Encefalite letargica, un mistero mai risolto

Caratteristiche

L’encefalite letargica, nota anche col nome di encefalite epidemica o di von Economo – Cruchet è una patologia infiammatoria dell’encefalo che si verificò tra il 1916 e il 1925 sotto forma di pandemia.

L’origine di questa malattia è molto probabilmente infettiva anche se l’agente patogeno non è mai stato individuato.

Questa patologia presentò una sfera molto variegata di sintomi che comprende febbre, cefalea, ipersonno, insonnia, catatonia e acinesia e questo comportò una notevole difficoltà nella diagnosi iniziale.

Eziologia e patogenesi

L’agente patogeno che la provocò, molto probabilmente un virus, non è ancora stato identificato con certezza. Si è ipotizzato un possibile coinvolgimento di virus a RNA della famiglia degli Orthomyxoviridae responsabili dell’influenza anche se non c’è mai stata una vera conferma. Recentemente è emersa una possibile correlazione tra la malattia e una risposta anomala del sistema immunitario ma anche in questo caso non ci sono conferme.

Segni e Sintomi

A livello clinico l’encefalite letargica si articola in due fasi.

Si assisteva inizialmente a una fase acuta, in cui si manifestavano sintomi infettivi generici. Tra questi i principali erano febbre, cefalea e confusione mentale. A questi sintomi si accostavano ipersonno, in cui i pazienti dormivano costantemente oppure insonnia. Nella fase acuta della malattia il tasso di mortalità era circa del 40%.

Alla fase acuta seguiva, dopo intervalli di tempo estremamente variabili, una fase cronica. Durante questa fase la sintomatologia primitiva scompariva e subentrava la catatonia oppure, più frequentemente, una condizione cronica di parkinsonismo. Questa manifestazione, contrariamente al Parkinson idiopatico caratterizzato da tremore e rigidità, provocava manifestazioni più estreme, tra cui acinesia e acatasia. Molti pazienti precipitarono in stati di acinesia così gravi da venir trasformati in vere e proprie statue viventi per giorni, mesi, anni. I pazienti che avevano subito ma superato un attacco molto grave di sonnolenza o insonnia in molti casi non recuperavano la normale vitalità: erano coscienti e consapevoli ma non erano totalmente svegli, come degli zombie (Fig. 1).

Due pazienti affette da encefalite letargica e sintomi parkinsoniani (donna di 21 anni e donna di 67 anni).
Figura 1 – Due pazienti affette da encefalite letargica e sintomi parkinsoniani (donna di 21 anni e donna di 67 anni).
[Fonte: Gullan (1925), British Medical Journal.]

Epidemiologia

Questa pandemia dei primi decenni del XX Secolo si manifestò quasi contemporaneamente all’epidemia di influenza spagnola. Inizialmente si pensò che le due patologie fossero collegate, ipotesi che è stata poi esclusa.

I primi casi di questa malattia si manifestarono improvvisamente nell’inverno del 1916 a Vienna e ben presto, in circa tre anni, l’infezione si diffuse in tutto il mondo.

Nei dieci anni in cui flagellò la popolazione mondiale, questa infezione colpì quasi cinque milioni di persone. Un terzo dei soggetti infettati morì negli stati acuti della malattia, in una condizione di coma così profondo da escludere qualsiasi possibilità di risveglio o in uno stato di insonnia estremo tale da escludere qualsiasi possibilità di sedazione. Solo il 20% dei sopravvissuti non ebbe gravi conseguenze. La malattia scomparve misteriosamente dopo dieci anni, senza più provocare epidemie o focolai, solo casi isolati.

Diagnosi

Sono stati proposti diversi criteri diagnostici per l’encefalite letargica. Il principale, recentemente suggerito, prevede che si possa parlare di questa malattia se i sintomi simil-influenzali, l’ipersonnia, la svegliabilità, i cambiamenti psichiatrici e la paralisi dei muscoli oculari e non possono essere attribuiti ad altra condizione neurologica nota.

Test di laboratorio

Due neuroscienziati, l’austriaco Constantin von Economo (Fig. 2) e il francese Jean-René Cruchet, individuarono nei reperti anatomopatologici dei pazienti deceduti nella fase acuta della malattia delle lesioni localizzate nelle strutture nervose deputate alla regolazione del ciclo sonno-veglia. In particolare notarono un notevole rigonfiamento nella zona dell’ipotalamo.

Frontespizio originale del 1917 dell’articolo in cui von Economo descrisse per la prima volta l’encefalite letargica
Figura 2 – Frontespizio originale del 1917 dell’articolo in cui von Economo descrisse per la prima volta l’encefalite letargica.
[Fonte: C. von Economo, Die Encephalitis Lethargica
(Mit zw¨olf lithographischen Tafeln), Franz Deutike, Leipzig und Wien, 1918, 79 pp.]

Microscopicamente, nei campioni prelevati da Von Economo, si osservarono infiltrati di linfociti e plasmacellule, degenerazione dei neuroni e proliferazione gliale nella sostanza nera di Sömmering, collegata ai sintomi di tipo parkinsoniano (Fig. 3).

