Strongyloides stercoralis

Caratteristiche

Lo Strongyloides stercoralis è un parassita molto piccolo in grado di infestare l’uomo e altri animali penetrando nella cute intatta; l’infezione interesserebbe tra i 30 ed i 200 milioni di persone in tutto il mondo. Questi vermi hanno bisogno di caldo umido infatti vivono nelle aree tropicali e subtropicali, in particolare nell’Africa sub-sahariana, nel Sud-est asiatico e nel Sud America. Il parassita è endemico o ipoendemico anche in alcune zone europee, ad esempio nel sud della Spagna e nel nord dell’Italia.

Il parassita è stato identificato per la prima volta nel 1876 dal medico francese Louis Alexis Normand; mentre lavorava all’ospedale navale di Tolone trovò un nuovo verme di circa 0,25 mm di lunghezza nei campioni di feci di truppe che erano state rimpatriate dal Vietnam con diarrea, il parassita fu chiamato Anguillula stercoralis dal suo collega, Bavay. Alcuni mesi più tardi, durante l’autopsia di un altro soldato in missione che era morto di diarrea, trovò un altro verme, lungo circa 2 mm; pensò che si trattasse di una specie distinta e lo chiamò Anguillula intestinalis. Il conio del nome Strongyloides si deve a Grassi nel 1879. Il ciclo vitale (Fig.1) di questo verme è complesso e attraversa le seguenti fasi:

  1. Le larve di Strongyloides allo stadio iniziale dello sviluppo (dette larve rabditiformi) vengono eliminate con le feci nel terreno;
  2. Nel terreno queste larve possono diventare adulti che vivono e si accoppiano nell’ambiente naturale (adulti a vita libera), oppure possono penetrare nella pelle umana e causano infezione (larve filariformi);
  3. I vermi adulti a vita libera si accoppiano e le femmine producono uova;
  4. Le uova si schiudono e liberano le larve;
  5. Quando le larve filariformi penetrano nella pelle dell’uomo, attraverso il torrente ematico migrano nei polmoni e quindi nella gola, dove vengono ingerite. Quando raggiungono l’intestino tenue, maturano in adulti;
  6. Nell’intestino tenue, le femmine adulte producono uova;
  7. Le uova si schiudono liberando le larve, le quali vengono eliminate con le feci;
  8. Alcune larve diventano larve filariformi nell’intestino crasso e reinfettano la persona.
Ciclo vitale del Strongyloides stercoralis
Figura 1 – Ciclo vitale del Strongyloides stercoralis

Filogenesi

DominioEukaryota
RegnoAnimalia
SottoregnoEumetazoa
SuperphylumAschelmintae
PhylumNematoda
ClasseSecernentea
OrdineRhabditida
FamigliaStrongyloididae
GenereStrongyloides
SpecieS. stercoralis

Caratteristiche strutturali

S. stercoralis, come detto, ha due tipi di vermi adulti, parassiti e liberi: la femmina parassita ha una lunghezza di 2,5 mm con una estremità anteriore affilata, ha una bocca con tre piccole labbra e ha una vulva a 1/3 dell’estremità posteriore del corpo, ha un esofago lungo e cilindrico che occupa circa 1/3 dell’estremità anteriore; la femmina a vita libera ha una lunghezza di 1,5 mm e una vulva a metà del corpo. Mentre il maschio a vita libera ha una lunghezza di 0,7 mm e un’estremità posteriore sottile e curvato ventralmente (Fig.2). Entrambi i sessi hanno anche una minuscola capsula orale, un esofago cilindrico (rabditiforme). I maschi si distinguono dalle femmine (Fig.3) per due strutture: le spicole e il gubernacolo.

Maschio di Strongyloides stercoralis
Figura 2 – Maschio di Strongyloides stercoralis
Femmina di Strongyloides stercoralis
Figura 3 – Femmina di Strongyloides stercoralis

Patogenesi

Nella maggior parte dei casi la strongiloidiasi è asintomatica. Quando si manifestano dei sintomi, questi solitamente interessano la cute, i polmoni e/o l’apparato digerente.

A livello cutaneo si può osservare un rash a livello di zona perianale, cosce e glutei, causando un intenso prurito.

Con il convoinlgimento polmonare e/o gastrointestinale, alcune persone presentano tosse e respiro sibilante, dolore addominale, diarrea, nausea e vomito, ridotto assorbimento delle sostanze nutritive con conseguente perdita di peso.

Metodi di identificazione

La diagnosi si basa:

  • Identificazione delle larve mediante esame microscopico di campioni di feci, lavaggi bronchiali, espettorato;
  • Test immunoenzimatico per anticorpi.

La valutazione microscopica di un singolo campione di feci individua le larve in circa il 25% dei casi, è consigliato un minimo di 3 e fino a 7 campioni di feci concentrati. Altri esami che si possono utilizzare sono: la coltura in piastra con nutrient agar, la tecnica dell’imbuto di Baermann e la tecnica del filtro di carta di Harada-Mori.

Sono disponibili diversi test immunodiagnostici per identificare gli anticorpi anti-strongiloide nel siero, l’EIA (dosaggio immunoenzimatico) è raccomandato a causa della sua maggiore sensibilità (> 90%); gli anticorpi IgG sierici generalmente possono essere rilevati anche in pazienti immunocompromessi con strongiloidosi diffusa, ma l’assenza di anticorpi distinguibili non esclude l’infezione. Metodi basati sulla PCR (reazione a catena della polimerasi) per la diagnosi di S. stercoralis sono in fase di sviluppo.

Terapia

ll farmaco di elezione per il trattamento della strongiloidosi senza complicazioni è l’ivermectina, che non uccide le larve degli strongiloidi, ma solo i vermi adulti; di conseguenza, può rendersi necessario ripetere il trattamento per eradicare completamente l’infezione. La somministrazione si ripete solitamente dopo circa due settimane, ovvero la durata del ciclo auto-infettivo. Altri farmaci efficaci sono l’albendazolo e il tiabendazolo.

Dr. Giosuè Ruggiano

Fonti

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