Echinoccocosi cistica negli animali e nell’uomo

L’echinococcosi cistica

L’echinococcosi cistica (o idatidosi cistica) è un’antropozoonosi parassitaria causata dalle larve di varie specie di cestodi, appartenenti al genere Echinococcus. I principali agenti sono: l’Echinococcus granulosus e l’Echinococcus multilocularis.

Il cestode adulto è lungo circa 6 mm, ha uno scolice o testa (Fig.1) di forma globosa con quattro ventose ed un rostrello munito di uncini disposti in duplice corona; lo strobilo o corpo è generalmente formato da 3 o 4 proglottidi con apparato genitale ermafrodita. La prima proglottide è immatura, quasi quadrata, ne segue una matura, più lunga (poco più di 1 mm) che larga, l’ultima è la più grande, gravida, di forma ovale allungata (2-3 mm). Le uova, che possono sopravvivere nell’ambiente esterno fino a due anni, contengono ciascuna una larva esacanta, così detta perché dotata di sei uncini.

Scolice dell' Echinococco
Figura 1 – Scolice o testa dell’Echinococco

Ciclo vitale

L’echinococco adulto, vive nell’intestino tenue degli ospiti definitivi (Fig.2) (cani, lupi, volpi, coyote) che eliminano le uova del parassita con le feci, nell’ambiente. Una volta ingerite, dagli ospiti intermedi (mammiferi, compreso l’uomo) le uova raggiungono l’intestino, dove si schiudono. Una volta fuoriuscite, le larve penetrano nella parete intestinale, migrano attraverso la via venosa portale o la via linfatica e si annidano nel fegato o nei polmoni (meno frequentemente nell’encefalo, nell’osso o in altri organi).

All’inizio, la presenza del parassita provoca la formazione di un granuloma infiammatorio, che evolve lentamente in cisti e raggiunge la sua maturità dopo 6-12 mesi. I canidi successivamente si reinfestano cibandosi dei visceri degli erbivori, contenenti cisti fertili. Al suo interno la cisti contiene il liquido idatideo, limpido e incolore, contenente:

  • sali minerali;
  • creatinina;
  • lecitina;
  • glicogeno;
  • muco-polisaccaridi;
  • altre proteine.

Il sedimento che si osserva all’interno delle cisti fertili viene comunemente chiamato sabbia idatidea.

Ciclo vitale Echinococco
Figura 2 – Ciclo vitale dell’Echinococco

Patologia e diagnosi

L’echinococcosi nel cane è asintomatica; negli ospiti intermedi, la presenza delle cisti idatidee è ben tollerata, quindi, spesso asintomatica e non provoca quadri morbosi; a volte è un reperto occasionale di macellazione. Quando le dimensioni delle cisti sono notevoli, si può verificare nel fegato sindrome ostruttiva con epatomegalia, ipertensione portale, ittero, sovrinfezione batterica.

Le cisti polmonari di solito creano tosse, dispnea ed emottisi. Sintomi più gravi si possono avere con la localizzazione cerebrale, di solito in fasi avanzate, dove avremmo sintomi neurologici. Mentre la rottura della cisti idatidea può provocare reazioni anafilattiche da moderate a gravi.

La diagnosi nel cane risulta difficile in quanto le proglottidi sono molto piccoli e vengono espulse in modo non continuo; esse possono essere identificate in base alle dimensioni (2-3 mm), alla forma ovoidale e alla presenza di un solo poro genitale.

Cura e prevenzione

La terapia consiste nella somministrazione di vermifughi ad ampio spettro ha efficacia contro l’echinococcosi; si sono rilevati efficaci il praziquantel, mebendazolo e albendazolo.

La contaminazione dell’uomo è provocata dall’ingestione delle uova (Fig.3) del parassita espulse dal cane: mangiando alimenti contaminati, utilizzando acqua contaminata o per contato diretto col cane infetto (la saliva o il pelo dell’animale potrebbero veicolare la diffusione della malattia).
Fondamentale importanza hanno le seguenti le norme igieniche:

  • lavarsi accuratamente le mani dopo essere stati a contatto con un cane (attenzione soprattutto ai cani randagi);
  • porre attenzione all’igiene dei bambini (che con estrema facilità portano le mani alla bocca);
  • gli alimenti come verdura e frutta vanno lavati con accuratezza;
  • evitare di entrare in contatto con acqua contaminata;
  • sottoporre a controlli regolari il proprio cane.
Uovo di Echinococco
Figura 3 – Uovo di Echinococco

Epidemiologia

L’echinococcosi cistica è una parassitosi cosmopolita; le regioni a maggiore prevalenza sono il bacino del Mediterraneo, i Balcani, il Medio Oriente e il Nord Africa e Africa orientale, l’Asia centrale.

Aspetti zoonosici

Come accennato, per l’infestazione umana, grande importanza ha il contatto diretto con i cani domestici, i quali possono disseminare le uova in tutti gli ambienti che frequentano, trasportandole tra i peli, oppure anche solo leccando l’uomo e i bambini.

Altra frequente fonte di infezione è il contagio oro-fecale attraverso verdure, acqua o altri alimenti inquinati. La sintomatologia è quella tipica degli ospiti intermedi; mentre la diagnosi si basa sulle tecniche di diagnostica per immagini (radiografie del torace, tomografia computerizzata, risonanza magnetica ed ecografie), sull’esame del liquido cistico e su test sierologici per la ricerca di anticorpi contro il parassita nel sangue.

Il trattamento prevede la rimozione chirurgica o l’aspirazione della cisti con l’instillazione di un agente scolicida (es. soluzione salina ipertonica). Farmaci come l’albendazolo, possono sopprimere la crescita delle lesioni non operabili. La loro somministrazione, inoltre, è prevista prima dell’intervento chirurgico per prevenire eventuali infezioni metastatiche.

Curiosità e consigli per chi viaggia con il proprio cane

Sempre più gente oggi decide di portare con se il proprio cane in vacanza anche all’estero: ottima scelta!

E’ bene ricordare che per viaggiare all’estero, il cane deve possedere un passaporto e aver effettuato la vaccinazione antirabbica almeno 21 giorni prima della partenza; per quanto riguarda l’echinococco, il Regolamento UE 1152/2011 stabilisce che per i viaggi verso la Finlandia, il Regno Unito, l’Irlanda, Malta e la Norvegia è necessario un trattamento vermifugo dei cani, nello specifico:

  • il trattamento deve essere somministrato da un veterinario  in un lasso di tempo compreso tra le 120 ore e le 24 ore prima dell’arrivo previsto;
  • il trattamento deve essere certificato dal veterinario che lo somministra nell’apposita sezione del passaporto del cane.

Per avere tutte le infomazioni necessarie è opportuno rivolgersi al proprio veterinario di fiducia o collegarsi al sito del Ministero della Salute.

Fonti:

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