Tifo (o Febbre tifoide)

Il tifo, anche conosciuto come febbre tifoide, è una malattia infettiva a carattere sistemico causata da un batterio “Salmonella typhi” che infetta esclusivamente l’uomo. Tale patologia è altamente contagiosa e scarse condizioni igienico-sanitarie spianano la strada alla diffusione. Ha una mortalità del 12% se non trattata, ma tale percentuale cala fino all’1% in caso di cure tempestive.

Eziologia

L’agente eziologico del tifo è la Salmonella typhi, appartenente all’ampio gruppo delle Enterobacteriaceae. Le Enterobacteriaceae rappresentano il più cospicuo ed eterogeneo gruppo di batteri gram-negativi di interesse medico. Al genere Salmonella, appartengono anche i sierotipi S. paratyphi A e B, responsabili delle “salmonelle minori”. Quest’ultime sono responsabili di infezioni a trasmissione alimentare e riguardano sia gli animali domestici che l’uomo, mentre S. thypi, infetta solo l’uomo. In seguito all’ingestione di cibo o acqua contaminati, i batteri invadono l’intestino tenue, fegato, milza, midollo osseo ed entrano, poi, nel circolo sanguigno. 
S. typhi, inoltre, come tutte le Enterobacteriaceae presenta le seguenti caratteristiche:

  • È gram-negativo;
  • È anaerobio facoltativo;
  • Fermenta il glucosio;
  • Riduce il nitrato;
  • È catalasi-positivo;
  • È ossidasi-negativo;
  • La membrana esterna li rende sensibili all’essiccamento;
  • Il lipopolisaccaride (LPS) è formato dal polisaccaride O somatico esterno, core polisaccaridico (antigene comune), lipide A (endotossina);
  • Più di 2400 sierotipi O.

Contagio

La patologia è diffusa in tutto il mondo, soprattutto in aree caratterizzate da scarse condizioni igieniche. Ogni anno si verificano oltre 16milioni di casi che portano ad oltre 600mila morti. In Italia l’incidenza è di 2 casi ogni 100.000 abitanti l’anno.
Solitamente, il tifo si contrae tramite ingestione di batteri presenti in cibo o acqua contaminati. I pazienti affetti possono contaminare l’acqua attraverso le feci, in quanto durante la fase acuta della malattia, contengono elevate concentrazioni di batteri. L’inquinamento batterico, tramite le feci di soggetti malati, può contaminare la rete idrica andando così ad inficiare anche l’approvvigionamento di cibo. Se un soggetto sano, si nutre di cibo e bevande contaminati dalla suddetta rete idrica, può contrarre l’infezione. Inoltre, se i soggetti malati non si lavano le mani correttamente, possono contaminare il cibo e le superfici aumentando la diffusione dell’infezione. Ci sono anche altri modi per contrarre la malattia: 

  • Mangiare crostacei o frutti di mare provenienti da una sorgente contaminata;
  • Avere rapporti sessuali non protetti con una persona affetta di tifo. 

Sintomatologia e diagnosi

Dopo che una persona è stata infettata l’esordio dei sintomi è graduale ed è possibile distinguere 4 fasi:

  • Prima settimana: graduale aumento della temperatura corporea con l’associazione di bradicardia. Il paziente manifesta anche malessere generalizzato, tosse e mal di testa;
  • Seconda settimana: la febbre raggiunge il plateau attorno ai 40° ed il paziente appare bradicardico e stanco. A causa delle alte temperature, sono frequenti situazioni deliranti. Inizia a comparire la diarrea e in alcuni casi può contenere sangue. Il 30% dei casi presentano macchie rossastre poco rilevanti;
  • Terza settimana: i sintomi iniziano a regredire, la febbre tende ad avere un andamento altalenante, qui possono presentarsi alcune complicanze, emorragia intestinale, perforazione intestinale, infezione del sistema nervoso centrale;
  • Quarta settimana: è il periodo della guarigione o in casi rari della cronicizzazione.
Il tifo può causare la comparsa di macchie
Figura 1 – Nel 10-20% dei casi, il tifo può causare la comparsa di macchie rosacee. [Fonte:www.wikipedia.org]

L’agente eziologico può essere identificato tramite campioni di sangue, feci ed urine, quindi, la diagnosi può essere formulata mediante: 

  • Emocoltura e test sierologico di agglutinazione di Widal, durante la prima settimana;
  • Coprocoltura e ricerca degli antigeni nel sangue, durante la seconda e terza settimana.

