Il cibo come cura. Patologie associate ad una sbagliata alimentazione

Il cibo che mangi può essere o la più sana e potente forma di medicina o la più lenta forma di veleno.”

L’alimentazione spesso viene intesa come la principale fonte di sopravvivenza, di crescita e sviluppo nel corso della vita. Si, ma non solo! Infatti può essere un “mezzo” attraverso il quale ammalarsi o guarire: sia la comparsa sia la possibilità di superare o attenuare le conseguenze di una patologia sono strettamente legate all’alimentazione.

Nella moderna scienza stanno emergendo delle prospettive di analisi molto interessanti: le scorrette abitudini alimentari e la diffusione di diverse patologie quali obesità, diabete, sindromi metaboliche e complicazioni cardiovascolari hanno modificato profondamente gli obiettivi della comunità scientifica. Infatti gli studi di biologia molecolare hanno permesso di osservare gli aspetti nutrigenomici dell’alimentazione, ovvero come i tessuti e gli organi possono rispondere ad uno specifico alimento assunto in un dato momento della giornata, in relazione allo stato di salute o patologia. Un grande supporto è fornito sia dalla nutrigenomica, che studia il rapporto fra genoma e dieta, nonché dalla nutrigenetica che approfondisce il modo in cui ciascun soggetto reagisce alle molecole presenti nei cibi.

Cancro e alimentazione

Sentiamo spesso parlare del rapporto tra cancro e alimentazione, un focus principale da decenni ormai. Numerose evidenze scientifiche infatti mostrano come una dieta sana ed equilibrata, insieme all’assunzione di alimenti ricchi di fibre, vitamine e oligoelementi, possa evitare che si creino nell’organismo condizioni tali da favorire mutazioni del DNA e conseguente alterazione dei meccanismi che determinano le prime fasi della genesi di molti tumori.

Secondo l’American Istitute for Cancer Research le cattive abitudini alimentari sono responsabili di circa 3 tumori su 10. Nella maggior parte dei casi ciò dipende dalla presenza di agenti cancerogeni nei cibi che favoriscono lo sviluppo delle malattie. Tra gli agenti più noti si riscontrano nitrati, nitrosammine, ammine eterocicliche aromatiche, idrocarburi policiclici aromatici, acetaldeide e altre sostanze tossiche. Sicuramente anche un eccesso di sale, grassi e proteine animali e, più in generale, l’eccesso di apporto energetico incidono molto sullo stato di salute.

Quali sono le patologie legate all’alimentazione?

Il corretto funzionamento dei nostri organi dipende dalla quantità e dalla qualità delle sostanze che ingeriamo. Attraverso un’adeguata alimentazione è possibile contrastare l’insorgenza di svariate condizioni patologiche. Nei paesi industrializzati, come America Settentrionale e Europa, una cattiva alimentazione causa ogni anno un numero sempre crescente di patologie dell’apparato digerente, di patologie sistemiche come il diabete, di malattie cardiovascolari, ma anche alcune forme tumorali. Analizziamone alcune.

Patologie del pancreas

Il pancreas (Fig. 1) è una ghiandola annessa all’apparato digerente, disposta tra lo stomaco e la colonna vertebrale. E’ costituita da:

  • una componente esocrina (acini pancreatici), che produce succo pancreatico contenente enzimi per la digestione del chimo proveniente dallo stomaco;
  • una componente endocrina (le isole di Langerhans, fondamentali per l’omeostasi glucidica), che sintetizza gli ormoni insulina e glucagone, ma anche somatostatina, grelina e peptide pancreatico.
Il pancreas è costituito da una componente esocrina (acini) e una componente endocrina (isole di Langerhans). Una scorretta alimentazione può alterare profondamente il corretto funzionamento della componente ghiandolare
Figura 1 – Il pancreas è costituito da una componente esocrina (acini) e una componente endocrina (isole di Langerhans). Una scorretta alimentazione può alterare profondamente il funzionamento della componente ghiandolare pancreatica [Fonte: www.pancreas.it/]

Le principali patologie pancreatiche riscontrate sono: pancreatite acuta e cronica e tumori del pancreas. Le cause sono varie, legate soprattutto a predisposizioni genetiche. Tuttavia la loro comparsa ma anche la possibilità di superare o attenuare le conseguenze sono strettamente legate all’alimentazione.

