Epidemiologia: dalla nascita all’importanza che riveste oggi

Che cos’è l’epidemiologia

Il termine epidemiologia deriva dal greco ed è frutto dell’unione di tre parole: “epi”, che vuol dire “su”, “demos”, ovvero “popolo” e “logos” cioè “studio”. Sebbene non ci sia una definizione univoca, essa viene riconosciuta come lo “studio sulla popolazione”. Infatti, è considerata come quella branca della scienza che studia la distribuzione e la frequenza delle malattie e di altri eventi che hanno una rilevanza sanitaria nelle popolazioni. Non si concentra quindi sul singolo paziente ma su un intero gruppo di persone. Anche se, parlando di popolazione, si fa frequentemente riferimento alla specie umana, oggi l’epidemiologia si applica anche a popolazioni zoologiche (epidemiologia zoologica) e vegetali (epidemiologia botanica).

Epidemiologia e microbiologia

Ma qual è il legame tra epidemiologia e microbiologia? Innanzitutto, la nascita dell’epidemiologia si deve proprio ai primi studi condotti sul colera. Oggi siamo ben consapevoli del fatto che questa malattia è causata da un batterio che si trasmette attraverso l’acqua o il cibo contaminati. Fino alla metà dell’800 essa era quasi del tutto sconosciuta. Prima ancora di scoprire l’agente eziologico della malattia, il Vibrio cholerae, se ne capì la modalità di trasmissione. Uno dei compiti dell’epidemiologia è infatti quello di determinare la fonte di una malattia e il modo in cui si trasmette per poterne controllare e contenere la diffusione.

L’ epidemiologia si applica a qualunque tipo di malattia; essa è molto usata ad esempio nello studio dei tumori. Grazie all’epidemiologia, al giorno d’oggi, possiamo considerare il fumo come uno dei principali fattori di rischio correlati all’insorgenza del tumore ai polmoni o il Papilloma virus come uno degli agenti eziologici del cancro della cervice. Inoltre, essendo appunto uno studio delle malattie all’interno di una o più popolazioni, è particolarmente importante in caso di epidemie o pandemie che rapidamente coinvolgono un gran numero di individui e che sono generalmente causate da agenti microbiologici.

Il colera a Londra

Vediamo ora il contesto storico in cui si colloca la nascita dell’epidemiologia.

Durante la metà del XIX secolo, le epidemie di colera erano frequenti in tutta Europa e, in particolare, a Londra si susseguirono due violente ondate. La prima si verificò tra il 1848 e il 1849. Dopo alcuni anni in cui non furono segnalati casi di colera, la malattia riesplose nel 1853. In quegli anni diversi quartieri di Londra erano interessati da gravi problemi di igiene, aggravati dall’inesistenza di un sistema fognario vero e proprio. Quando i pozzi neri presenti nei seminterrati delle abitazioni si riempivano di escrementi e altri rifiuti, venivano svuotati nel Tamigi. Nel frattempo nelle città si iniziarono a diffondere i primi servizi igienici dotati di acqua corrente. Alcune aziende private gestivano una fitta rete idrica attraverso cui l’acqua veniva portata alle abitazioni.

Le conoscenze mediche sul colera in quegli anni erano piuttosto limitate e tutte derivate dall’esperienza diretta:

  • la principale manifestazione clinica era rappresentata da diarrea acquosa profusa
  • interi nuclei familiari erano spesso coinvolti
  • più raro era il coinvolgimento di medici e infermieri, seppure in contatto con gli ammalati

John Snow

I primi studi epidemiologici vengono attribuiti a Ippocrate, studioso dell’antica Grecia. Solo durante la metà dell’800, tuttavia, l’epidemiologia iniziò ad affermarsi come scienza vera e propria. In particolare, furono proprio i primi studi condotti sul colera da John Snow, nel periodo appena descritto, a segnarne la nascita. John Snow fu un medico britannico, nato a York nel 1813 e morto a Londra nel 1858. Oltre ad essere noto per aver condotto uno dei primi studi epidemiologici, egli è anche considerato uno dei pionieri nei campi dell’anestesiologia e dell’igiene in campo clinico.

