Fumo di sigaretta ed aumento dell’antibiotico-resistenza: arriva la conferma

Uno studio internazionale, pubblicato sulla rivista Scientific Reports e condotto dall'Università di Bath in collaborazione con l'Imperial College di Londra e con l'Università di Oxford, mostra come l'esposizione al fumo di sigaretta può rendere ceppi batterici MRSA più resistenti ancora agli antibiotici. I ceppi modello meticillina-resistenti di Staphilococcus aureus (MRSA) utilizzati negli esperimenti, diventano infatti anche rifampicina e gentamicina-resistenti ed aumentano inoltre invasività e resistenza generali.

Fumo di sigaretta come agente potenziante l’antibiotico-resistenza: un nuovo studio

Un nuovo incentivo a smettere di fumare arriva da una ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista Scientific Reports e realizzata da un team internazionale di tutto rispetto, che comprende ben quattro autorevoli atenei: l’Università di Bath, l’Università di Oxford, l’Imperial College di Londra e l’Institut d’InvestigacióTrias i Pujol (afferente all’Universitat Autònoma de Barcelona e CIBER Enfermedades Respiratorias, Spagna).

Il fumo di sigaretta si è infatti dimostrato capace di potenziare in modo preoccupante l’antibiotico-resistenza di ceppi di Staphilococcus aureus MRSA (particolari ceppi resistenti alla meticillina), aumentandone sia l’invasività che la persistenza e rendendoli inoltre resistenti anche ad altri antibiotici, in particolare alla rifampicina.

Avevamo già accennato qualcosa in un articolo precedente:

Sino ad ora si credeva che la maggior suscettibilità dei fumatori a diversi tipi d’infezione fosse dovuta unicamente all’effetto dannoso del fumo sul sistema immunitario. Invece, la ricerca dimostra che le sostanze contenute nel fumo sono capaci anche di cambiare le caratteristiche dei batteri patogeni, favorendo l’insorgenza di antibiotico-resistenza oppure potenziandola laddove presente.

La ricerca, il metodo utilizzato ed i risultati

Il team di ricercatori, guidato dal Dottor Maisem Laabei, del Dipartimento di Biologia e Biochimica dell’Università di Bath, ha scelto di studiare Staphilococcus aureus e di utilizzarlo come microrganismo modello per le proprie ricerche, a causa della sua grande importanza per la salute umana: le infezioni da S.aureus sono infatti tra le più diffuse al mondo.

Inoltre di questa specie sono già state isolate e caratterizzate molte varianti che presentano gradi diversi (e sempre più diffusi) di antibiotico resistenza (per approfondire sulle caratteristiche generali di S. aureus: https://www.microbiologiaitalia.it/2019/01/25/staphylococcus-aureus/).

Per i suoi esperimenti, il Dottor Maisem Laabei ha utilizzato una di queste varianti: si tratta di ceppi di S. aureus detti MRSA, acronimo inglese che sta per Methicillin-Resistant Staphylococcus aureus. Essi presentano infatti una spiccata resistenza alla meticillina, un derivato della ben più nota penicillina (Fig.1).

Figura 1 – Staphilococcus aureus MRSA in piastra su terreno agar-sangue.

In una serie di test, sei ceppi di questi microrganismi sono stati esposti al fumo di sigaretta per un certo periodo. I risultati illustrano che, nonostante non tutti i ceppi abbiano risposto allo stesso modo, alcuni di essi (già responsabili d’infezioni invasive) hanno mostrato un’acquisita resistenza alla rifampicina ed alla gentamicina, un aumento dell’invasività e della persistenza, nonché un’alterata sensibilità anche nei confronti di altri antibiotici.

Sono insomma diventati più “forti”.

Una teoria ancora da dimostrare

Il team di ricercatori ipotizza che ciò sia causato dalle ben note sostanze mutagene per il DNA contenute nel fumo di sigaretta. Lo stress ambientale causato dall’esposizione al fumo aumenta infatti il tasso di mutazione del genoma microbico, dando origine a varianti che presentano un maggior grado di resistenza agli antibiotici.