Prognosi

Senza antibiotici, la mortalità causata dal tifo è circa del 12%. Invece, con un’immediata terapia, il tasso di mortalità è dell’1%. La maggior parte dei decessi si verifica nei pazienti malnutriti, nei lattanti e negli anziani. Le eventuali complicanze si riscontrano soprattutto nei pazienti non trattati o trattati tardivamente e solitamente si verifica: emorragia intestinale, perforazione intestinale. Quest’ultima risulta essere particolarmente rischiosa perché comporterebbe la diffusione dell’infezione ai tessuti vicini e può causare peritonite. 

Terapia

Il tifo richiede, generalmente, un trattamento con antibiotici. Se la malattia viene riscontrata precocemente, l’infezione può essere lieve e quindi trattata in 1-2 settimane, con miglioramenti già nelle prime 48-72h dall’inizio della terapia che, come tutte, deve essere portata a termine. I casi più gravi richiedono l’ospedalizzazione e la somministrazione di antibiotici e fluidi per endovena. Inizialmente, veniva somministrato il cloramfenicolo ma è stato ormai sostituito a causa dei gravi effetti collaterali. Ad oggi, il farmaco più utilizzato è il ciprofloxacina, mentre, per le donne in gravidanza viene somministrato il ceftriaxone. La chirurgia risulta essere necessaria per rimediare ad alcune complicanze che possono essere pericolose per la vita del paziente.  
Una persona su 20 va incontro ad una recidiva, con la ri-presentazione dei sintomi, anche se più lievi. Solitamente, è raccomandata una nuova terapia antibiotica.

L'uso corretto di specifici antibiotici, permettono la sconfitta della malattia
Figura 2 – Tra le cure più efficaci per combattere il tifo, vi è la somministrazione di specifici antibiotici. [Fonte: www.issalute.it]

Prevenzione

La prevenzione avviene attraverso l’educazione all’igiene personale, soprattutto il lavaggio delle dopo aver utilizzato il bagno e prima di toccare il cibo, controllo dei sistemi fognari e degli insetti, in quanto possono comportarsi da vettori. Fondamentale, quindi, è il rispetto di alcune norme per evitare il contagio, in particolar modo in quei Paesi dove la malattia è molto diffusa. In questi Paesi è opportuno bere acqua sigillata oppure portare in ebollizione per circa 1 minuto prima di poterla bere ed i cibi devono essere ben cotti.

Lavarsi correttamente le mani allontana la possibilità di insorgenza di alcune malattie
Figura 3 – Lavare le mani nel modo corretto può evitare l’insorgenza di numerose malattie. [Fonte:www.salute.gov.it]

Vaccinazione

La vaccinazione è molto importante per chi prevede di compiere un viaggio in Paesi ad alto rischio di diffusione. Ci sono due tipi di vaccino: 

  • Orale – Ty21a, somministrato in capsule, prevede 3 dosi, a giorni alterni e 7 giorni dopo la terza dose si ha l’immunità;
  • Iniettabile – Vi CPS, contiene 25 mg di polisaccaride in singola dose e l’immunità viene conferita dopo 7 giorni dall’iniezione.

Il rischio di contrarre il tifo è, generalmente, basso per tutti i viaggiatori, eccetto in alcune zone dell’Africa settentrionale ed occidentale e in Asia meridionale. Ad ogni modo, è preferibile attuare le norme, sopra riportate, e compiere il ciclo vaccinale prima di intraprendere un qualsiasi viaggio in luoghi dove vi sono bassi standard igienici.

Fonti

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