Pancreatite acuta e pancreatite cronica

La pancreatite acuta è un’infiammazione del pancreas, talvolta anche dei tessuti adiacenti, causata dal rilascio di enzimi pancreatici attivati. Le cause scatenanti sono la presenza di calcoli biliari o eccessivo uso di alcol. Anche se non è ancora del tutto chiaro come l’alcol determini la pancreatite, si ritiene che i prodotti derivati dal metabolismo dell’alcol portino a formazione di sostanze tossiche che danneggiano le cellule acinose. L’alcol potrebbe ostruire anche i piccoli dotti che riversano il succo pancreatico nel dotto principale. Un’alimentazione di tipo Mediterranea, ricca di fibre e povera di zuccheri e di lipidi saturi, accompagnata da regolare attività fisica, riduce significativamente il rischio di insorgenza di questa patologia.

La pancreatite cronica è caratterizzata da uno stato di infiammazione permanente. In almeno un terzo dei soggetti colpiti si sviluppa un diabete di tipo 2 insulino-dipendente. Anche in questo caso, la causa scatenante è l’abuso di alcol e più raramente a calcoli e malattie autoimmuni. In questo caso è consigliata un’alimentazione povera di grassi perchè difficilmente digeribili a causa della steatorrea (abbondante presenza di grassi nelle feci). Si consiglia inoltre di ridurre al massimo l’assunzione di zuccheri semplici e bevande zuccherate.

Tumori del pancreas

Il 90% circa dei tumori del pancreas si sviluppa nella testa della ghiandola (Fig. 2); oltre al fumo, i principali fattori di rischio di questi tumori sono l’obesità, eccessiva assunzione di grassi, zuccheri e un’alimentazione povera di fibre. Il trattamento dei tumori pancreatici è prevalentemente di tipo chemioterapico.

Tumore del pancreas nella testa della ghiandola
Figura 2 – Tumore del pancreas nella testa della ghiandola. Un’alimentazione povera di fibre potrebbe esserne un fattore di rischio [Fonte: www.scientificanimations.com]

Patologie del fegato

Il fegato (Fig. 3) è un organo complesso che svolge funzioni di fondamentale importanza per lo sviluppo e la sopravvivenza. Esso lavora come una ghiandola esocrina producendo la bile che viene trasportata e immagazzinata nella cistifellea, da dove viene rilasciata nell’intestino per favorire la digestione e l’assorbimento dei grassi e delle vitamine liposolubili (A, D, E, K). Tuttavia, lavora anche come ghiandola endocrina elaborando e trasferendo nel sangue glucidi, lipidi, proteine ed ormoni.

Struttura anatomica del fegato umano. Sono visibili la colecisti e le vie biliari. Una scorretta alimentazione incide negativamente sui delicati meccanismi svolti dall'organo
Figura 3 – Struttura anatomica del fegato umano. Sono visibili la colecisti e le vie biliari. Una scorretta alimentazione incide negativamente sui delicati meccanismi svolti dall’organo [Fonte: ecografieroma.it/]

Steatosi epatica

La steatosi epatica è una patologia legata all’accumulo di trigliceridi (Fig. 4) a livello del fegato. La causa è dovuta all’abuso di alcol (steatosi epatica alcolica) ma anche ad altre cause non legate all’alcol (steatosi epatica non alcolica): quest’ultimo caso è stato riscontrato nel 70% di pazienti in sovrappeso, nel 60% dei diabetici e nel 90% degli obesi.

