Emergenza Xylella: la scienza, la burocrazia italiana e l’Europa

Foto Vincenzo Livieri - LaPresse 28-12-2015 - Torchiarolo (BR) - Italia Cronaca Alberi di ulivo eradicati nell'ambito del Piano Silletti contro la Xylella fastidiosa Photo Vincenzo Livieri - LaPresse 28-12-2015 - Torchiarolo (BR) - Italy Olive trees uprooted for the Silletti plan against the Xylella fastidiosa

Il batterio

“Il batterio non esiste, è solo un complotto di un gruppo di ricercatori venduti a case farmaceutiche“. Una sentenza da popolino che, dopo sei anni dallo scoppio dell’emergenza Xylella, ancora risuona tra le chiacchiere da bar e le opinioni condivise da una maggioranza popolare. Oggi, come allora, in onore di un tradizionale provincialismo cieco: “Che non tocchino i nostri ulivi”.

Sei anni fa è stato trovato il colpevole alla cosiddetta “crisi dell’olivo salentino”, in Puglia: il batterio Xylella fastidiosa. A partire da allora, però, non solo non siamo riusciti a trovare una cura, ma siamo anche stati carenti, a livello locale, nell’adozione di misure di contenimento di questa infezione epidemica. Ed a mettere i puntini sulle i, pochi giorni fa, è stata proprio l’Europa, che tramite l’EFSA (Autorità Europea per la sicurezza alimentare) ha dichiarato l’epidemia vegetale di Xylella fastidiosa un’emergenza a livello europeo.

L’Europa

L’EFSA specifica che, nonostante alcuni trattamenti sperimentali che in questi anni ne hanno ridotto i sintomi, non esiste al giorno d’oggi una cura in grado di debellare il batterio, che infatti continua a diffondersi.

E allora, cosa si fa? Le misure di contenimento delle aree infette risultano fondamentali per evitare la propagazione dell’epidemia, insieme al controllo degli insetti vettore. A livello europeo, le attuali misure di contenimento in vigore prevedono il taglio delle piante infette e di quelle suscettibili di infezione in un raggio di 100 metri, controllo degli insetti vettore, larva e adulto, insieme ad un ampliamento delle cosiddette zone cuscinetto, aree di separazione tra le zone infette e quelle indenni.

In tutto il mondo il batterio è stato in grado di infettare più di 500 specie vegetali con 100 milioni di dollari annui di danni sui vigneti californiani. In Europa, il batterio è stato identificato per la prima volta nel 2013 in Salento. Nel 2015 sono seguite le prime identificazioni anche in Francia, Corsica e nella regione della Provenza-Alpi-Costa Azzurra. Nel 2016 è la volta delle Baleari, con l’infezione di uliveti e mandorli, insieme ad un vivaio in Germania. Il repentino contenimento delle aree d’infezione e l’abbattimento delle specie infette ha permesso il controllo dell’epidemia, che comunque rimane una fonte di preoccupazione e sorveglianza per i coltivatori locali.

Figura 1: Diffusione dell’infezione da Xylella a livello europeo e suscettibilità climatica.

La scienza

Tuttavia è bene tenere a mente, come ci ricorda la scienza, che tutte queste aree infette sono caratterizzate dalla presenza di varianti batteriche diverse dalla Xylella fastidiosa salentina, il che è molto importante ai fini di una corretto trattamento e monitoraggio. Sembrerebbe, pertanto, che l’interessamento di aree geografiche diverse non sia dovuto tanto ad un contagio diretto, quanto ad una erronea procedura di quarantena per il batterio.

Nel frattempo la scienza italiana è arrivata ad identificare esattamente il ceppo di Xylella responsabile della morte degli ulivi salentini, ossia la Xylella fastidiosa variante pauca ST53. Il suo genoma è stato sequenziato e sono state identificate le sequenze geniche di patogenicità del batterio.

Più di 70 specie vegetali, erbacee e arboree, possono essere infettate da questo batterio, come ad esempio il cipresso, che sembra essere particolarmente attraente per Xylella. Inoltre, è noto anche come Xylella fastidiosa var. pauca sia in grado di attaccare preferibilmente alcune specie di olivo rispetto ad altre: il Leccino e la Favolosa sembrano essere più resistenti al batterio rispetto alle specie Ogliarola e Cellina che, purtroppo, sono quelle più diffuse nel Salento.

Ovviamente questi meccanismi di resistenza corrispondono a specifici meccanismi genetici di interazione batterio-ospite, che permettono al batterio di modificare le vie metaboliche della pianta. Xylella è in grado di alterare l’espressione di ben 1708 geni nell’olivo Ogliarola, rispetto ai 652 geni alterati nel caso dell’infezione dell’olivo Leccino, provocando uno stress idrico alla pianta tale da condurla all’essiccamento, prevalentemente a livello delle chiome.

Inoltre, sono state messe a punto diverse tecniche di sorveglianza e monitoraggio del principale insetto-vettore della Xylella salentina, la “sputacchina”.

L’emergenza Xylella in Italia

Insomma, sicuramente abbiamo molte più risposte rispetto al 2013, ma l’emergenza Xylella rimane, dal momento che non abbiamo ancora una soluzione. Allo stesso tempo, alcuni trattamenti sperimentali nelle aree salentine infette, sia in vitro che in campo aperto, hanno suscitato molto scalpore popolare, fino ad animare un processo giuridico alla scienza, di quelli lunghi all’italiana chiaramente.

Un processo alla ricerca che, dopo cinque anni, non solo ha causato il blocco delle attività di monitoraggio e sorveglianza, ma che arriva ad una bizzarra archiviazione del caso: non ci sono elementi sufficienti per sostenere le accuse contro i ricercatori.

Gli scienziati coinvolti sono stati accusati di interessi economici e finanziari per i trattamenti sperimentali e l’attività di ricerca su Xylella. Insomma, un presunto complotto tra forze giuridiche, politiche e ricercatori, in cui il vero protagonista è in realtà il batterio, che continua inesorabile la sua corsa all’infezione.

In questo scenario, l’Europa ribadisce: l’epidemia vegetale causata da Xylella rappresenta un’emergenza. Pertanto vanno adottate misure di controllo e sicurezza, oltre che uno sforzo a livello scientifico per identificare una giusta terapia, che garantisca la salvaguardia di coltivazioni, come gli oliveti salentini, che, oltre ad essere un’importante risorsa economica per l’intero territorio nazionale, rappresentano allo stesso tempo un significativo patrimonio culturale e naturale.

Serena Galiè

Bibliografia

Informazioni su Serena Galié 49 Articoli
Laureata in Biotecnologie Mediche con curriculum internazionale in Management in Medical Biotechnology presso l'Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Master in Biotechnology of Environment and Health presso l'Università di Oviedo, in Spagna. Attualmente studentessa di un PhD in Nutrizione e Metabolismo presso l'Università Rovira I Virgili, a Tarragona in Spagna.

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