Vitamina D e allergie alimentari. Quale legame?

Vitamina D e allergie alimentari
Figura 1: Vitamina D e allergie alimentari. [Fonte: immagine creata da Velia Caputo]

L’incidenza e la prevalenza delle allergie alimentari sono in aumento soprattutto tra i bambini nelle società occidentali. Tuttavia i meccanismi sottostanti e i fattori di rischio sono in gran parte sconosciuti.

Le allergie alimentari riflettono una mancanza di sviluppo di tolleranza orale alle proteine ​​alimentari come quelle presenti nel latte, nel grano, nelle uova, nelle arachidi, frutta a guscio e soia.

Le evidenze scientifiche dell’ultimo decennio suggeriscono un ruolo della vitamina D nella patogenesi delle allergie alimentari.

Infatti, esistono collegamenti tra le variazioni dell’esposizione alla luce solare, la latitudine, la stagione delle nascite e lo stato della vitamina D con il rischio di allergie alimentari.

Inoltre, lo stato della vitamina D è considerato un metodo sicuro, economico e fattore di rischio modificabile per le allergie alimentari.

Le allergie alimentari comportano una disfunzione immunitaria. Il tipo più noto di allergia alimentare è quella mediata da immunoglobuline (IgE).

In pratica, quando avviene una prima esposizione ad un allergene si induce una sensibilizzazione che porta alla produzione di IgE antigene-specifiche. Quando poi si verifica una nuova esposizione all’allergene si innescano reazioni più rapide e più ampie, mediate da questi anticorpi IgE, che caratterizzano le allergie al cibo provocando orticaria, angioedema, vomito e/o anafilassi.

Come viene prodotta e che funzioni ha la Vitamina D?

La vitamina D è una vitamina liposolubile (cioè si scioglie nei grassi) e comprende sia la vitamina D2 (ergocalciferolo) che la vitamina D3 (colecalciferolo), nonché derivati ​​attivi.

La produzione endogena di vitamina D è la fonte principale nell’uomo prodotta in seguito ad esposizione ai raggi solari UV-B.

Anche la dieta e gli integratori forniscono vitamina D. Tuttavia, queste fonti svolgono un ruolo minimo nello stato della vitamina D.

La funzione più nota della vitamina D è quella di favorire il processo di mineralizzazione dell’osso, aumentando l’assorbimento intestinale di fosforo e calcio, e diminuendo l’escrezione di calcio nell’urina.

La vitamina D è importante anche per il buon funzionamento del sistema immunitario. Infatti aiuta a mantenere l’integrità della barriera intestinale prevenendo l’esposizione del sistema immunitario intestinale ai cibi allergizzanti e riducendo la permeabilità della mucosa intestinale.

Ancora, la vitamina D ha la capacità di modulare la risposta infiammatoria controllando il grado di attivazione di molte cellule del sistema immunitario e la produzione di fattori che intervengono nell’infiammazione.

Diversi studi hanno messo in evidenza che i neonati allattati che ritardano l’introduzione alimentare delle uova hanno due volte più possibilità di sviluppare allergia alle uova entro l’anno di vita. Invece se l’introduzione viene effettuata a 4-6 mesi, questo previene l’allergia alle uova. Questo perché l’abbondanza di vitamina D presente nelle uova sembra ridurre il rischio di allergie.

Inoltre, gli studi suggeriscono che appropriati livelli di vitamina D possono migliorare i sintomi gastrointestinali nei bambini con allergie alimentari.

Le allergie alimentari sono associate alla stagione di nascita, all’esposizione solare e alla carenza di Vitamina D

Diversi studi hanno messo in relazione la stagione di nascita e l’esposizione ai raggi solari UV-B con lo sviluppo di allergie alimentari.

I livelli di vitamina D prodotti dalla pelle in seguito all’esposizione ai raggi UV-B riflettono questa relazione.

In effetti, il tempo di esposizione solare richiesto per la produzione di vitamina D è più lungo in inverno che in estate e i livelli di vitamina D cambiano ciclicamente in base alla stagione.

La vitamina D produce delle molecole antimicrobiche che proteggono la flora intestinale, rafforzano la barriera intestinale, sopprime l’attivazione dei mastociti (cellule immunitarie che producono istamina, coinvolte nelle reazioni allergiche), sopprime la sintesi di anticorpi specifici IgE che mediano le reazioni allergiche e incrementa il numero di cellule con tolleranza immunitaria.

Gli studi evidenziano che già nel cordone ombelicale dei neonati si osservano differenze di concentrazione di IgE con un picco alla fine di Aprile e un minimo verso la fine di Ottobre.

Inoltre, il rischio di sensibilizzazione alimentare risulta elevato nei nati in inverno mentre è molto più basso nei bambini nati in primavera.

Un altro legame importante è dato dallo stato della vitamina D del neonato che viene influenzato da quello materno.

Durante il primo anno di vita, un allattamento esclusivo senza adeguata esposizione solare rappresenta un importante fattore di rischio di carenza di vitamina D.

Conclusioni

Numerosi studi supportano il legame tra le allergie alimentari e la stagione di nascita. Il meccanismo alla base include una carenza di vitamina D dovuta ad una scarsa esposizione ai raggi solari.

Infatti, esperimenti sia in vitro che in vivo suggeriscono che la carenza di vitamina D porta a sviluppare allergie alimentari.

Popolazioni con livelli più bassi di vitamina D, comprese quelle quelli che vivono più lontano dall’equatore e bambini nella prima infanzia, sono di più rischio di sviluppare allergie agli alimenti.

Pertanto sembra che ci sia un ruolo protettivo della vitamina D nel rischio di allergie alimentari.

Fonti

Crediti immagini

  • Figura 1: immagine creata da Velia Caputo

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Velia Caputo

Biologa esperta in educazione alimentare e prevenzione delle malattie dismetaboliche. Appassionata di biologia in generale e soprattutto di nutrizione e integratori di origine naturale.

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