Struttura istologica di un fegato sano che mostra assenza di depositi di grassi sotto forma di goccioline lipidiche, confrontata con una struttura istologica di un fegato con steatosi epatica
Figura 4 – Struttura istologica di un fegato sano che mostra assenza di depositi di grassi sotto forma di goccioline lipidiche, confrontata con una struttura istologica di un fegato con steatosi epatica visibilmente alterata legata ad una sbagliata alimentazione [Fonte: freewordsmagazine.wordpress.com/]

Sembra che la steatosi epatica sia legata ad un’eccessiva assunzione di carboidrati e lipidi con una riduzione del catabolismo degli acidi grassi. Tuttavia è una condizione reversibile che può essere superata con un’adeguata alimentazione ipocalorica ricca di verdure, in modo da ridurre gradualmente il peso corporeo e lo stress ossidativo-infiammatorio.

Obesità

L’obesità è una condizione clinica caratterizzata da un eccessivo accumulo di grasso corporeo. Il tessuto adiposo è costituito da adipociti: quando un soggetto ingrassa, queste cellule tendono ad immagazzinare lipidi al loro interno aumentando il volume cellulare. Al contrario, quando un soggetto dimagrisce le stesse cellule perdono lipidi riducendone il volume (Fig. 5). L’obesità è definita, in genere, sulla base della misura del BMI, un sistema di valutazione del peso, riferito al rischio di malattia. I soggetti con valori compresi tra 25,0 e 29,9 sono considerati in sovrappeso; quelli con valori >35 sono considerati obesi gravi; invece quelli con valori >40 sono obesi molto gravi.

Confronto tra adipociti di un soggetto normale e di un soggetto obeso
Figura 5 – Confronto tra adipociti di un soggetto normale e di un soggetto obeso [Fonte: anankenews.it/]

L’obesità può essere distinta in:

  • primaria: si manifesta in seguito alla presenza e all’azione di fattori genetici, ambientali o sociali che coesistono. L’eccessivo apporto calorico e dunque un’alimentazione non equilibrata, affiancato ad una ridotta attività fisica incidono notevolmente.
  • secondaria: è una forma più rara, causata da patologie note e comprende mutazioni genetiche, forme endocrine e forme conseguenti all’assunzione di alcuni farmaci.

L’OMS considera l’obesità uno dei principali problemi di salute pubblica mondiale che si sta diffondendo in troppi Paesi e che potrebbe causare problemi sanitari molto gravi nei prossimi anni, in assenza di provvedimenti immediati.

Sindrome metabolica

Con sindrome metabolica s’intende un insieme di alterazioni anatomiche e biochimiche, come l’aumento della circonferenza del girovita, aumento di trigliceridi, glicemia e pressione arteriosa elevate e alterazioni della concentrazione di colesterolo HDL e/o LDL. I soggetti che presentano quadri clinici di questo tipo sono a rischio di sviluppare malattie cardiovascolari e diabete di tipo 2. Nella sindrome metabolica vengono coinvolti molti fattori correlati all’obesità viscerale, come iperglicemia e iperinsulinemia, insulino-resistenza o dislipidemia.

Per aumentare i livelli sierici di colesterolo HDL e diminuire contestualmente i livelli di LDL e trigliceridi onde evitare la comparsa di lesioni aterosclerotiche, sarebbe indicata un’alimentazione ricca di fibre, acidi grassi monoinsaturi e polinsaturi ma anche bassi livelli di carboidrati.

Obesità viscerale

E’ una condizione caratterizzata da un eccessivo aumento del peso corporeo con accumulo di tessuto adiposo periviscerale (Fig. 6). Questa condizione è legata da un’eccessiva assunzione di calorie abbinata ad una scarsa attività fisica. L’eccesso di calorie fa aumentare il numero e il volume degli adipociti (iperplasia ed ipertrofia): in questo modo gli adipociti tendono a morire sia per stress dimensionale che per ipossia. Si ha un richiamo di macrofagi che, nel tessuto adiposo, genereranno processi infiammatori con liberazione di relative sostanze proinfiammatorie che si propagheranno a tutto l’organismo e favorendo processi quali l’insulino-resistenza, stress ossidativo, ipertensione, ma anche coagulazione del sangue.

