Difendere la diversità del microbiota intestinale per una salute migliore

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Premessa

Negli ultimi decenni, numerosi studi ci hanno permesso di comprendere che un alto livello di diversità delle specie di microorganismi che compongono il nostro microbiota intestinale è direttamente correlato con un buono stato di salute generale.

La riduzione di questa diversità microbica nel corso degli anni dovuta allo stile di vita delle società occidentali è infatti direttamente correlata ad un aumento delle malattie metaboliche, immunitarie e cognitive. Ad esempio citiamo l’obesità, il diabete, le allergie, le malattie autoimmuni, le malattie infiammatorie intestinali ed extra-intestinali, l’autismo e altri disturbi mentali.

Un microbiota intestinale diversificato è costituito da diversi tipi di microrganismi che producono migliaia di potenti molecole e coesistono armoniosamente nell’habitat dell’intestino ospite.

La diversità del microbiota

Paul Cotter dell’università di Cork in Irlanda, paragonando un microbiota intestinale diversificato ad un ecosistema tropicale in cui convivono pacificamente una varietà di alberi, piante, uccelli e altri animali, si è espresso così:

Una foresta pluviale è come un microbiota molto diversificato, in quanto ci sono molte specie diverse che possono fare molte cose diverse. Anche se una di queste specie di foresta pluviale muore, l’ambiente in generale continuerà a prosperare”.

Al contrario, una foresta con poche piante e alberi estivi sarà più debole e meno in grado di sopravvivere quando arriverà l’inverno. Rispetto alla foresta pluviale, la foresta estiva è infatti meno diversificata e ricca e, di conseguenza, meno resistente. Un microbiota intestinale diversificato è costituito da diversi tipi di microrganismi (batteri, funghi, virus, ecc.) che producono migliaia di potenti composti e coesistono armoniosamente nell’habitat dell’intestino ospite.

Recentemente, per prevedere efficacemente quanto sia sano il microbiota intestinale gli scienziati sono passati dal valutare il numero di microrganismi (microbiota) al numero di geni del microbiota intestinale (microbioma).

Questo significa che più ricco è il numero di geni del microbiota intestinale (cioè è presente un’elevata diversità di specie in grado di svolgere una vasta gamma di funzioni che gli esseri umani non possono esercitare da soli), più resistente sarà il nostro microbiota intestinale. Tale alto grado di diversità microbica non è desiderabile solo negli esseri umani ma anche in altre specie (bovini, suini, cavalli, pesci, insetti, ecc.), nell’ambiente (suoli, impianti di trattamento dei rifiuti, ecc.) e anche nei cibi fermentati.

Mantenere sano e diversificato il nostro microbiota

Una delle strategie più efficaci per preservare un microbiota intestinale diversificato per tutta la vita è sicuramente mantenere una dieta varia.

I modelli dietetici e di stile di vita sono i fattori più influenti nei confronti della varietà di batteri nell’intestino, che a loro volta può influire sulla salute.

Bisogna riconoscere che la scelta di ciò che mangiamo non soltanto determina l’apporto dei nutrienti indispensabili per consentire il buon funzionamento dell’organismo, ma deve anche essere vista come opportunità di modulare quell’“organismo nell’organismo” quale si può considerare il microbiota. 

Come possiamo “preservare”, allora, il nostro microbiota intestinale in modo da poter mantenere e migliorare la nostra salute?  

L’impatto sulla salute dipenderà dal fatto che la diversità del nostro microbiota sia bassa o alta. Adattare un corretto stile di vita e mantenere una dieta variata ci consente di preservare la diversità del nostro microbiota.

Una dieta corretta

L’alimentazione che difende il microbiota deve essere corretta ed equilibrata. Sicuramente la dieta mediterranea è tra quelle più idonee per la selezione dei batteri; è infatti un’alimentazione ricca di cereali come frumento, riso, avena, mais e farro, frutta e verdura, pesce, carne e formaggi.

Una dieta equilibrata deve essere poi ricca di frutta e verdura. Questi alimenti forniscono vitamine e nutrienti, fibre, antiossidanti e così via. Deve essere inoltre povera di cibi raffinati e sottoposti a trattamenti vari che li impoveriscono dal punto di vista nutrizionale.

Una tale dieta deve essere composta anche da cibi di origine vegetale e animale in quantità equilibrate.

I dolcificanti e gli additivi alimentari

Va poi fatto un discorso per quanto riguarda i dolcificanti; essi sono comunemente usati come alternativa allo zucchero, essendo spesso più dolci dello zucchero con il minimo contenuto di calorie. Nonostante siano “generalmente riconosciuti come sicuri” dalle Agenzie di regolamentazione (EFSA), alcuni studi sugli animali hanno dimostrato come questi sostituti dello zucchero possano avere effetti negativi sul microbiota intestinale.

E’ stato infatti dimostrato che il sucralosio, l’aspartame e la saccarina interrompono l’equilibrio e diminuiscono la diversità del microbiota intestinale. In particolare, ratti trattati con sucralosio per 12 settimane hanno mostrato, in maniera significativa, proporzioni più alte di Bacteroides, Clostridium e batteri aerobici totali nelle loro viscere ed un pH fecale più alto rispetto a quelli senza sucralosio.

