Bolla del pesco – descrizione della patologia e approfondimenti

Caratteristiche generali

La bolla del pesco è una fitopatia fungina provocata dal fungo ascomicete Taphrina deformans (Berk.) Tul., 1866. Il nome della malattia deriva dalle deformazioni che l’ascomicete provoca alle foglie. Quest’ultime appaiono più spesse, bollose, arrotolate e al tatto fragili. Inoltre, si evidenzia un cambiamento del colore tendente al rosso (figura 1). Le foglie deformate presentano una riduzione della capacità fotosintetica e conseguentemente una riduzione della produttività della pianta.

Foglie di pesco (Prunus persica (L.) Batsch) affette da bolla del pesco.
Figura 1 – Foglie di pesco (Prunus persica (L.) Batsch) affette da bolla del pesco [da E-Gardening].

Agente patogeno

L’agente patogeno della fitopatia bolla del pesco è il fungo Taphrina deformans (Berk.) Tul., 1866. Descritto per la prima volta dal micologo inglese Miles Joseph Berkeley negli Annales des Sciences Naturelles Cinquième Série (1866), il fungo fu studiato da numerosi studiosi come Richard Sadebeck, micologo tedesco, e Ella M. Martin che nel 1940 pubblicò un articolo con l’intento di unificare i precedenti studi. Sadebeck, nella sua pubblicazione Die parasitischen Exoasceen: eine Monographie (1893), descrive le caratteristiche del fungo Exoascus deformans (Berk.) Fuckel. dove T. deformans è elencato tra i sinonimi. Sadebeck illustra aschi fungini di forma cilindrica e arrotondati alla sommità, mentre Martin focalizza il suo studio sulle cellule del micelio contraddistinte da forme variabili per conformarsi agli spazi intercellulari fogliari. Nel dettaglio, il micelio risulta caratterizzato da cellule corte ramificate irregolari, cellule corte cilindriche e ovoidali, cellule sottili e cellule allungate. Geneticamente, l’agente patogeno della bolla del pesco è stato studiato da un approfondito lavoro, Cissé et al. (2013), dove sono stati individuati nel suo genoma 5735 geni codificanti proteine. In particolare, tra questi sono presenti geni coinvolti nella degradazione della parete cellulare vegetale, grazie alla produzione di enzimi come la cellulasi e la cutinasi.

Sviluppo della fitopatia

La prima descrizione dello sviluppo della fitopatia bolla del pesco risale a Sedebeck nella sua pubblicazione del 1893. Il ciclo biologico di T. deformans consiste in due fasi: saprofita e parassitaria. Durante la prima fase il fungo accresce per gemmazione cellulare favorito da temperature alte e umidità relativa elevata. Con il calo delle temperature e con ore di bagnatura prolungata T. deformans assume il comportamento parassitario. Le spore germinano sviluppando il micelio. Questo attraverso una serie di divisioni coniugate (Martin, 1940) sviluppa cellule di forma variabile e si diffonde nelle foglie dei primi germogli, attraversa le parti tessutali interne e in seguito sviluppa l’imenio, ovvero lo strato di tessuto fungino destinato alla produzione delle spore (figura 2). Per effetto dell’azione del fungo, sulle foglie infette si sviluppano le escrescenze tissutali che danno alla fitopatia il tipico nome di bolla del pesco.

A destra disegno schematico di cellule del micelio e aschi di T. deformans e a sinistra immagine al microscopio ottico
Figura 2 – A destra disegno schematico di cellule del micelio e aschi di T. deformans e a sinistra immagine al microscopio ottico [da Mycology].

Sintomatologia

La bolla del pesco manifesta i suoi sintomi su diversi organi della pianta, dai germogli ai fiori, dalle foglie ai frutti.

Durante l’apertura delle gemme, T. deformans attacca i germogli (figura 3) provocando modifiche cromatiche, arresto della crescita e conseguentemente disseccamento.

Germogli di Prunus persica affetti da bolla del pesco
Figura 3 – Germogli di Prunus persica affetti da bolla del pesco [da ilgustodellanatura].

La fitopatia bolla del pesco manifesta i suoi sintomi anche successivamente alla fase di apertura delle gemme. In particolare sulle foglie dove l’attacco fungino si manifesta con lo sviluppo di superficie fogliare bollosa prima lucente poi opaca (figura 4).

Sintomi da bolla del pesco sulle foglie. La superficie si manifesta prima lucente (A) poi opaca (B)
Figura 4 – Sintomi da bolla del pesco sulle foglie. La superficie si manifesta prima lucente (A) poi opaca (B) [da coltivarefacile.it e prefarelalbero.it].

A livello di fiori e frutti la bolla del pesco si manifesta con diversi sintomi (figura 5). Sui fiori la sintomatologia è simile a quella riscontrabile sulle foglie, essi si presentano con una superficie bollosa e si registra la caduta precoce. I frutti, invece, quando attaccati dal fungo cambiano precocemente colore virando al rosso scuro con esocarpo carnoso e bolloso. Conseguentemente, l’epicarpo può andare incontro a lacerazioni facilitando l’ingresso di ulteriori specie patogene fungine.

Sintomi da bolla del pesco sul fiori (A) e frutti (B) di Prunus persica
Figura 5 – Sintomi da bolla del pesco sul fiori (A) e frutti (B) di Prunus persica [da agronotizie.imagelinenetwork.com e greenravenna.it].

Piante ospiti

Il fungo T. deformans causante l’avversità fitopatologica bolla del pesco attacca diverse piante appartenenti alla famiglia delle Drupacee. Tra queste le più conosciute sono:

  • pesco (Prunus persica (L.) Batsch);
  • mandorlo (Prunus amygdalus Batsch, 1801);
  • ciliegio (Prunus avium Linnaeus, 1755).

Prevenzione, controllo e metodi di lotta

Gli studi effettuati sulla bolla del pesco dal Servizio Fitosanitario della Regione Emilia-Romagna e dai ricercatori dell’Università Cattolica di Piacenza hanno dimostrato che l’agente responsabile T. deformans resta sulle piante infette anche a fine stagione, quando la temperatura discende al di sotto di determinati lavori. Pertanto, confermando la presenza del fungo fino alla primavera successiva risulta importante attuare valide pratiche di prevenzione. Tra queste si elencano alcune misure come:

  • rimozione delle foglie infette cadute durante l’autunno e dei rami infetti morti;
  • mantenimento di una buona esposizione di tutti i rami alla luce solare con una corretta potatura;
  • in periodo estivo mantenere la giusta irrigazione al fine di controllare i livelli di umidità dell’impianto;
  • in generale, assicurare un buona cura delle piante.

I metodi di controllo e lotta per contenere le infezioni da bolla del pesco prevedono trattamenti fitosanitari invernali con composti a base di rame e successivamente con prodotti a base di sostanze attive fungicide in fase di rottura delle gemme. Infine, per garantire una corretta copertura della pianta e dei frutti appena allegati, in post fioritura è consigliato procedere con un trattamento con fungicidi sistemici (assorbiti dai tessuti della pianta e traslocati dalla linfa negli altri organi) o citotropici (assorbiti dai tessuti della pianta ma non traslocati dalla linfa).

Fonti

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Adriano De Astis

Sono Adriano De Astis e sono laureato in Scienze Naturali Conservazione della Natura. Abilitato alla libera professione di Agrotecnico Laureato, attualmente insegno Scienze Naturali e Scienze Integrate in una scuola secondaria di secondo grado.

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