Come funziona la fitodepurazione?

Introduzione

La fitodepurazione è un processo naturale che utilizza le piante per la depurazione delle acque reflue civili e industriali. Le piante grazie al suo elevato potere di evapotraspirazione, riescono ad assorbire una grande quantità di inquinanti, metalli pesanti, sostanze azotate e le fissano nell’apparato radicale. Dopo la pianta trasloca l’ossigeno dalla parte fogliare alle radici creando equilibri tra aerobiosi/anaerobiosi: questo stress ossidativo favorisce la crescita dei microrganismi che contribuiscono al processo di fitodepurazione e alla morte dei patogeni. E’ una soluzione a basso costo di gestione e elevato potere depurante.

Meccanismo

Un impianto di fitodepurazione è come un vero e proprio ecosistema, infatti sono definiti constructed wetland (zone umide costruite). I principali elementi sono le piante, in particolare le macrofite acquatiche. Queste sono messe a dimora sul letto di fitodepurazione e hanno la capacità di catturare l’ossigeno attraverso l’apparato fogliare e condurlo, attraverso il fusto, alle radici. La superficie delle piante, dopo pochi mesi dall’avviamento dell’impianto, si rivestirà di un biofilm batterico di microrganismi, i reali responsabili del processo depurativo.

Le zone umide svolgono un ruolo prezioso per l’ambiente.
Figura 1: Zona umida

Quindi alla base di un impianto di fitodepurazione ci sono sia processi biologici come la fotosintesi, fermentazione e nitrificazione/denitrificazione, ma anche processi chimici e fisici come ossidazione e riduzione, sedimentazione e precipitazione fatti dalle piante e dai batteri.

Fitodepuratore di Melendugno

L’impianto di fitodepurazione di Melendugno è alimentato dalle acque provenienti dall’impianto di depurazione a servizio dei Comuni di Melendugno, Calimera e Martignano. Ha un potenziale di 21.250 AE (abitante equivalente). L’abitante equivalente è convenzionalmente definito come la quantità di carico inquinante biodegradabile prodotto ed immesso in fognatura da un abitante stabilmente residente nel centro urbano nell’arco della giornata. Pertanto nel campo depurativo, 1 abitante residente corrisponde ad 1 abitante equivalente.

L’impianto di Melendugno è il primo bacino naturale palustre in Italia. Ha una superficie di 8 ettari costituito da 6 vasche. Questo impianto oltre a svolgere la funzione principale, cioè quella di depurare le acque reflue a costo zero, ha ricreato una vera e propria zona umida, un habitat per uccelli migratori e per la riproduzione della fauna selvatica. Quindi è un esempio di gestione all’avanguardia dal punto di vista ambientale, importante sia per la biodiversità e sia per i cambiamenti climatici.

Le piante utilizzate sono Phragmites australis (Cannuccia di Palude), Lemna minor (lenticchia d’acqua) e Nymphaea alba (ninfea bianca). Esse si trovano a valle di un sistema complesso in cui vengono innescate una serie di reazioni chimiche, fisiche e biologiche attraverso vari trattamenti delle acque, con l’obiettivo di ripulire gradualmente le acque da sostanze solide, grasse e oleose, organiche.

Ninfea bianca o Nymphaea alba, esempio di macrofita acquatica.
Figura 2: Ninfea bianca

Fonti

Fonti immagini

Figura 1: Il ruolo delle zone umide (parchilazio.it)
Figura 2: Dettaglio Immagine – Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto

Immagine in evidenza: L’impianto di fitodepurazione di Melendugno: una best practice europea | Salento Km0

Foto dell'autore

Marta Ricchiuto

Sono Marta, una biologa e scrivo da Lecce. Ho scelto biologia come percorso di studi, non per interesse, ma per amore e passione per la ricerca, per la clinica di laboratorio, per la diagnostica, per l’ambiente e per la nutrizione.

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