Figura 1 - John Snow condusse studi sul colera a Londra e segnò la nascita dell'epidemiologia.
Figura 1 – John Snow condusse studi sul colera a Londra e segnò la nascita dell’epidemiologia. [Fonte: https://it.wikipedia.org]

Il principale merito riconosciuto al medico britannico è quello di aver individuato la modalità di trasmissione del colera usando una moderna impostazione metodologica. Per capire appieno l’ingegnosità delle sue osservazioni, ricordiamoci che nel periodo storico in cui egli ha condotto i suoi studi non era ancora affermata la teoria dei germi, né tantomeno si conosceva l’esistenza del batterio responsabile del colera. Era piuttosto ancora molto diffusa la teoria dei “miasmi”. Essa affermava che le malattie contagiose venivano contratte attraverso l’inalazione di “esalazioni” provenienti dagli individui infetti.

Le prime ipotesi di Snow

Sia durante la prima, sia durante la seconda epidemia di colera, Snow lavorò raccogliendo dati e informazioni sulle persone colpite, e non, dalla malattia. Egli notò che i quartieri di Londra più colpiti erano quelli serviti in particolare da due società di approvvigionamento idrico.

Le osservazioni raccolte lo portarono a formulare delle ipotesi, pubblicate in un saggio nel 1849. Secondo tali ipotesi:

  • il colera veniva trasmesso da individui malati a quelli sani attraverso un qualche tipo di “veleno”;
  • che tale veleno si replicasse nell’individuo infetto;
  • il fatto che medici e infermieri non si ammalassero facilmente supportò l’idea che non fosse necessario un contatto stretto con l’ammalato per far avvenire il contagio;
  • la diarrea come principale sintomo suggerì che il veleno dovesse essere introdotto attraverso il sistema digerente;
  • una delle principali vie di diffusione era l’acqua potabile.

Quelle che a noi possono sembrare conclusioni scontate, erano all’epoca intuizioni molto innovative. Rappresentavano le basi su cui si fonda, attualmente, l’epidemiologia. Inutile dire che esse non furono viste di buon occhio dalla comunità scientifica, in quanto contrastanti con la teoria all’epoca in vigore.

Lo studio delle mappe

Nonostante ciò, Snow non abbandonò le sue idee. Durante la seconda ondata epidemica, continuò a raccogliere informazioni. Preparò una mappa della zona. Riportò graficamente le pompe pubbliche dell’acqua e i decessi.

Figura 2 - Mappa prodotta da Snow: in blu sono disegnate le pompe dell'acqua e in rosso i decessi.
 Fonte: https://blog.rtwilson.com
Figura 2 – Mappa prodotta da Snow: in blu sono disegnate le pompe dell’acqua e in rosso i decessi.
[Fonte: https://blog.rtwilson.com]

Come è evidente dalla mappa, i decessi si concentravano soprattutto nella zona servita da una specifica pompa dell’acqua, gestita da una specifica società. Snow chiese ed ottenne di far rimuovere la maniglia di quella pompa dell’acqua. Da quel momento il numero di casi si ridusse drasticamente. Questo confermò che effettivamente la malattia si trasmetteva attraverso l’acqua potabile.

Ulteriori conferme derivarono dallo studio di singoli casi. Ad esempio persone che non abitavano nella zona servita da quella determinata pompa dell’acqua ma che occasionalmente ne avevano usufruito si ammalarono. Al contrario, persone che lavoravano lì ma che non bevevano quell’acqua non risultarono contagiate. Sulla base delle sue scoperte, Snow, propose delle regole di comportamento che si rivelarono efficaci nel ridurre il contagio anche nelle successive epidemie e che sono tutt’oggi ancora valide. Ecco perché dai suoi studi sul colera effettuati a Londra derivò la nascita dell’epidemiologia.

L’epidemiologia oggi

L’errore in cui si potrebbe incorrere è quello di considerare l’epidemiologia una scienza inferiore rispetto alle altre in quanto si limita all’osservazione e alla descrizione dei fenomeni. In realtà, per dimostrarne l’importanza, potremmo fare un esempio davvero semplice. Basti pensare alla recente pandemia. Senza l’epidemiologia non avremmo saputo contenere la diffusione del virus. Non avremmo saputo che il contagio avviene attraverso l’aria o il contatto con superfici infette. Non avremmo pensato che le mascherine e il lavaggio frequente delle mani potessero prevenire l’infezione. La situazione sarebbe stata ancora più grave di quanto non lo sia già stata. E il ritorno alla normalità, a cui ci stiamo pian piano avvicinando, ancora più lento.

Quindi, è proprio grazie agli studi epidemiologici che si possono elaborare strategie per prevenire e contrastare la diffusione di patologie anche molto pericolose.

Fonti:

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