Antibiotico-resistenza in drastica espansione mondiale

Una mappa geografica dimostra la sua espansione anche nei paesi sottosviluppati

La crescita economica

La crescita esponenziale della domanda di proteine di origine animale evidentemente ha determinato la massificazione tanto dell’agricolltura ad uso animale che degli allevamenti, accompagnata dall’abuso di antibiotici, per mantenere i livelli di produttività e salute. Tradotto questo significa una drammatica diffusione di antibiotico-resistenza con ovvie conseguenze sull’efficacia degli antibiotici.

Pertanto, quando parliamo di antibiotico-resistenza in realtà parliamo di una delle più esemplari conseguenze dell’adozione di un sistema consumistico, tipica del mondo occidentale. Purtroppo però questo scenario sta cambiando irreversibilmente in seguito al crescente sviluppo economico che accompagna paesi tradizionalmente a basso e medio reddito, come l’India, la Cina, l’Africa e l’America Latina.

Una mappa geografica per l’antibiotico-resistenza

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Zurigo, in Svizzera, si è cimentato nella ricostruzione di una mappa geografica della diffusione dell’antibiotico-resistenza in queste regioni, in cui i sistemi di sorveglianza e controllo di questo fenomeno sono per lo più inesistenti.

Lo studio, recentemente pubblicato sulla rivista scientifica Science, si è basato sull’analisi di indagini sulla prevalenza dei punti di emergenza per l’antibiotico-resistenza, insieme a dei modelli di predizione geospaziali realizzati dai ricercatori grazie allo studio di variabili ambientali.

I campanelli d’allarme dell’antibiotico-resistenza

Il risultato sono 901 punti focali in cui sono stati riportati dei fenomeni di antibiotico-resistenza tanto negli allevamenti animali come direttamente negli alimenti. In queste regioni, batteri come Escherichia coli, Campylobacter spp., Salmonella spp. e Staphylococcus aureus hanno sviluppato delle forme di resistenza con dei tassi di crescita attorno al 50 % dal 2000 al 2017.

Allo stesso tempo, però, bisogna considerare l’irregolare distribuzione delle informazioni ottenute dalle diverse regioni: il numero di indagini effettuate in Asia superano le indagini effettuate contemporaneamente in Africa e in America Latina. In generale, quindi, le mappe geografiche ottenute hanno dimostrato una grande variabilità nelle diverse regioni analizzate.

Le regioni “calde” per l’antibiotico-resistenza, secondo i risultati di questo studio, sarebbero prevalentemente l’India del nord, il nordest della Cina, il nord del Pakistan, l’Iran, la Turchia, la costa sud del Brasile, l’Egitto, il delta del Red River del Vietnam e le aree attorno a città del Messico e Johannesburg.

Come si può osservare dalla prima mappa geografica della figura 1, l’antibiotico-resistenza è rappresentata in una scala di variazioni del rosso, dove appaiono le regioni in cui la proporzione delle resistenze individuate supera il 50% (P50).

Figura 1: A) Distribuzione dei composti anticrobici con resistenza maggiore del 50% (P50). B) Distribuzione del P50 in un intervallo di confidenza del 95%. C) Distribuzione della differenza tra la porzione di antimicrobici con il 10% e il 50% di resistenza

La percentuale più alta di resistenza microbica è stata rilevata contro le più comuni classi di antibiotici utilizzati negli animali: le tetracicline, i sulfonamidici, le penicilline e i chinoloni. In certe regioni, questi antibiotici hanno completamente perso la loro efficacia.

Uno strumento di sorveglianza per il futuro

Questa ricerca rappresenta un primo passo per globalizzare la sorveglianza del fenomeno dell’antibiotico-resistenza che, come abbiamo visto, non è circoscritto solo ai paesi occidentali.

I risultati ottenuti sono conservati in una piattaforma informatica a libero accesso, in cui è sempre possibile aggiungere ed aggiornare nuovi dati. Allo stesso tempo, grazie a questa piattaforma, potrebbe essere più facile e accessibile, per le autorità statali e locali, adottare delle strategie di monitoraggio specifiche per ciascuna regione.

Parlare di economia sostenibile e salute del consumatore rappresenta una necessità ed un’urgenza a livello globale. Una responsabilità politica ed economica in cui sicuramente i Paesi maggiormente sviluppati hanno un peso molto più importante, soprattutto nei confronti di regioni tipicamente sottoviluppate. Pertanto, ci si azzarderebbe a pensare che proprio i portatori di un sistema consumistico si facciano responsabili e monitori dell’effetto domino che questo stesso sistema ha causato a livello globale.

Serena Galiè

Bibliografia

Informazioni su Serena Galié 45 Articoli
Laureata in Biotecnologie Mediche con curriculum internazionale in Management in Medical Biotechnology presso l'Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Master in Biotechnology of Environment and Health presso l'Università di Oviedo, in Spagna. Attualmente studentessa di un PhD in Nutrizione e Metabolismo presso l'Università Rovira I Virgili, a Tarragona in Spagna.

Commenta per primo

Rispondi