Caratteristiche
Dinobdella ferox (Fig. 1) è una sanguisuga decisamente particolare, diffusa principalmente negli ambienti d’acqua dolce del sud-est asiatico. Le sanguisughe più famose (Hirudo medicinalis) parassitano gli animali ospiti fissandosi sulla loro pelle. D. ferox, invece, ha una particolarità: si nutre attaccandosi alla superficie delle vie respiratorie superiori (bocca, cavità nasali e faringe) di varie specie di mammiferi. Comunque, per questa specie sono state segnalate anche infestazioni di altre mucose come palpebre, uretra e ano. Pure gli esseri umani possono subire la sua infestazione.

Ciclo vitale
D. ferox è un organismo ermafrodita, in quanto possiede contemporaneamente le gonadi sia maschili sia femminili. Le sue forme giovanili vivono in ambienti acquatici a basso contenuto di ossigeno, e attraverso l’acqua, si trasmettono ai mammiferi loro ospiti. Si localizzano solitamente nelle cavità nasali dove crescono arrivando alla maturità dopo diversi mesi. Le loro dimensioni finali dipendono dalla stazza dell’animale ospite. A quel punto, la sanguisuga abbandona l’ospite per tornare in un ambiente acquatico e potersi così accoppiare. Quindi avviene la fecondazione interna, e poi vengono deposte le uova che, una volta schiuse, danno origine a una nuova generazione di esemplari giovanili.
Filogenesi di Dinobdella ferox
| Regno | Animalia |
| Phylum | Annelida |
| Classe | Clitellata |
| Sottoclasse | Hirudinea |
| Ordine | Arhynchobdellida |
| Famiglia | Praobdellidae |
| Genere | Dinobdella |
| Specie | Dinobdella ferox |

Morfologia strutturale di Dinobdella ferox
D. ferox presenta un corpo cilindrico affusolato di un uniforme colore scuro tendente al marrone, formato da 34 segmenti, leggermente appiattito dorso-ventralmente e munito di due ventose alle estremità. La ventosa più grande, quella posteriore, garantisce all’animale di fissarsi saldamente alla mucosa dell’ospite e serve anche alla sanguisuga per spostarsi. La ventosa anteriore circonda una bocca formata da tre mascelle disposte a Y prive di dentelli visibili. Questa caratteristica rende il parassita adatto più a nutrirsi su tessuti molli, che non sulla dura pelle.

