Balneazione in acque sicure: l’importanza dei parametri microbiologici

Le giornate soleggiate e la bella stagione sono in arrivo, portandosi appresso la nostra voglia di goderle appieno. Il mare è la meta preferita degli italiani e non è tutto: le nostre spiagge sono da sempre eccellenti come qualità delle acque di balneazione, come testimoniano i dati che vedono l‘Italia al di sopra della media europea. In particolar modo la Puglia, regione che nel 2021 ha fatto registrare l’assenza di zone catalogabili come inquinate, fregiandosi così del titolo di mare più pulito d’Italia. Un ruolo di assoluta centralità, così come in moltissimi casi previsti dalla legislazione nazionale o internazionale, spetta ai microrganismi: infatti, il parametro per la suddivisione in fasce di qualità per le acque di balneazione è proprio microbiologico.

Acque di balneazione

Prima di ogni disquisizione in materia microbiologica, inquadriamo il contesto: l’acqua di balneazione è un’acqua superficiale o parte di essa, che prevede un’autorizzazione alla balneazione (o comunque l’assenza di un divieto esplicito) da parte dell’Autorità competente, come recita il Decreto Legislativo 116/2008. La definizione è piuttosto ampia, quindi in essa possono rientrare anche tratti di mare, di fiume o di lago, al contrario invece di:

  • piscine e terme;
  • acque confinate destinate a subire un trattamento o utilizzate a fini terapeutici;
  • acque confinate create artificialmente (ad esempio acquari, vasche) e separate dalle acque superficiali e dalle acque sotterranee;

poiché per questi ambienti si fa riferimento ad altri parametri microbiologici. Ad ogni modo, l’attuale legislazione impone a prescindere divieti di balneazione:

  • nelle aree portuali, a causa del traffico di imbarcazioni;
  • alla foce dei fiumi per ragioni puramente igienico-sanitarie, legate per lo più alle caratteristiche delle acque confluenti in mare provenienti da flussi idrici soggetti a carichi antropici e/o inquinanti;
  • nelle aree marine protette – Zona A (per intenderci: riserve naturali);
  • nelle aree industriali (cantieri navali, zone estrattive, piattaforme).

Il ruolo dei microrganismi

I microrganismi che possono popolare un habitat sono molteplici, perciò è difficile farsi un’idea chiara di quali specie si possono rintracciare e in che quantità possono essere significative per tracciare un quadro preciso. Nella realtà analitica, l’iter di accertamento della qualità microbiologica, comunemente a quel che avviene nel settore alimentare, si basa su un principio tanto semplice quanto efficace: la sicurezza di un’acqua o di un alimento passa dalla ricerca di organismi in grado di indicare una situazione potenzialmente pericolosa. Il concetto può trarre in inganno: la presenza di determinati microrganismi (ancor più importante è la quantità di cellule, quindi il grado di presenza) non implica in maniera automatica l’inquinamento di una determinata matrice. Gli agenti biologici che vengono ricercati sono infatti indicatori di un determinato “stato di salute” delle acque, suggerendo quindi qualcosa che va al di là della loro presenza, ed è per questo che vengono definiti come microrganismi indicatori o markers. Uno di questi è sicuramente Escherichia coli: la presenza in determinate concentrazioni (MPN/100mL come parametro di Legge) può ad esempio suggerire un inquinamento di specifica provenienza come quella fecale. Valori alti di concentrazione di cellule di Escherichia coli, il cui habitat naturale è appunto l’intestino umano, possono infatti suggerire uno sversamento abusivo in mare di liquami fognari nelle vicinanze.

escherichia coli al microscopio
Figura 1 – colorazione di Gram su cellule di Escherichia coli [Fonte: Microbiologia Italia]

Microrganismi indicatori per acque di balneazione

Avendo chiari i concetti di inquinamento microbiologico e microrganismi markers, è stabilito che l’agente biologico, per essere elevato al ruolo di indicatore, deve soddisfare determinati requisiti, alcuni dei quali:

  • sopravvivenza nell’acqua simile a quella dei microrganismi patogeni;
  • resistenza nei confronti dei trattamenti di depurazione e di disinfezione simile a quella dei microrganismi patogeni;
  • assenza di patogenicità;
  • rilevabilità attraverso metodi semplici, rapidi, efficaci ed accurati;
  • mancanza di capacità di moltiplicazione nell’acqua.

