Virus oncogeni: la straordinaria scoperta di Sarah Stewart!

Introduzione

Ad oggi sono stati fatti numerosi passi avanti nella ricerca in ambito oncologico, tanto che sono stati identificati differenti agenti cancerogeni. Fra questi, quelli di cui ci occuperemo sono gli agenti patogeni, di cui ben 11 sono stati classificati come cancerogeni di tipo I.  Sicuramente alcuni di questi sono molto noti, come il papilloma virus (HPV), il virus di Epstein-Barr (EBV), i virus dell’epatite B e C (HBV e HCV).

Facciamo, però, un passo indietro e arriviamo agli anni ’50, quando sono stati pubblicati i primi lavori che hanno parlato di virus oncogeni. Per fare questo è opportuno citare la pioniera di questi studi: la ricercatrice Sarah Stewart! (Figura 1).

Figura 1: Sarah Elizabeth Stewart

Biografia

Sarah Elizabeth Stewart nasce nel 1905 a Tecalitlán, Messico, da madre messicana e padre americano. All’età di soli 5 anni torna, con la famiglia, negli Stati Uniti. Si laurea in scienze presso la New Mexico State University nel 1927, per poi conseguire, nel 1930, un master presso la University of Massachussets Amherst. Nel 1935 inizia a lavorare per il National Insitutes of Health (NIH) e contemporaneamente comincia un dottorato di ricerca in microbiologia presso la University of Chicago, completandolo nel 1939.

Proprio presso il NIH comincia ad ipotizzare un probabile legame tra tumori animali e virus, ipotesi che ha, però, incontrato la resistenza dei dirigenti dell’istituto. La ricercatrice, allora, decide di dimettersi dal NIH per iniziare ad insegnare microbiologia presso la School of Medicine della Georgetown University. Proprio qui nel 1949 completa il suo dottorato di ricerca divenendo la prima donna a ricevere un dottorato in medicina presso la prestigiosa scuola.

Torna, quindi, al NIH dove con la collega Bernice Eddy riprende la ricerca sul collegamento tra virus e cancro, per cui le due sono state nominate per ben due volte per il Premio Nobel. Nel 1965, Sarah Stewart riceve il Federal Women’s Award per il suo contributo nell’ambito della ricerca sul cancro.

Successivamente, torna presso la Georgetown University dove insegna nel dipartimento di patologia fino al suo ritiro in Florida, dove muore, nel 1976, di quella malattia che aveva tanto occupato la sua vita di ricercatrice.

Lo studio sul cancro

Nel 1951, Sarah Stewart decide di tornare al NIH dove viene nominata direttore medico, un incarico che le ha permesso di dedicarsi appieno alla sua ipotesi sul collegamento tra patogeni e cancro.

Questa ipotesi sembrava difficile da accettare in un’epoca in cui ci si chiedeva come potessero i virus causare il cancro se questa malattia non si diffondeva da un soggetto ad un altro con le stesse dinamiche di una normale infezione virale.

Questa ipotesi era già stata avanzata nei decenni precedenti dall’immunologo Ludwing Gross, il quale aveva evidenziato, tramite i suoi esperimenti, come topi sani, in cui si iniettavano fluidi derivanti da organi di topi affetti da leucemia, si ammalassero della stessa patologia. Egli per primo cominciò la ricerca su eventuali agenti patogeni responsabili del fenomeno.

Anche Sarah Stewart e la sua collega cominciarono la sperimentazione sui topi, partendo dal lavoro dell’immunologo. Conducendo lo stesso esperimento sui topi, ottennero, però, dei risultati differenti: i topi sani non si ammalavano di leucemia, ma di un tumore della ghiandola parotide, mai osservato negli esperimenti precedenti.

Si trattava senza dubbio di una grande scoperta, ma non avevano ancora abbastanza evidenze per parlare di virus oncogeni.

Il polyomavirus

Gli esperimenti delle due ricercatrici continuarono, questa volta però su colture cellulari animali. Qui fu trovato un virus in grado di causare differenti tipi di tumori nel topo e in altri mammiferi con produzione di anticorpi specifici, verso questo virus, sia nel caso di sviluppo del tumore che in caso contrario.

Per la sua capacità di sviluppare molteplici tumori, questo virus oncogeno venne ribattezzato polyomavirus (Figura 2).

Figura 2: struttura di un Polyomavirus umano

Lo studio sul primo virus oncogeno venne pubblicato nel 1959 e fu addirittura considerato come “la più grande novità nella ricerca sul cancro”.

Ulteriori scoperte

Grazie al lavoro di Sarah Stewart e della sua collega sono stati fatti grandi passi nella ricerca dei virus oncogeni, tanto che ad oggi ne sono stati classificati 11.

Le loro scoperte non si fermarono qui: a loro si deve lo studio sui virus responsabili dei sarcomi e sul virus di Epstein-Barr, responsabile dello sviluppo di alcuni tipi di linfomi.

Inoltre, senza il loro studio pionieristico, nel 1976 Harald zur Hausen non avrebbe potuto ipotizzare il ruolo del Papilloma virus umano (Figura 3) nel tumore al collo dell’utero, che gli ha permesso di ottenere il Premio Nobel per la scienza nel 2008. Questa scoperta ha anche portato, a partire dal 2006, allo sviluppo e alla diffusione del vaccino contro l’HPV.

Figura 3: Rappresentazione del Papilloma virus umano

Emanuela Pasculli

Fonti

Informazioni su Emanuela Pasculli 59 Articoli
Laureanda in Biotecnologie Mediche e Farmaceutiche in quel di Bari. Sono una ragazza molto curiosa e mi piace osservare ciò che mi circonda e trovare una risposta alle mie tremila domande. Grazie a questo blog ho unito due passioni: la microbiologia e la scrittura e spero che questo sia solo il punto di partenza.

Commenta per primo

Rispondi