Grasso viscerale e grasso sottocutaneo in relazione al cibo ingerito
Figura 6 – Grasso viscerale e grasso sottocutaneo [Fonte: www.nutrizionistapettirossi.it/]

Acidi grassi liberi e insulino-resistenza

Un eccesso di adipociti causa un aumento dei livelli ematici di acidi grassi liberi che possono contribuire all’accumulo di lipidi nel fegato e nel tessuto muscolare. Essi vengono utilizzati per la sintesi di lipidi complessi, come il diacilglicerolo (DAG). In condizioni normali, gli alti livelli di glucosio nel sangue aumentano la liberazione di insulina la quale facilita l’ingresso del glucosio nelle cellule mediante l’esposizione del GLUT 4, abbassando i livelli glicemici. L’eccesso di DAG attiva una proteina chinasi C (PKC) che blocca il segnale innescato dal glucosio sui recettori TK dell’insulina e i GLUT4 non verranno esposti sulla cellula. Le cellule dunque non avranno glucosio da utilizzare, si genera uno stato di iperglicemia che comporterà l’aumento della liberazione di insulina (iperinsulinemia) contribuendo all’insulino-resistenza e, di conseguenza, un alto rischio di incorrere in diabete di tipo 2.

Queste condizioni sono favorite da una sbagliata alimentazione, ricca di zuccheri, di farine raffinate e basso contenuto di fibre; invece una dieta ricca di cereali integrali e fibre naturali è in grado di ridurre la concentrazione di insulina nel sangue e aumentare la sensibilità dei recettori insulinici.

Disturbi dell’alimentazione

I disturbi alimentari (Fig. 7) sono caratterizzati da una persistente alterazione dell’assunzione di cibo o da comportamenti ad esso collegati, che determinano un alterato consumo o assorbimento dei nutrienti. Ciò provoca danni significativi alla salute.

Anoressia nervosa e bulimia nervosa

L’anoressia nervosa è un esempio di disturbo alimentare, caratterizzato da estrema magrezza dovuta ad una restrizione dell’introito energetico al di sotto del normale fabbisogno. E’ una malattia grave, che può comportare un rischio non trascurabile. E’ un disturbo che si manifesta con la ferma volontà di ignorare lo stimolo della fame, associata ad un rifiuto di alimentarsi e quindi ad una perdita di peso significativa.

Al contrario, con bulimia nervosa parliamo di “abbuffatecompulsive che si verificano quando un soggetto mangia quantità esagerate di cibo in un arco di tempo circoscritto. E’ un disturbo legato a problemi nel controllo degli impulsi.

 I disturbi dell'alimentazione sono frutto di un disagio caratterizzato da un alterato rapporto con il cibo e con il proprio corpo
Figura 7 – I disturbi dell’alimentazione sono frutto di un disagio caratterizzato da un alterato rapporto con il cibo e con il proprio corpo.

Dunque, una sana e corretta alimentazione affiancata dal consumo di prodotti di qualità, possono aiutare a migliorare aspetti patologici già presenti nell’organismo o possono evitarne l’insorgenza. I cibi sono un toccasana per il nostro stato di salute, sia fisico che mentale. E ricordatevi sempre:

“Noi siamo quello che mangiamo!”

Anna Maria Musto

Fonti

  • Lucantonio Debellis, Alessandro Poli “Alimentazione, Nutrizione e Salute”. Edises
  • Vanputte, Regan, Russo “Anatomia Umana”. Seeley, IV edizione
  • https://www.epicentro.iss.it/
  • www.ieo.it
  • https://www.aicr.org/

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: