Fasciolopsis buski

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Caratteristiche

Fasciolopsis buski è un parassita intestinale noto per essere l’agente eziologico della fasciolopsiasi umana. Si tratta dell’unica specie del genere Fasciolopsis. La fasciolopsiasi è endemica in Cina, Taiwan, Thailandia, Indonesia, Subcontinente indiano, e Cuba. Questo platelminta parassita costituisce circa l’80% del phylum e rientra in una delle quattro grandi classi di appartenenza, quella dei Trematodi. Questi vermi piatti colpiscono, diverse parti del corpo negli animali (a seconda della specie), come vasi sanguigni, fegato, polmoni, e, in particolare, il tratto intestinale. F. buski è uno dei più grandi trematodi intestinali dell’uomo e infesta circa 100 milioni di individui nel mondo. La parassitosi causata da Fasciolopsis buski è altrettanto presente nell’intestino dei maiali in numerose zone dell’Asia e del subcontinente indiano. Lo stadio infettivo del parassita (metacercariae) si trova nelle piante acquatiche come le castagne d’acqua, le radici di loto e il bambù acquatico.

Modalità di trasmissione e ciclo vitale

Il modo attraverso il quale l’uomo entra in contatto con questo trematode prevede l’ingestione di piante acquatiche. Queste veicolano lo stadio incistato del parassita fino a quando, una volta raggiunto lo stadio adulto, esso aderisce alla mucosa della parte prossimale dell’intestino tenue dell’ospite provocando ulcerazioni.

Dopo l’eliminazione delle uova ancora immature con le feci, avviene il passaggio allo stadio embrionato nell’acqua dolce, nell’arco di 3-7 settimane.

Le uova rilasciano miracidi, delle forme larvali che, entro 24 ore, infestano l’ospite intermedio, un mollusco dei generi Segmentina, Hippeutis, e Polypylis.

Nel mollusco, il miracidio raggiunge diversi stadi di sviluppo diventando dapprima sporocisti, redia, e successivamente cercaria. Le cercarie vengono rilasciate dal mollusco e si incistano come metacercarie su piante acquatiche.

Attarverso l’ingestione delle metacercarie sulle piante acquatiche, i mammiferi vengono infettati. Dopo l’ingestione, le metacercarie si schiudono nel duodeno e si attaccano alla parete intestinale, dove diventano vermi adulti in 3 mesi con una durata di vita di circa un anno (Fig.1).

Ciclo vitale di Fasciolopsis buski
Figura 1 – Ciclo vitale del parassita F. buski. [Fonte: CDC]

Filogenesi

Fasciolopsis buski è appartenente al Phylum dei Platelminti, o vermi piatti. Questo platelminta parassita costituisce circa l’80% dei membri del phylum e rientra nella classe dei Trematodi. Questi ultimi si distinguono per i loro pochi centimetri di lunghezza e la morfologia del corpo appiattita o cilindrica. I parassiti Trematodi dispongono di ventose o uncini con i quali aderiscono all’ospite. Nel caso specifico di F. buski si fa riferimento ad una sottoclasse dei Trematodi nota con il nome di Digenea o digenei, detti anche distomidi (Distòmidae). La parassitosi causata da Fasciolopsis buski è quindi conosciuta come il distoma intestinale gigante (in inglese “giant intestinal fluke”), il più grande dei distomi. I membri di questa sottoclasse non presentano uncini, ma sono dotati di due ventose, e hanno una lunghezza che varia da 0,5 a 30 mm.

Morfologia strutturale

Il Fasciolopsis buski è solitamente allungato, e presenta una forma ovale, senza cono cefalico. Le dimensioni corporee variano a seconda della specie ospite, e sono comprese tra 2 e 10 cm di lunghezza e 0,8 e 3 cm di larghezza. 

Esso è provvisto di una ventosa orale subterminale piccola, circa un quarto della dimensione della ventosa ventrale, che si trova ravvicinata alla prima. Segue la faringe e una breve porzione esofagea. Dal livello della ventosa ventrale, lungo i due campi laterali, fino all’estremità posteriore del corpo, dove le ghiandole bilaterali si uniscono, si estendono le ghiandole vitelline, numerose e di piccole dimensioni.

Nella metà posteriore del corpo si localizzano due testicoli ramificati. L’ovaia ramificata è pretesticolare situata al centro del corpo leggermente a destra della linea mediana. La forma adulta di F.buski ha uno spessore poco più grande di Fasciola hepatica (Fig.2), un platelminta appartenente alla medesima classe, a forma di foglia, allungato, e ovalare.

Fasciola hepatica allo stadio adulto
Figura 2 – Fasciola hepatica allo stadio adulto. [Fonte: Shutterstock]

Peculiarità della morfologia strutturale nei platelminti

Nei taxa parassiti platelminti l’assenza di strutture quali il celoma, un sistema emale, il rivestimento epidermico o l’intestino determina un’anatomia semplice, ad eccezione del complesso apparato riproduttore. Un fattore caratterizzante dei platelminti è dato dalle ridotte dimensioni che consentono loro di vivere in spazi ristretti e tra gli interstizi tissutali di altri organismi. Poiché la loro struttura anatomica è semplificata, per il trasporto interno, i platelminti si affidano al meccanismo della diffusione. F. buski rilascia uova con dimensioni di 160 µm x 100 µm, che somigliano a quelle di Fasciola hepatica (produce uova allungate e opercolate). Le uova (Fig. 3) hanno forma ellissoidale e risultano arrotondate alle due estremità; la colorazione è giallastra e hanno un guscio sottile chiaro, con un opercolo sottile ad un’estremità (diametro medio dell’opercolo 27 µm).

Uova di Fasciolopsis buski
Figura 3 – Uova di F. buski. [Fonte: Wikipedia]

Patogenesi

La parassitosi causata da Fasciolopsis buski prende il nome da quest’ultimo e si acquisisce mediante l’ingestione di piante acquatiche presso cui si localizza lo stadio infettivo. La patogenicità è correlata alla carica infestante del parassita. Solitamente la maggior parte delle infezioni è leggera e asintomatica. In casi più importanti, la parassitosi causata da Fasciolopsis prevede l’infiammazione della parete dell’intestino, con la formazione di ulcere o ascessi, che si sviluppano nel sito di attaccamento alla mucosa intestinale nel duodeno e nel digiuno. Gli individui infetti possono lamentare, per esempio, dolore epigastrico e, in presenza di infestazioni ancora più gravi, può manifestarsi diarrea alternata a stitichezza, dolore addominale, febbre. Una condizione comune, che si manifesta in correlazione alla fasciolopsiasi, è l’eosinofilia. 

Metodi di identificazione

La rilevazione delle infezioni leggere può essere fatta attraverso indagini microbiologiche al microscopio condotte sulle uova presenti nelle feci. Dall’esame di un grammo o più di feci è, quindi, possibile risalire all’identificazione del parassita. Meno comunemente l’analisi avviene sulle uova dei vermi allo stadio adulto. Infine, nella diagnosi di fasciolopsiasi è bene ricordare che le uova di Fasciolopsis buski e Fasciola hepatica sono morfologicamente simili, dunque esse possono risultare indistinguibili (Fig.5).

Uova di F. buski in feci umane
Figura 4 – Uova di F. buski in feci umane analizzate al microscopio. [Fonte: Shutterstock]

Terapia

Il farmaco utilizzati per il trattamento della parassitosi causata da Fasciolopsis buski è il praziquantel, scelto sia per i bambini che per gli adulti (25 mg/kg), assunto, per via orale, tre volte al giorno. È importante notare che un trattamento di questo tipo non deve essere applicato in caso di infezione da trematode epatico; vista infatti la somiglianza delle uova di quest’ultimo con quelle di Fasciolopsis, si può incorrere nel rischio di utilizzare lo stesso farmaco. Il trattamento con praziquantel per F. hepatica, risulterà quindi inefficace per la resistenza acquisita da quest’ultimo. Per prevenire il contatto con F. buski, nelle aree dove è endemico, sarebbe opportuno cuocere le piante d’acqua dolce prima di mangiarle. Per concludere, un migliore controllo dell’infezione può essere ottenuto impedendo l’uso di feci non trattate come fertilizzante e il corretto smaltimento degli escrementi umani e suini.

Fonti

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