Riso deepwater transgenico: l’OGM per un Oriente più sostenibile

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Cos’è il riso deepwater?

Con il termine riso deepwater, o riso di acque profonde, ci si riferisce solitamente ad una varietà di riso (Oryza sativa) molto diffusa e prodotta nel continente asiatico. Il nome deriva dal metodo di coltura utilizzato, che vede la presenza di grandi quantitativi di acqua nelle risaie. Queste, infatti, si trovano sommerse per gran parte del ciclo colturale della pianta. Il sistema dell’acqua profonda (Fig.1) è spesso praticato nei delta dei fiumi, come il Gange, o nelle pianure delle regioni costiere di Vietnam e Indonesia. In questi ambienti, le principali problematiche nella coltivazione del riso sono legate alla salinità dell’acqua e del terreno e alle improvvise variazioni del livello dell’acqua. Un problema importante è costituito anche dagli insetti, in particolare dai lepidotteri, che spesso attaccano le colture, compromettendone la resa. Questo problema potrebbe essere facilmente risolto tramite la coltivazione di piante di riso deepwater transgenico in grado di difendersi autonomamente dall’attacco dei lepidotteri.

Coltivazione di riso con il sistema in acqua profonda
Figura 1 – coltivazione di riso deepwater in Thailandia

La minaccia delle infestazioni

Tra i lepidotteri, la Scirpophaga incertulas, anche detta trivellatrice gialla, è considerata il parassita più comune nella maggior parte delle risaie del continente asiatico. Questa è presente durante tutto l’anno, anche se è più abbondante nella stagione delle inondazioni, e attacca le piante alimentandosi all’interno dello stelo (Fig. 2).

Infestazione dei lepidotteri
Figura 2 – attacco di S. incertulas allo stadio larvale nello stelo della pianta

I danni delle infestazioni, noti come deadheart e whitehead, vedono la morte delle foglie giovani e la produzione di pannocchie vuote. In moltissimi casi si può anche avere una riduzione dei singoli chicchi, sia in termini di numero che di grandezza, e un aumento della sterilità. Infine, le piante attaccate possono presentare una differente capacità di crescita in acqua, che porta al dimezzamento del numero di pannocchie. Per questo, le infestazioni dei lepidotteri nelle risaie del continente asiatico causano danni economici e sociali molto importanti.

I meccanismi di difesa della pianta

In seguito all’attacco, le piante di riso attivano meccanismi di risposta diversificati, che però non avvengono in maniera continua. La pianta si difende producendo più germogli, che danno pannocchie più piccole e più leggere, o in numero molto ridotto se l’attacco è molto forte. In altri casi, i nutrienti vengono riallocati dai germogli malati a quelli sani, ma anche così la densità delle pannocchie si riduce drasticamente. I meccanismi di risposta dipendono però dalla varietà, dalle condizioni ambientali e dalle condizioni di fertilità ed umidità del suolo. Ogni infestazione produce quindi risultati diversi, anche a seconda del luogo geografico in cui è presente la risaia.

Le soluzioni attuali

Per cercare di ridurre al minimo le infestazioni si può agire effettuando tre tipi di controllo: uno biologico, uno chimico ed uno sulla pianta.

Nel controllo biologico si va a preservare la conservazione e a favorire lo sviluppo di tutti gli organismi che attaccano i lepidotteri, come parassiti delle uova, batteri, nematodi e ragni o organismi più grandi come cavallette, libellule ed uccelli.

Nel controllo sulla pianta si mettono in atto degli accorgimenti riguardanti i metodi di coltura: uso di feromoni sessuali, crescita di varietà più basse, semina a due tempi, uso di semi come trappole o di reti per catturare le falene e raccolta a mano delle uova. Tutto ciò richiede molto lavoro, ma comunque non assicura l’assenza dell’insetto né protegge completamente i raccolti dalle infestazioni.

L’unica modalità di controllo davvero efficace è l’utilizzo di insetticidi, che però rappresentano una minaccia ambientale concreta. Questi infatti, oltre a colpire gli insetti target, hanno effetti su interi ecosistemi e sulla biodiversità. Inoltre, troppo spesso, i pesticidi sono usati in modo indiscriminato ed in quantità superiori a quelle necessarie, senza una adeguata analisi sulle possibili conseguenze nei confronti degli organismi presenti. In questo caso specifico poi, utilizzare composti chimici sulle risaie significa contaminare direttamente le acque e di conseguenza la flora marina, che costituisce un punto cardine nell’alimentazione delle popolazioni asiatiche.

Riso transgenico, la soluzione più efficace

In sintesi, si può dire che se da una parte le infestazioni di lepidotteri nelle risaie determinano una severa perdita in termini economici, con conseguenti risvolti sociali per i Paesi produttori, dall’altra i meccanismi messi in atto fino ad oggi per contrastare tale problema si sono dimostrati poco efficaci.

Ed è per questo che un punto di svolta per la risicoltura in Oriente potrebbe essere rappresentato dalla creazione di una varietà di riso deepwater transgenico. Tale OGM sarebbe capace di produrre le proteine endogene del Bacillus thuringiensis, un batterio sporigeno ampiamente utilizzato come biopesticida, e quindi di difendersi autonomamente dall’attacco degli insetti. Nonostante, però, a livello teorico questa produzione sembri funzionare bene, soltanto dei futuri test sul campo permetteranno di comprendere gli effetti reali del gene Bt nelle piante di riso deepwater.

In ogni caso, non si tratterebbe del primo vegetale transgenico ingegnerizzato con i geni del B. thuringiensis, ne è un esempio il mais MON 810 ormai diffuso in tutto il mondo. La coltivazione del MON 810 è però ancora dibattuta in moltissimi Paesi, nonostante l’EFSA (Autorità Europea Per La Sicurezza Alimentare) abbia dichiarato il mais OGM sicuro sia per l’uomo che per gli animali. Analogamente al MON 810, il riso deepwater transgenico Bt potrebbe costituire l’arma migliore per combattere le infestazioni dei lepidotteri. Al tempo stesso, questo permetterebbe di salvaguardare il lavoro degli agricoltori ed evitare l’enorme impatto dei pesticidi sugli ecosistemi, nel pieno rispetto dei princìpi della sostenibilità ambientale.

Fonti

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