Gardnerella vaginalis

La vaginosi batterica è una malattia che colpisce il sesso femminile, la più frequente tra le infezioni vaginali che colpiscono le donne in età fertile, periodo della gravidanza compreso. In condizioni normali nella vagina sono fisiologicamente presenti molti microrganismi, tra i più comuni ricordiamo il Lactobacillus crispatus e il Lactobacillus jensenii; sembra che i lattobacilli contribuiscano ad impedire l’eccessiva proliferazione degli altri microrganismi, mantenendo la flora batterica vaginale in condizioni di equilibrio. La rottura di questo equilibrio, che può essere indotta per esempio dall’uso di antibiotici o da squilibri del pH, permette ai batteri più resistenti di attecchire e moltiplicarsi; a loro volta questi batteri producono tossine che colpiscono le difese immunitarie dell’organismo, rendendo più difficile la ricolonizzazione da parte dei batteri fisiologici. I microrganismi in grado di causare vaginosi sono diversi, tra di essi però ricordiamo principalmente la Gardnerella vaginalis.

Caratteristiche

Inizialmente denominato Haemophilus vaginalis, fu ribattezzato col nome attuale in omaggio a H.L. Gardner, ginecologo di Houston, che lo isolò nel 1955 insieme a Dukes, reputandolo già allora il responsabile di un numero considerevole di casi di vaginosi, non imputabile a Candida o Trichomonas. Gardnerella (Fig.1) è un batterio Gram-positivo, appartenente alla categoria dei coccobacilli, non sporigeno, privo di motilità e di diametro compreso tra 1 e 1,5 micron.

Cellule epiteliali con Gardnerella vaginalis
Figura 1 – Cellule epiteliali con Gardnerella vaginalis

Filogenesi

DominioProkaryota
RegnoBacteria
PhylumActinobacteria
ClasseActinobacteria
OrdineBifidobacteriales
FamigliaBifidobacteriaceae
SpecieGardnerella vaginalis

Morfologia delle colonie

È difficile isolare il bacillo sui terreni abituali perché Gardnerella vaginalis e altri batteri come lattobacilli e streptococchi possono produrre alfa-emolisi su terreni contenenti sangue di montone. Su terreni contenenti sangue umano, tuttavia, Gardnerella vaginalis produce la caratteristica beta-emolisi. Benché spesso considerata Gram-negativa, in realtà è un batterio Gram-positivo selezionabile su terreni contenenti colistina e acido nalidixico. Dopo un incubazione a 35 ± 2°C per 48-72 ore in atmosfera aerobica arricchita con 5-10% di CO2, il batterio dà vita a piccole colonie color cenere circondate da diffusa beta-emolisi (Fig.2).

Aspetto colonie Gardnerella vaginalis su agar
Figura 2 – Aspetto colonie Gardnerella vaginalis su agar

Patogenesi

Il rischio di sviluppare una vaginosi batterica aumenta all’aumentare della frequenza e della promiscuità sessuale; senza dimenticare che il pH leggermente alcalino (7,4-7,6) dello sperma, diminuisce l’acidità vaginale favorendo l’attecchimento e la proliferazione dei patogeni. Tra i fattori di rischio più significativi vanno segnalati anche un’igiene intima scorretta, l’uso di antibiotici o di contraccettivi meccanici intrauterini come la spirale, precedenti gravidanze ed una certa predisposizione genetica. Nella gran parte delle pazienti (oltre il 50%), la presenza di Gardnerella vaginalis nella vagina è assolutamente asintomatica. In altri casi, l’abnorme crescita del patogeno si associa alla comparsa di abbondanti secrezioni bianco-grigiastre e spiccatamente maleodoranti, specie se poste a contatto con soluzioni alcaline (quali il normale sapone); si manifesta anche con un modesto bruciore e senso di irritazione. Anche l’uomo può contrarre il batterio; tuttavia l’infezione nell’uomo tende a essere asintomatica, tanto che il paziente molto spesso non si rende conto di esserne affetto.

Gravidanza

Le donne incinte affette da Gardnerella vaginalis o da altre forme di vaginosi presentano una maggior incidenza di parti prematuri e di bambini con basso peso alla nascita.I batteri che provocano la vaginosi, in alcuni casi possono infettare l’utero e le tube di Falloppio: questo condizione è definita malattia infiammatoria pelvica e può causare sterilità o danni alle tube tali da aumentare il rischio di future gravidanze ectopiche e sterilità.

Metodi di identificazione

Per diagnosticare la vaginosi batterica da Gardnerella sono necessari e sufficienti solo i due sintomi ricordati in precedenza:

  • cattivo odore;
  • perdite anomale.

Nello specifico, il primo si riferisce a un semplice esame diagnostico detto fishy odor test (test dell’odore di pesce); questo test prevede che una goccia di idrossido di potassio al 10% venga posta in contatto col secreto vaginale, con lo scopo di liberare l’odore pungente tipico di un’importante infezione da Gardnerella vaginalis. Il pH vaginale, inoltre, passa dal normale 4 – 4,5 alla neutralità o alla lieve basicità. Per ottenere un’ ulteriore conferma diagnostica e l’identificazione del microrganismo, il ginecologo può prelevare con un tampone alcune cellule desquamate e ricercarvi al microscopio la presenza del batterio, di solito abbondante.

Terapia

L’antibiotico di prima scelta per le infezioni da Gardnerella vaginalis è il metronidazolo, sia per via orale che per via topica (crema da applicare a livello vaginale); un altro farmaco usato di frequente è la clindamicina, per il quale si preferisce la via topica. Accanto all’uso di antibiotici, è utile il ricorso a lavande vaginale a tenore acido per favorire il ripristino della normale flora vaginale, con conseguente acidificazione del microambiente ed allontanamento dei patogeni che in esso sopravvivono con difficoltà, Gardnerella vaginalis compresa.

Dr. Giosuè Ruggiano

Fonti

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