire.

Figura 2 – una fotografia che ritrae la dott.ssa Antonella Fazio durante una lavorazione al microscopio confocale

Nonostante l’università tedesca sia molto più avanti rispetto a quella italiana, quale marcia in più pensi possa avere un laureato italiano rispetto ad un laureato tedesco?

In base alla mia personale esperienza posso dire che la preparazione teorica di un laureato in Italia è nettamente superiore rispetto ad un laureato in Germania.

Al contrario, le università tedesche si focalizzano molto sulla preparazione pratica, quindi con molte ore di laboratorio, e lo studio teorico è incentrato sui più recenti articoli scientifici. Penso che le università italiane debbano investire di più sulla preparazione pratica degli studenti sin dai corsi triennali.

Se potessi tornare indietro, rifaresti lo stesso percorso che ti ha portato fino ad oggi oppure cambieresti qualcosa nel tuo percorso professionale e formativo?

Tornando indietro penso che rifarei esattamente lo stesso percorso formativo e professionale. Studiare in Italia dà sicuramente una buona preparazione, me aver fatto il dottorato all’estero mi ha dato la possibilità di poter formarmi professionalmente e, grazie ai numerosi fondi che la Germania stanzia annualmente, ho imparato a lavorare con tecniche all’avanguardia e strumentazioni di ultima generazione nel mio campo di ricerca.

L’intervista è terminata, ti ringraziamo molto per la tua disponibilità. Vuoi dire qualcosa ai nostri lettori di Microbiologia Italia prima di salutarci?

Grazie a voi, è stato un piacere rispondere alle vostre domande e spero di aver suscitato un po’ di interesse nei vostri lettori a riguardo. Consiglierei loro di non sentirsi intimiditi nel tentare un’esperienza professionale (e di vita) all’estero.

Nonostante l’Italia abbia degli ottimi centri di ricerca, lavorare all’estero può arricchire non solo il vostro curriculum, ma può anche rappresentare un’esperienza di vita che vi arricchirà sotto tutti i punti di vista.

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