E’ per questi motivi che i parametri microbiologici, valutati sulla base del 95° percentile e 90° percentile, vengono espressi in MPN/100mL di Enterococchi intestinali (sottocategoria del più ampio gruppo degli Streptococchi fecali, che comprendono specie del genere Streptococcus) ed Escherichia coli. I numeri risultanti dalle analisi dividono i diversi gradi di qualità su quattro livelli: scarsa, sufficiente, buona ed eccellente. Nella tabella seguente sono mostrate le concentrazioni limite:

tabella qualità acqua
Tabella 1 – parametri di qualità delle acque di balneazione sulla base del 95° percentile

Nel caso in cui le acque oggetto di esame siano temporaneamente definite qualitativamente come “scarse”, le Regioni competenti, a partire dalla stagione balneare successiva, devono:

  • adottare adeguate misure di gestione tra cui il divieto di balneazione;
  • individuare le cause del mancato raggiungimento dello status di “sufficiente”;
  • applicare misure per impedire, ridurre o eliminare le cause di inquinamento (principio di prevenzione);
  • avvertire l’utenza ed informarla delle cause dell’inquinamento, nonché dei provvedimenti adottati in materia.

Se le acque di balneazione sono classificate di qualità  “scarsa” per cinque anni consecutivi, si provvede al divieto permanente di balneazione. Ad ogni modo, gli Enti competenti possono attuare questo provvedimento anche prima della scadenza del termine dei cinque anni, nel caso in cui non viene considerato fattibile il raggiungimento dello status “sufficiente” o comunque oneroso dal punto di vista economico.

A supporto del cittadino, il cui migliore strumento di prevenzione e protezione è sempre l’informazione, viene messa a disposizione dal Ministero della Salute una mappa aggiornata in tempo reale, basata sulle cartine fisiche di Google Maps, con gli aggiornamenti inerenti lo status delle acque italiane rientranti nelle categorie precedentemente elencate.

Enti e riconoscimenti

Sono numerosi gli enti e le associazioni ambientaliste in Italia e nel mondo che si occupano di fornire prestazioni tecnico-scientifiche, recensire gli ambienti, le macro-regioni, gli agglomerati urbani e le aree costiere dal punto di vista della salubrità, delle attività antropiche e dell’impatto ambientale che queste possiedono. La massima Autorità in materia ambientale, in Italia, è ovviamente il Ministero della Transizione ecologica (MiTE), attualmente in funzione e che ha recentemente sostituito il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. Le funzioni ufficiali di ricerca e divulgazione scientifica spettano all’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), che raggruppa tutte quelle agenzie regionali di protezione ambientale radicate sul territorio (Agenzia Regionale Protezione Ambientale, ARPA) e che comunica direttamente con l’Agenzie europea per l’ambiente (EEA).

Bandiera blu mare
Figura 2 – il simbolo di Bandiera blu è sempre più diffuso sulle spiagge italiane [Fonte: Il Messaggero]

In veste non ufficiale, tra le più celebri associazioni ambientaliste che ogni anno si propongono di recensire gli ambienti naturali tra cui il mare, troviamo sicuramente Legambiente, con la sua guida alle spiagge più belle elencate anche in base ai principi di sostenibilità. Di fianco alla rinomata associazione, va sicuramente menzionato l’ambito riconoscimento Bandiera Blu, conseguibile su base volontaria: si tratta di una eco-label assegnata ogni anno in 49 paesi del mondo con il supporto tecnico delle due agenzie dell’ONU: UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente) e UNWTO (Organizzazione Mondiale del Turismo). Bandiera Blu è quindi una certificazione volontaria assegnata alle località turistiche balneari che possiedono specifici requisiti relativi alla gestione sostenibile del territorio.

Fonti

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Marco Cozzolino

Sono Marco Cozzolino, laureato in Scienze e Tecnologie alimentari al Dipartimento di Agraria dell'Università degli studi di Napoli Federico II. Mi appassiona la scienza degli alimenti: la chimica, le trasformazioni, le tecnologie e gli aspetti fondamentali di sicurezza di tutto ciò che si può definire alimento. In particolare, mi affascina l'interazione che c'è tra questi e l'infinitamente piccolo. La birrificazione e la microbiologia birraria, unitamente a quella enologica, occupano attualmente le mie giornate e la divulgazione è il coronamento di tutto ciò: condividere informazioni e conoscenze è per me il fine ultimo di ogni ricerca ed esperimento.

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