Reperto autoptico raccolto da von Economo della substantia nigra ipopigmentata di un paziente deceduto per encefalite letargica.
Figura 3 – Reperto autoptico raccolto da von Economo della substantia nigra ipopigmentata di un paziente deceduto per encefalite letargica.
[Fonte: C. von Economo, Die Encephalitis Lethargica
(Mit zw¨olf lithographischen Tafeln), Franz Deutike, Leipzig und Wien, 1918, 79 pp.]

Terapia

In Italia, subito dopo la fine della pandemia, venne “importata” dalla regina Elena, consorte del re Vittorio Emanuele III, la “cura bulgara”, un preparato che il guaritore Iván Raev stava somministrando con successo ai pazienti postencefalitici in Bulgaria. La cura bulgara consisteva in un decotto di radici di Atropa Belladonna che, se somministrato ai pazienti con conseguenze da encefalite letargica, riusciva a risolvere i sintomi parkinsoniani. La sua progressiva scomparsa dal novero delle terapie neurologiche seguì il progressivo ridursi del numero di pazienti e il loro ingresso nella fase della malattia nella quale questa terapia era sostanzialmente inefficace.

Nel periodo tra il 1966 e il 1969, nel Mount Carmel Hospital di New York, con l’arrivo del dottor Oliver Sacks, si raccolse, in una piccola comunità organica e autonoma, la maggioranza dei pazienti postencefalitici americani (Fig. 4). Il dottor Sacks, viste le analogie con la malattia di Parkinson, decise, con grande cautela, di somministrare ai suoi pazienti un nuovo e costoso farmaco, la L-DOPA. Fu così che, proprio grazie al suo contributo, questi pazienti riuscirono a “ritornare alla vita”, anche se solo per un breve periodo di tempo. Purtroppo i recettori per la dopamina si “abituavano” rapidamente e non erano più sufficienti dosi crescenti di farmaco per annullare gli effetti della malattia. Egli chiamò questo periodo “risvegli” perché, effettivamente, si trattò di un risveglio da un sonno, dovuto alla malattia, durato decenni.

Fotografie scattate dal Dottor Sacks nel Mount Carmel Hospital
Figura 4 – Fotografie scattate dal Dottor Sacks nel Mount Carmel Hospital [Fonte: Oliver Sacks, Risvegli, Adelphi, 1987]

Il dottor Sacks raccolse la sua esperienza con questi pazienti nella sua famosa opera letteraria (da cui poi venne realizzato l’omonimo film) “Risvegli” in cui raccontò le esperienze più significative per ogni suo singolo paziente (Fig. 5).

Il Dottor Oliver Sacks e Robin Williams insieme sul set del film “Risvegli”, 1990.
Figura 5 – Il Dottor Oliver Sacks e Robin Williams insieme sul set del film “Risvegli”, 1990.
[Fonte: https://www.cinematographe.it/recensioni/risvegli-recensione-film/]

Encefalite letargica e Long Covid: possibili analogie

Questa infezione è recentemente tornata sotto la lente di ingrandimento di virologi e patologi in quanto si sono riscontrate delle similitudini tra l’encefalite letargica e il Long Covid. In entrambi i casi, dopo essere guariti da una forma grave della malattia, è rimasta in eredità una conseguenza a lungo termine. Molti studiosi stanno suggerendo che si debba guardare anche a queste enigmatiche malattie, mai comprese fino in fondo, pur tenendo ben presenti le differenze, per capire che cosa sia il Long Covid.

Fonti

  • Economo, C., Encephalitis lethargica, in Wiener Klinische Wochenschrift, vol. 30, 1917, pp. 581–585.
  • Cruchet R, Moutier J, Calmettes A., Quarante cas d’encéphalomyélite subaiguë, in Bull Soc Med Hôp Paris, vol. 41, 1917, pp. 614-6.
  • Reid AH, McCall S, Henry JM, Taubenberger JK, Experimenting on the past: the enigma of von Economo’s encephalitis lethargica, in J. Neuropathol. Exp. Neurol., vol. 60, n. 7, 2001, pp. 663–70, PMID 11444794.
  • Paolo Mazzarello, Dalla Bulgaria all’Italia: la “cura bulgara” dell’encefalite letargica”, medicina nei secoli arte e scienza 22/1-3 (2010) 553-584, Journal of History of Medicine.
  • Oliver Sacks, Risvegli, Milano: Adelphi, 1987.
  • Reid AH, McCall S, Henry JM, Taubenberger JK, Experimenting on the past: the enigma of von Economo’s encephalitis lethargica, in J. Neuropathol. Exp. Neurol., vol. 60, n. 7, 2001, pp. 663–70, PMID 11444794.
  • G Chir. 2014 Jul-Aug; 35(7-8): 202. Published online 2014 Sep 1. PMCID: PMC432153.
  • Agnese Codignola, intervista del 05/02/2021 alla testata Il Tascabile.

Crediti immagini

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