Organi interni
L’apparato digerente di D. ferox (Fig. 3) è formato da una faringe muscolare e un ampio stomaco con delle tasche laterali, con funzione di deposito per il sangue ingerito. Il sistema nervoso e sensoriale della sanguisuga serve essenzialmente a riconoscere un potenziale ospite. Nei segmenti anteriori sono presenti 5 paia di macchie oculari, che insieme ai recettori dell’olfatto e del tatto, sono collegate con i gangli del cordone nervoso ventrale. L’apparato circolatorio chiuso deriva dal celoma ed è mantenuto in funzione grazie a due cuori disposti longitudinalmente, i quali pompano l’emolinfa in tutti i distretti del corpo del parassita. In seguito a un abbondante pasto di sangue, l’animale può crescere fino a 7 cm di lunghezza, ma alcune fonti storiche indicano anche casi eccezionali di esemplari di D. ferox, che hanno raggiunto una lunghezza di 25 cm.
Apparati riproduttivi
Gli apparati riproduttivi si sviluppano soltanto dopo che la sanguisuga ha lasciato il suo ospite, e sono situati nella regione anteriore. Essi comprendono: testicoli multipli, comunicanti con un atrio di forma allungata, che serve per la raccolta dello sperma, una prostata voluminosa e un dotto eiaculatorio; ovari, un ovidotto comune con annessa ghiandola dell’albume e una lunga vagina tubolare. In questa fase matura compare anche il clitello, una ghiandola che secerne un bozzolo proteico, il quale serve a proteggere le uova durante lo sviluppo degli embrioni.
Patogenesi
Gli ospiti di D, ferox acquisiscono la sanguisuga bevendo o lavandosi con dell’acqua infestata dalle sue forme giovanili che misurano meno di 1 cm. L’animale si fissa per mezzo delle sue ventose e produce delle proteasi che degradano la matrice extracellulare, allo scopo di avere una presa più stabile. Quindi, l’animale si nutre lentamente del sangue dell’ospite sfruttando una sostanza anticoagulante contenuta nella sua saliva. Continua a crescere per mesi e può provocare una condizione patologica chiamata irudiniasi, caratterizzata da ostruzione delle vie respiratorie e perdite di sangue dal naso o dalla bocca. Tali perdite di sangue possono causare come conseguenza una forma acuta di anemia e perfino essere fatali per dei bambini o per dei piccoli animali.
Tra gli animali domestici parassitati da D. ferox si segnalano cani, bovini e cavalli, mentre per quanto riguarda la fauna selvatica la letteratura indica dei casi di infestazione nasale su cervi e scimmie, come il macaco di Taiwan (Macaca cyclopis).
Metodi di identificazione di Dinobdella ferox
L’identificazione avviene dopo la rimozione della sanguisuga dall’ospite, ed è effettuata in base alle sue caratteristiche morfologiche. In caso di dubbio il sequenziamento del DNA mitocondriale può servire ad attribuire con ragionevole sicurezza il campione estratto alla specie in questione.
Terapia
Per curare un paziente, vittima di D. ferox, occorre innanzitutto rimuovere la sanguisuga. Questa operazione richiede l’uso di una pinza emostatica per arterie: si afferra la sanguisuga con la pinza e attraverso dei movimenti laterali si cerca di staccarla. Comunque, è necessaria un’anestesia locale, e occorre evitare di spezzare il corpo della sanguisuga, per non provocare irritazioni e infezioni. Allo scopo di indebolire la presa delle ventose, è possibile bagnare le cavità nasali con una soluzione di cloruro di sodio. Questa pratica risulta essere anche meno dolorosa per il paziente e inoltre ne limita le perdite di sangue. Tra i prodotti alternativi all’acqua salata ci sono l’aceto, l’alcol e gli anestetici locali, che paralizzano la sanguisuga e ne facilitano la rimozione.
Dopo, questa operazione, l’emorragia viene fermata con un tampone nasale e per prevenire le infezioni batteriche secondarie si somministra l’antibiotico amoxicillina. Se ritenuto necessario, si pratica anche una vaccinazione antitetanica. L’anemia viene curata attraverso la somministrazione di integratori di ferro e vitamine.
Prevenzione
Le misure di prevenzione consistono nell’evitare il contatto con l’acqua, a meno che essa non sia stata prima bollita o filtrata. Le autorità sanitarie raccomandano alla popolazione di evitare le fonti d’acqua, dove vivono abitualmente le sanguisughe, e di consultare un medico non appena compaiano i sintomi caratteristici dell’irudiniasi. Non esistono altri strumenti di prevenzione né farmacologici né vaccinali.
Un insolito caso di auto-sperimentazione
Nel 2019 il parassitologo taiwanese Yi-Te Lai, intenzionato a studiare il comportamento di D. ferox, si è fatto parassitare volontariamente da queste sanguisughe, ripetendo l’esperienza per ben tre volte con esemplari diversi. Oltre a documentare il comportamento del parassita sulla base delle sue sensazioni, lo scienziato si è sottoposto a periodiche visite endoscopiche e analisi del sangue, per sapere come la presenza della sanguisuga influisse sui suoi valori fisiologici. I risultati pubblicati riportano sintomi come naso chiuso, lieve sensazione di bruciore e qualche sanguinamento dal naso. I dati hanno dimostrato anche che la presenza del parassita nella cavità nasale non altera i normali valori di globuli rossi e globuli bianchi. Inoltre lo studioso ha rilevato una notevole abilità da parte del parassita di nascondersi all’analisi endoscopica.

Yi-Te Lai ha potuto documentare anche la rapida crescita dei parassiti, che in un periodo compreso tra 24 e 75 giorni sono cresciuti di 5-10 volte in lunghezza e hanno aumentato la loro massa anche di 380 volte. Completata la loro crescita, come riferisce il parassitologo, le sanguisughe hanno manifestato la loro volontà di abbandonare l’ospite. Questo è accaduto più volte, ma sempre al buio o in presenza di acqua. Quindi, le sanguisughe sono fuoriuscite dal suo naso: una volta al cinema durante la visione di un film, e altre volte sotto la doccia o mentre si lavava il viso. In tutte queste occasioni non si sono verificati sanguinamenti, e questo indica che l’animale aveva già smesso di nutrirsi di sangue. La temerarietà di questo ricercatore ci ha così permesso di ottenere dati nuovi e aggiornati sul ciclo biologico di questo parassita poco conosciuto.
Fonti
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- Pryor WH Jr, Bergner JF Jr, Raulston GL. Leech (Dinobdella ferox) infection of a Taiwan monkey (Macaca cyclopis). J Am Vet Med Assoc. 1970 Dec 1;157(11):1926-7.
- Sawyer RT, Taylor A, Sahat MJH. The leeches of Brunei (Annelida: Hirudinea), with a checklist and key to the known and expected freshwater, terrestrial and marine leeches of Borneo. Brunei Mus. J. 1982 Jan;5(2):S.177.
- Roy T. Sawyer. Leech Biology and Behaviour: Feeding biology, ecology, and systematics. – 1986 Oct 30 – Oxford University Press. – ISBN 978-0198576228.
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Crediti immagini
- Immagine in evidenza: https://live.staticflickr.com/1783/42540559774_8e114cfe7b_h.jpg
- Figura 1: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/e/e9/Dinobdella_ferox.png
- Figura 2: https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0010057
- Figura 3: https://ia601704.us.archive.org/18/items/FBIHirudinea/hirudinea.pdf
- Figura 4: https://www.youtube.com/watch?v=naagQHL7WGQ