Saranno necessari tuttavia ulteriori test per chiarire definitivamente se l’effetto osservato sia dovuto veramente all’induzione diretta di mutazione, oppure se il fumo di sigaretta agisca piuttosto come agente ambientale selettivo verso varianti genetiche già presenti ma generalmente minoritarie.

Una domanda che potrebbe sembrare capziosa ma è invece clinicamente cruciale, perché rispondervi potrebbe indicare in futuro la strada da seguire per un adeguato trattamento terapeutico delle infezioni antibiotico-resistenti nei fumatori.

Quello che finora si sa per certo, è che in seguito all’esposizione al fumo si assiste alla comparsa all’interno delle colonie delle cosiddette SCV (varianti di piccole colonie), che presentano caratteristiche anche morfologiche diverse da quelle naive (Fig.2).

Figura 2 – A sinistra, colonie di S.aureus naive; a destra, oltre la linea di demarcazione, colonie di S.aureus SCV resistenti alla gentamicina.

Le parole del Dottor Maisem Laabei

In una recente intervista (link al video in fondo all’articolo), il Dottor Maisem Laabei ha dichiarato: “Ci aspettavamo alcuni effetti, ma non prevedevamo che il fumo avrebbe influenzato la resistenza ai farmaci a questo livello. Riconosciamo che l’esposizione in un laboratorio è diversa da inalare il fumo per lungo tempo, ma sembra ragionevole ipotizzare, in base alla nostra ricerca e ad altre, che le condizioni stressanti imposte dal fumo inducano risposte nelle cellule microbiche che portano all’adattamento a condizioni difficili, con l’effetto netto di aumentare la virulenza e/o potenziale infezione“.

Il fumo – prosegue Laabei – è la principale causa di morte prevenibile in tutto il mondo e il fumo di sigaretta contiene oltre 4.800 composti al suo interno. Volevamo studiare S. aureus perché è così comune nell’uomo e può causare una serie di malattie, quindi volevamo vedere cosa succede quando viene esposto al fumo. Queste varianti di piccole colonie sono altamente adesive, invasive e persistenti. Possono rimanere a lungo in giro, sono difficili da eliminare e sono collegate a infezioni croniche. Speriamo che il nostro lavoro fornisca un altro motivo per non fumare e che i fumatori attuali smettano di fumare.”

Neanche le tanto millantate sigarette elettroniche, sempre più proposte recentemente come alternativa alle sigarette tradizionali, sembrano infatti essere esenti da questo “effetto potenziante”, come già dimostrato in studi precedenti.

L’unica soluzione realmente efficace, per il proprio bene e per quello di chi ci sta intorno, è dunque una sola: smetterla definitivamente con le bionde.

Sitografia di riferimento

Lo studio originale da cui è tratto questo articolo è consultabile al link riportato, che appartiene alla banca dati NCBI:

Le maggiori testate online italiane che hanno riportato la notizia, sono consultabili invece ai seguenti link:

Il video dell’intervista al Dottor Maiseem Labei è liberamente accessibile su Youtube:

Crediti per le immagini

Immagine in evidenza:

Figura 1:

https://www.netdoctor.co.uk/healthy-living/a5562/methicillin-resistant-staphylococcus-aureus-mrsa-infection

Figura 2:

https://www.medimagazine.it/il-fumo-di-sigaretta-rende-il-batterio-superbug-mrsa-piu-resistente-ai-farmaci/?fbclid=IwAR1d5q5nwSEKbDig87MoJg0Otx1wut_DaRhKZjSCjErs_DTKU1roHUZ4fHU

Informazioni su Simone Rinaldi 35 Articoli
Laureando in Biotecnologie Farmaceutiche presso l'Università degli studi di Milano; appassionato di Microbiologia, Farmacologia e Biologia in generale. Amo la musica (specie l'Epic Metal ma spazio volentieri anche in altri generi), sono un accanito lettore di romanzi Fantasy, un discreto cuoco (a quanto dicono..!) e mi piace fare lunghi giri in bicicletta per le campagne del mio paese.

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