Il “Bottone di Aleppo”: la malattia dei profughi del Medio Oriente

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Generalmente conosciuta in Italia per le infezioni canine, la leishmaniosi è una malattia infettiva rara che colpisce in particolare i rifugiati provenienti dal Medio Oriente. La malattia, nota già dal 1745, è causata dal protozoo Leishmania tropica ed è trasmessa all’uomo tramite il morso delle mosche del deserto. Questa è stata denominata “Bottone di Aleppo” a causa dell’epidemia, già contenuta nel 1991, che sta sfigurando uomini, donne e bambini di un Paese, la Siria, troppo instabile.

Che cos’è  la leishmaniosi cutanea?

La leishmaniosi, nelle sue varie espressioni, è soprattutto una malattia degli animali: l’uomo ne è solamente un ospite accidentale. La malattia è trasmessa da un dittero ematofago (Phlebotomus papatasi, Figura 1) ed ha, come ospiti intermedi, vari animali tra cui l’uomo. Il flebotomo, comunemente detto pappatacio, ha un aspetto simile ad un moscerino, non fa rumore quando vola e punge (senza provocare dolore) più volte in una notte nel periodo estivo. Questi insetti volano non oltre i tre metri di altezza, a piccoli balzi, e scompaiono ai primi freddi autunnali.

Pappatacio responsabile del bottone di aleppo
Figura 1 – Phlebotomus papatasi [Credits: wikipedia]

Il periodo di incubazione della malattia è in media di 2 mesi, ma può variare da 2 settimane a più di un anno. Questa variabilità dipende dal ceppo di L. tropica e dal numero di microorganismi inoculati (se 4 milioni o più, la malattia si sviluppa quasi immediatamente). Si ritiene inoltre che il periodo sia più lungo nei residenti in aree endemiche rispetto a un turista.

La malattia si manifesta con una o più lesioni (non necessariamente contemporanee fra loro) localizzate sulle zone scoperte facilmente accessibili alla puntura del flebotomo, tipicamente viso, collo e arti superiori. L’aspetto della puntura è quello di una comune puntura di insetto.

Il “Bottone di Aleppo”

La forma cutanea, che affligge i profughi di Siria e Medio Oriente, non è considerata fatale. Il problema è che i sintomi, se non trattati prontamente, possono lasciare profonde cicatrici sulla pelle. Le lesioni permanenti divengono, quindi, causa di depressione e stigma sociale, soprattutto per le categorie più deboli, ovvero donne e bambini.

La guerra in Siria ha portato al crollo di più del 50% delle infrastrutture sanitarie, portando, di conseguenza, ad una vera e propria epidemia, che si diffonde principalmente tra i soggetti che occupano i campi profughi (dove la maggior parte della popolazione si rifugia) e tra i soggetti intrappolati nel conflitto.

I casi segnalati interessano soprattutto Siria, Libia e Yemen. Solo nel Nord della Siria si stimano quasi 100mila casi, come riporta la onlus Speranza Hope for Children. Questa opera nel campo profughi siriano di Bab al-Salam e ha lanciato un progetto di sensibilizzazione nei confronti della leishmaniosi.

L’incidenza della malattia appare in vertiginoso aumento nell’ultimo decennio: in uno studio del 2013, pubblicato dal Ministero della Salute siriano, il tasso di incidenza della malattia registrava il doppio di quello del 2004.

Emanuela Pasculli

Fonti

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