Akhal-Tekè, il Divino Cavallo di Seta

Tra le razze di cavalli più antiche l’Akhal-Tekè si distingue da tutti gli altri: definito come “il cavallo più bello del mondo“, “cavallo di seta” e famoso per il mantello dorato, ha origine in Turkmenistan, in Asia Centrale. L’esercito di Genghis Khan si spostava in sella a cavalli Akhal-Tekè e Marco Polo racconta che Bucefalo, il cavallo di Alessandro Magno, fosse un Akhal-Tekè, ricevuto in dono in occasione delle nozze con Roxana, la figlia del re della Bactria.

Un Akhal-Tekè dal mantello sauro dorato.
Figura 1 – Un Akhal-Tekè dal mantello sauro dorato. [Fonte: https://www.ehorses.it/wwwsporthorsede?page=details&horseid=3370894&embedded=False]

Origini della razza

L’Akhal-Tekè viene allevato e selezionato da circa 3.000 anni. E’ originario precisamente dell’oasi di Akhal, dove era stanziato il popolo turkmeno dei Tekè, popolazione che diede il nome alla razza. Questi cavalli avevano la reputazione di essere fieri combattenti, fedelissimi al proprio cavaliere, brillanti e veloci negli scenari di guerra. Gli Akhal-Tekè restarono una razza pura grazie alla posizione isolata del territorio dove venivano allevati e anche al fatto che non vi fosse necessità di incrociarli con altre razze, tutte inferiori per qualità. Infatti, erano le fattrici di razza Araba che venivano portate nel territori dei Tekè per permettergli di incontrare gli stalloni Akhal-Tekè.

L’Akhal-Tekè è considerato progenitore del moderno cavallo Arabo e del cavallo Trakehner. Inoltre, una volta introdotta questa razza in Europa, lo stallone Beyerly Turk contribuì alla nascita del Purosangue Inglese. Alcuni soggetti Akhal-Tekè sono stati inseriti anche nelle genealogie di cavalli di razza Don e di razza Budyonny per il loro miglioramento genetico.

Nonostante questi cavalli abbiano rischiato l’estinzione nel secondo dopoguerra, a causa dell’impiego di numerosi individui nella produzione di carne destinata al consumo umano, alcuni allevatori tentarono con successo di salvare questa splendida razza: oggi esistono poco più di 2.000 soggetti puri, di cui poche centinaia sparse al di fuori del territorio d’origine.

Un magnifico esemplare di Akhal-Tekè dal mantello completamente morello (morello "zaino", assenza di peli bianchi).
Figura 2 – Un magnifico esemplare di Akhal-Tekè dal mantello completamente morello (morello “zaino“, assenza di peli bianchi). [Fonte: F. Martuzzi, Zootecnica Speciale, Università di Parma]

Morfologia

L’Akhal-Tekè si è perfettamente adattato alla terra d’origine, il deserto del Kara-Kum, sviluppando una struttura fisica in grado di resistere efficacemente in un territorio dove le tempeste di sabbia e le escursioni termiche sono frequenti. La struttura ossea, la muscolatura, i lineamenti e i colori del mantello che si mimetizzano con la sabbia hanno reso questa razza di cavalli così pregiata da essere oggi ricercatissima.

  • Tipo: dolicomorfo a sangue caldo, con un fisico estremamente asciutto e una muscolatura lunga, piatta e densa.
  • Testa: lunga, aggraziata e ben attaccata al collo. Profilo rettilineo, talvolta leggermente concavo, e fronte ampia.
  • Narici: grandi, mobili, di taglio sottile.
  • Occhi: espressivi e intelligenti, di taglio orientale. Rendono la testa vivace. Possono essere color marrone o azzurro (occhio gazzuolo).
  • Orecchie: grandi e molto mobili. Costantemente in atteggiamento d’attenzione (rivolte in avanti).
  • Collo: muscoloso e sottile, tipicamente “di cervo” (considerato solitamente difetto nelle altre razze, mentre nell’Akhal-Tekè è caratteristico: la testa è portata alta per la sua struttura morfologica con incollatura rovesciata).
  • Arti: slanciati ed elastici, con pastorale di uguale lunghezza ed inclinazione sia negli anteriori che nei posteriori, frutto dell’adattamento al terreno del deserto sabbioso, che gli conferiscono andature “scivolate” (in antitesi con il cavallo Arabo, originario del deserto roccioso, dalle andature “saltate”).
  • Garrese: largo e rilevato, in armonia con la linea dorsale.
  • Spalle: inclinate e anche molto muscolose.
  • Torace: sviluppato in lunghezza più che in profondità.
  • Colori del mantello: cremello (crema, cremellino), baio, baio dorato (ricercato), sauro, sauro dorato (ricercato), morello, palomino, isabella. Tutti i mantelli presentano riflessi metallici.
  • Groppa: larga e obliqua.
  • Zoccoli: estremamente resistenti e duri, talvolta non necessitano di ferratura.

