La malattia senza nome: storia dell’AIDS

Gay pneumonia

C’è stato un tempo in cui infezioni letali sconosciute, che oggi sappiamo essere infezioni opportunistiche, colpivano (apparentemente) solo uomini gay.

Tra il 1980 e il 1981 questa malattia venne chiamata “gay pneumonia”, perché molti omosessuali erano infettati da Pneumocystis jiroveci, un fungo che causa una grave polmonite interstiziale con dispnea, febbre, cianosi e tosse, con esiti spesso letali.

I funghi sono solitamente patogeni opportunisti, ovvero colpiscono persone immunodepresse, anche in maniera transitoria. In questo caso, però, i soggetti colpiti erano giovani, in teoria perfettamente immunocompetenti. 

Figura 1 – Striscio di Pneumocystis jirovecii, precedentemente noto come Pneumocystis carinii, concentrato dal polmone umano.

Sarcoma di Kaposi

Nel 1981 negli USA il CDC notò un aumento dei casi di Sarcoma di Kaposi, un raro tumore vascolare. Esso è caratterizzato da lesioni della cute e delle mucose, con possibili localizzazioni viscerali in cui un abbondante infiltrato infiammatorio si accompagna alla neoformazione di piccoli vasi ematici.

Il sarcoma colpisce la pelle, la bocca e i tratti gastrointestinale e respiratorio. Adesso sappiamo che questo tumore è legato al virus Human Herpesvirus 8 (HHV8), un virus molto comune che di norma resta in latenza nei linfociti B, tenuto sotto controllo dal sistema immunitario. 

Figura 2 – Sarcoma di Kaposi e danni cutanei

Un’altra infezione opportunistica osservata era quella da Citomegalovirus (CMV), un altro Herpesvirus, che causa infezioni asintomatiche nelle persone sane. Come tutti gli Herpesvirus, CMV interrompe la sua replicazione e resta in latenza nelle cellule ematiche mononucleate, tenuto a bada dal sistema immunitario, ma, se questo risulta essere compromesso, CMV riprende la replicazione virale, causando epatite e polmonite. 

Un altro problema era che questi pazienti erano affetti da molte malattie sessualmente trasmissibili.

La ragione è semplice: HIV, il responsabile di tutto questo, viene trasmesso anche per via sessuale. Oggi sappiamo che esso ha un effetto sinergico con Human Papillomavirus (HPV), che causa cancro cervicale e anale, poiché HIV colpisce il sistema immunitario, nostra arma contro il cancro.

Il Cancro dei gay?

Tra i tanti nomi dati dalla stampa, l’AIDS fu chiamato anche “cancro dei gay”. Molti scienziati infatti attribuirono la causa della malattia (una immunodeficienza acquisita) allo stile di vita: l’uso di droghe era un indiziato. Questo pensiero non era affatto irragionevole, trattandosi proprio degli anni dell’eroina, la cui assunzione per via endovenosa contribuì certamente al diffondersi del virus e quindi della malattia. La condivisione di siringhe usate tra i tossicodipendenti permetteva la trasmissione del virus per via ematica.

Ma apparì presto chiaro che la diffusione della malattia non era così limitata: nel 1982 morì un bambino emofiliaco e fu colpito un famoso giocatore di tennis, peraltro eterosessuale. Entrambi erano stati infettati a seguito di una trasfusione.

Il virus senza nome ha adesso un nome

Nel 1983 il virus responsabile fu isolato da Luc Montagnier, Robert Gallo e Françoise Barré-Sinoussi. La loro ricerca non fu facile: Gallo inizialmente confuse il virus col Virus della Leucemia umana a cellule T (HTLV). Nel 1986 il virus fu chiamato HIV e la patologia ebbe finalmente un nome.

Nonostante l’aumento delle conoscenze in merito, per diversi anni l’AIDS rimase la malattia di quelli che erano i reietti: prostitute, omosessuali e drogati. Ci volle del tempo per far comprendere all’opinione pubblica che il virus può colpire chiunque e non solo le “categorie a rischio” (i patogeni sono abbastanza democratici). Adesso ci fa meno paura, ma non dimentichiamo mai tutte quelle persone che sono morte nell’indifferenza, né il lavoro degli scienziati che hanno regalato un futuro ai sieropositivi e ai malati di AIDS.

Adesso, grazie ai farmaci antiretrovirali, è possibile tenere sotto controllo HIV, evitando l’insorgenza della malattia da esso causata, l’AIDS. Questa è divenuta una patologia a decorso cronico, ma solo pochi decenni fa il virus, sebbene con i suoi tempi, causava sempre la malattia e quindi la morte dei soggetti in seguito a infezioni opportunistiche.

Non abbiamo ancora sconfitto la malattia, perché spesso HIV diviene resistente ai farmaci, che pertanto vanno cambiati (di solito se ne assumono molti contemporaneamente per massimizzare l’efficacia della terapia), né possediamo un vaccino, ma possiamo proteggerci con l’uso del preservativo e scoprire l’infezione in fase precoce grazie al test.

Noi non ci arrenderemo e forse un giorno di questa malattia resterà solo un lontano ricordo. 

Fonti

Commenta per primo

Rispondi