Batteri e odori: cosa sappiamo in merito?

Che odore hanno i microrganismi?

E’ ormai evidenza scientifica che i batteri nelle varie fasi del loro metabolismo producono odori particolari causati dal rilascio di molecole volatili.

Questi composti sono quasi sempre il risultato di vie metaboliche di tipo fermentativo, ma non in modo esclusivo.

Alcuni ricercatori si sono chiesi se la caratteristica di produrre composti volatili potesse essere impiegata a scopo identificativo e perciò sono stati avviati degli studi per approfondire la questione; prescindendo dai test biochimici, i quali rimangono l’unico modo per una ottenere una identificazione certa, si è capito che gli odori possono venire in aiuto in tal senso. Alcuni batteri infatti, emettono composti volatili unici nel loro genere, i quali consentono di distinguerli dagli altri.

Identificazione olfattiva

Per quanto concerne l’uso dell’olfatto come mezzo di identificazione ci sono pareri contrastanti: c’è chi considera sicura la pratica e chi invece no. C’è comunque da dire che l’inalazione di composti può rappresentare un pericolo biologico in qualsiasi caso e perciò, prescindendo dalle correnti di pensiero, sarebbe bene lavorare sempre sotto cappa aspirante, limitandosi a “odorare” ciò che giunge alle nostre narici nonostante l’ausilio degli opportuni DPC e DPI.

Di seguito una tabella che racchiude gli odori emessi da diverse specie batteriche:

Germe Odore
Alkaligenes faecalis Mele fresche
Candida spp. Lievito
Citrobacter spp. Piedi sudati
Clostridium difficile Feci
Corynebacterium spp. Fruttato
Eikenella corrodens Candeggina
Haemophilus spp. Pelliccia bagnata
Nocardia spp. Seminterrato ammuffito
Pasterurella multocida Indolo
Pigmented Bacterioides group Acre
Proteus spp. Cioccolato bruciato
Pseudomonas aeruginosa Succo d’uva

Reazioni dei batteri agli “odori”

Sempre per restare nell’ambito “odori”, alcuni ricercatori hanno dimostrato che alcuni batteri sono dotati di una capacità adattativa di risposta rispetto ai composti volatili che li circondano. Naturalmente, non è propriamente corretto parlare di capacità “olfattiva” dei microrganismi, ma in senso lato il riferimento facilita la comprensione del fenomeno. Per esempio, alcuni bacilli produttori di un particolare biofilm, in presenza di ammoniaca gassosa aumentano in modo esponenziale la produzione di questa sostanza.

Nell’ambito del fenomeno della resistenza batterica invece, oltre alle mutazioni genetiche “autonome” o tramesse attraverso lo scambio di DNA tra cellule, è stata dimostrata la capacità selettiva di alcuni batteri di inglobare molecole volatili di loro interesse presenti nell’ambiente in cui si trovano, al fine di variare la permeabilità della membrana cellulare e bloccare in tal modo il passaggio degli antibiotici e di altre sostanze per loro nocive.

Un nuovo ambito di ricerca

Attualmente le conoscenze che mettono in correlazione i composti volatili e i batteri sono scarse, ma ciò non toglie che le scoperte fatte in merito possano stimolare la nascita di un nuovo settore di ricerca, interessante sì, ma soprattutto utile nello studio di un fenomeno dilagante e tristemente famoso come quello della resistenza batterica.

Fonti:

  • Scientific American
  • The Lancet (Brucellosis from sniffing bacteriological cultures by M Grammont-Cupillard, L Berthet-Badetti, P Dellamonica)
  • Detection of diacetyl (caramel odor) in presumptive identification of the “Streptococcus milleri” group. T A Chew and J M Smith

Informazioni su Prof. Giuseppe Lassandro 1 Articolo
Docente di Microbiologia Applicata e Tecnica Microbiologica, Docente di Chimica, Membro della Divisione di Chimica Biologica della Società Chimica Italiana, Ex Responsabile di Reparto di Microbiologia Clinica in laboratori di analisi convenzionati SSN

Commenta per primo

Rispondi