I cavalli Akhal-Tekè presentano il sangue più denso per la maggior concentrazione di emoglobina, residuo secco e minerali. Il sistema di termoregolazione lo ha portato ad avere una pelle sottile con poco grasso sottocutaneo, pelo radissimo e pochi crini.

Caratteri biometrici

  • Altezza al garrese: 154-165 cm.
  • Lunghezza del corpo: 153-167 cm.
  • Circonferenza toracica: 168-190 cm.
  • Circonferenza stinco: 18-20,5 cm.
Un puledro di Akhal-Tekè dal mantello baio dorato.
Figura 3 – Un puledro di Akhal-Tekè dal mantello baio dorato. [Fonte: F. Martuzzi, Zootecnica Speciale, Università di Parma]

Carattere e temperamento dei cavalli Akhal-Tekè

I cavalli Akhal-Tekè sono conosciuti per una caratteristica particolare: si tratta di cavalli che sono soliti accettare un solo cavaliere. Infatti, in passato questi cavalli venivano usati non solo come mezzo di trasporto e per le battaglie, ma come veri e propri compagni di vita. Era necessario che cavallo e cavaliere costituissero un binomio inscindibile.

Secondo la leggenda, il popolo dei Tekè li allevava proprio per questo scopo: nato un nuovo puledro, il cavaliere che lo avrebbe montato era solito tenerlo in braccio per diverse ore dopo la nascita per instaurare una relazione duratura tramite imprinting chimico. Questo legame veniva poi rafforzato quando, durante gli spostamenti, i cavalli venivano legati fuori dalla tenda del proprio proprietario: trascorrendo con lui tutto il tempo questi cavalli diventavano diffidenti nei confronti delle altre persone. Questa particolarità si riscontra ancora nei soggetti moderni, inclini ad accettare di essere montati solo da una persona che, oggi, sono loro stessi a scegliere.

L’Akhal-Tekè è un cavallo estremamente sensibile ed intelligente: infatti necessita di spazi aperti dove poter esprimere il proprio carattere irriverente. La gestione da terra è particolarmente difficile perché si tratta di una razza a sangue caldo con un carattere fortemente nevrile. Al contrario, la gestione da sella può spiazzare: quando montati gli Akhal-Tekè si mostrano calmi, agli ordini ed estremamente coraggiosi.

La conformazione fisica rende questa particolare razza adatta a tutti gli sport equestri, dal dressage al salto ostacoli, dall’endurance alle corse al galoppo. L’Akhal-Tekè è secondo solo al Purosangue Inglese per velocità.

Un esempio di Akhal con mantello cremellino e occhio gazzuolo.
Figura 4 – Un esempio di Akhal-Tekè con mantello cremellino e occhio gazzuolo. [Fonte: https://www.ehorses.it/wwwsporthorsede?page=details&horseid=3370894&embedded=False]

Dieta

Secondo la tradizione la dieta originale dell’Akhal-Tekè includeva una piccola quantità di cereali e grasso di montone per lo sviluppo dei muscoli. L’erba, disponibile per pochi mesi all’anno, e il fieno erano molto apprezzati ma non costituivano la fonte primaria di cibo. Oggi questi cavalli hanno un’alimentazione curata, ricca di proteine e molto scarsa di fieno. Inoltre, ai pasti vengono spesso aggiunte miscele di burro, uova e orzo.

Quanto costa un cavallo Akhal-Tekè?

Un esemplare di razza Akhal-Tekè puro, iscritto al libro genealogico di razza, può costare da €200.000 a diversi milioni. Si tratta di una delle razze più pregiate in assoluto, non solo per le caratteristiche morfologiche e caratteriali ma anche per la rarità stessa di questi cavalli.

Cavalli Akhal-Tekè famosi

  • Akhan, stallone del 2006, di proprietà del presidente del Turkmenistan Gurbanguly Berdimuhamedov. Il 29 Giugno 2018 Akhan ha stabilito un nuovo Guinness World Record percorrendo 10 metri camminando sui posteriori in 4,19 secondi.
  • Absent, stallone del 1952, con il cavaliere Sergei Filatov ha vinto una medaglia d’oro nel dressage alle Olimpiadi di Roma nel 1960 e due medaglie di bronzo a Tokio nel 1964. Nel 1968 ha conquistato il quarto posto alle Olimpiadi di Città del Messico con il cavaliere Ivan Kalita. E’ stato nominato miglior cavallo del secolo per i risultati sportivi ottenuti.

Fonti:

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Annachiara Grasso

Sono laureata in Scienze Zootecniche e Tecnologie delle Produzioni Animali e da sempre mi occupo di benessere e comportamento animale. Attualmente sono iscritta a un Master Internazionale sull'ecologia del cambiamento climatico. Coltivo diverse passioni, tra cui la scrittura e la divulgazione scientifica.

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