Tardigradi: i microscopici Highlander

Un animaletto che sembra uscito da un film di fantascienza, i cui segreti sono ancora da svelare. Ecco i tardigradi, le più incredibili creature del pianeta.

Scoperti nel 1773 da J. E. A. Goeze, i tardigradi (chiamati anche “orsetti d’acqua”) sono i componenti di un phylum di invertebrati che comprendono circa un migliaio di specie, e sono conosciuti per la loro notevole capacità di resistenza in condizioni che per qualsiasi altro organismo risulterebbero proibitive.

Andiamo a conoscere questi “super-esserini”: si tratta di animaletti microscopici, le cui dimensioni variano da 0,1mm a 1,0mm, il cui corpo ha una forma cilindrica ed è formato da cinque metameri (cioè segmenti corporei ripetuti). Generalmente le specie marine sono incolori, mentre quelle terrestri hanno un’ampia gamma di colorazioni che variano dal rosa, al verde, al rosso. L’esoscheletro chitinoso è molto sottile, il che permette di respirare l’ossigeno disciolto in acqua attraverso la cute. Manca un vero e proprio sistema circolatorio, è invece presente un emocele (ossia una cavità ripiena di fluido con cellule in sospensione che bagna i vari organi).

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Fig. 1:Tardigrado in ambiente acquatico

L’apparato digerente è completo e suddivisibile in tre parti: intestino anteriore, medio e posteriore. La particolarità sta nel primo, un apparato boccale di tipo perforante–succhiante, composto da un tubo boccale e un bulbo faringeo, attraverso cui i tardigradi si alimentano infilando stiletti nelle prede (come nematodi e muschi) e successivamente aspirandone il contenuto.

Il sistema nervoso è come quello degli artropodi: due gangli per ogni metamero, che nel capo si fondono andando a formare un cerebro plurilobato. Tra gli organi di senso possiamo trovare macchie oculari (non sempre presenti), filamenti e papille cuticolari.

Per quanto riguarda la riproduzione i sessi sono separati, ma sono stati riscontrati casi di ermafroditismo. In ambiente non marini è frequente la partenogenesi (cioè la produzione di prole da uova non fecondate), nel qual caso la popolazione è composta esclusivamente da femmine.

Fino a qui sembrano i soliti microinvertebrati con nulla di cui valga la pena scrivere. E invece le particolarità iniziano proprio adesso.

In primis, la diffusione: questi animaletti vivono ovunque sul globo terrestre, dai mari, agli ambienti d’acqua dolce, ai muschi in ambiente emerso. L’unica condizione essenziale per la vita di questi esserini è che ci sia una piccola quantità d’acqua, ma non è la sua assenza a fermarli, infatti possono resistere senza per quasi un decennio. Sono stati osservati in tutti i continenti (perfino in Antartide), a tutte le altitudini (dalle profondità oceaniche ad altezza superiori ai 6000m sull’Himalaya) e resistono a temperature comprese tra i -272°C (quasi lo zero assoluto!) e i 150°C. E non è finita qui: resistono ad alti livelli di radiazioni che ucciderebbero qualsiasi organismo, a sostanze chimiche tossiche, a pressioni elevate (600MPa, cioè 5921 volte la pressione atmosferica!), al vuoto, all’assenza di ossigeno e all’ipersalinità.

Se questo non fosse ancora abbastanza, eccovi un vero e proprio record: è l’unico phylum in tutta la storia del pianeta ad essere sopravvissuto a tutte e cinque le estinzioni di massa.

Ma com’è possibile che degli esserini così minuscoli riescano ad avere una resistenza tanto elevata?

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Fig. 2: differenza tra un tardigrado attivo (a sinistra), e uno nella sua forma di resistenza (a destra)

La risposta sta in un meccanismo di adattamento a condizioni proibitive: la criptobiosi. In pratica, se le condizioni diventano proibitive i tardigradi annullano il loro metabolismo, arrivando a perdere più del 95% dell’acqua corporea, e sintetizzando al suo posto uno zucchero, il trealosio, che impedisce la rottura delle membrane cellulari. La criptobiosi termina quando l’acqua torna a bagnare i nostri tardigradi, reidratandoli.

Nonostante i tardigradi possano sembrare immortali, la loro vita attiva dura da qualche settimana a un anno, e risultano vulnerabili durante il lento processo che li porta in criptobiosi. In ogni caso, le loro capacità sono attualmente oggetto di grande interesse, e non si esclude una futura applicazione anche a vantaggio della salute umana: potrebbero entrare in gioco per preservare tessuti e organi o stabilizzare vaccini.

Concludendo, posso immaginare che la prossima volta che guarderete un muschio lo farete con occhi diversi. D’altronde ora sapete che sono abitati da animali che esistevano ben prima che i vostri progenitori scendessero dagli alberi.

Andrea Borsa

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FONTE: tardigradi

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