Inoltre, è stato anche dimostrato che additivi alimentari, come emulsionanti, onnipresenti negli alimenti trasformati, influenzano il microbiota intestinale negli animali. Topi nutriti con basse concentrazioni di due emulsionanti comunemente usati quali la carbossi-metilcellulosa e polisorbato-80 hanno evidenziato una ridotti diversità microbica rispetto ai topi non alimentati con emulsionanti.

Probiotici e prebiotici

Non bisogna inoltre dimenticare l’importanza dei prodotti fermentati, alcuni dei quali contengono probiotici e prebiotici, le fibre che alimentano i batteri del nostro microbiota (Fig. 1). Questi a loro volta producono acidi grassi a catena corta (SCFA) che svolgono innumerevoli azioni benefiche per la nostra salute.

Questi prebiotici sono presenti ad esempio in cipolle, aglio, banane, legumi e patate cotte fredde.

cibi prebiotici - diversità microbiota e salute
Figura 1 – Alimenti ricchi di fibre che svolgono un’azione prebiotica sul microbiota intestinale

I dati dell’American Gut Project hanno rivelato che il consumo di più di 30 diversi alimenti a base vegetale su base settimanale è associato a un microbiota intestinale ampiamente diversificato.

In tutto ciò la dieta mediterranea non esclude un alimento o un altro ed è per questo la più equilibrata.

Infine, non dobbiamo dimenticare di fare esercizio regolarmente, in qualunque forma scegliamo, dormire a sufficienza, gestire i nostri livelli di stress e rimanere idratati.

Diversità del microbiota e salute

Ci sono quindi tutte le ragioni per credere che la diversità del microbiota intestinale sia un indicatore della buona salute del microbiota e dell’individuo che lo ospita. Effettivamente, molti studi propendono per questa ipotesi.

Infatti, osservando il microbiota intestinale tra le persone con malattie non trasmissibili (malattie cardiovascolari, tumori, malattie respiratorie croniche e diabete) e gli anziani, i ricercatori si sono resi conto che il microbiota di questi individui è scarsamente diversificato.

Ancora, la diversità del microbiota intestinale ed una elevata assunzione di fibre alimentari sono associate ad un minore incremento ponderale a lungo termine; si abbassa così il rischio di obesità e di tutte le comorbidità ad essa correlate.

Una ridotta varietà di comunità microbiche è stata correlata ad altri marker di disfunzione metabolica, come l’insulino-resistenza e lo stato infiammatorio.

Una diversità di specie più ridotta del normale è stata osservata anche in persone con malattia infiammatoria intestinale, artrite psoriasica, diabete di tipo 1 e di tipo 2, eczema atopico, celiachia, rigidità delle arterie.

Si è poi visto che i pazienti con cancro trattati con immunoterapia, i pazienti sottoposti a trapianto di midollo e quelli con malattie autoimmuni sotto trattamento con farmaci biologici possono presentare una risposta diversa alle cure in base a cambiamenti anche piccoli del loro microbiota.

L’associazione tra ridotta diversità e malattia indica che sia un ecosistema intestinale ricco di specie sia più robusto contro le influenze ambientali; inoltre indica che microbi funzionali in un ecosistema intatto possono compensare la funzione anche di altre specie mancanti.

Avere cura del proprio microbiota e della propria salute

Tenendo presente che il rapporto tra diversità microbica e salute è ormai chiaro, la corretta modulazione del microbiota può condizionare in modo preponderante lo stato di salute e di malattia di tutti gli organi. Pertanto, i passaggi che potrebbero preservare il microbiota intestinale si possono sintetizzare nei seguenti punti:

  • analizzarlo periodicamente durante il corso della vita;
  • razionalizzare l’uso degli antibiotici;
  • ridurre il numero dei parti cesarei non necessari;
  • favorire l’allattamento al seno dei neonati;
  • ridurre l’uso di prodotti antimicrobici ambientali;
  • migliorare la dieta aumentando la quantità di fibre e la diversità degli alimenti;
  • incrementare il consumo di alimenti funzionali contenenti prebiotici, probiotici e postbiotici nelle diete.

Conclusioni

Stiamo entrando in un’era in cui possiamo modificare sempre più la salute attraverso il cibo e misurare gli effetti attraverso l’analisi del nostro microbiota e dei suoi metaboliti.

La fibra è certamente una chiave dietetica per “nutrire” un microbiota sano anche se, per anni, è stata sottovalutata mentre infuriavano i dibattiti sugli zuccheri e sui grassi. Inoltre, gli effetti negativi dei farmaci e degli ingredienti alimentari trasformati sul microbiota non possono più essere ignorati.

Quindi, la strategia che mira ad avere buona cura dei nostri amici microbi potrebbe aprire la strada a nuovi trattamenti non solo per i disturbi intestinali, ma per vari disturbi cronici correlati al microbiota.

Giuseppe Chindemi

Fonti

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