Il cibo per cani come veicolo per batteri resistenti agli antibiotici

Gli antibiotici nel cibo per cani

Una statistica risalente al 2019 rivela che nel 52% delle case degli italiani c’è almeno un animale domestico. Tra questi i cani, i migliori amici dell’uomo, occupano la pole position, per un totale di 7 milioni di Fido che abitano la nostra nazione. L’amore incondizionato che ci offrono i nostri cuccioli ci spinge a viziarli sempre di più, scegliendo per loro spuntini prelibati e leccornie di ogni tipo. Secondo quanto emerso da un recente studio, però, il cibo che tanto piace ai nostri amici pelosi rappresenta un veicolo per la diffusione di batteri resistenti agli antibiotici. Primi fra tutti gli Enterococchi, che infettano anche l’uomo. Proviamo a capirne di più insieme.

Gli animali domestici e l’alimentazione industriale

L’Europa è uno dei leader nella produzione di cibo per animali domestici. La produzione, lo stoccaggio e la distribuzione di tali prodotti seguono regolamenti precisi, al fine di mantenere la sicurezza per la salute dei nostri animali. Tuttavia, in diverse fasi della filiera si presenta il rischio della contaminazione microbiologica. Molto diffusa sembrerebbe la contaminazione, soprattutto nei cibi per cani, da parte di batteri antibiotico-resistenti. Tutto ciò emerge dallo studio condotto nella città di Porto intitolato “Industrial dog food is a vehicle of multidrug-resistant enterococci carrying virulence genes often linked to human infections” il quale apre gli occhi su un potenziale rischio per la salute pubblica.

cibo per cani e la resistenza agli antibiotici
Figura 1 – Cibo umido per cani. Fonte: [Top 5 Best Wet Dog Food Brands – Chelsea Dogs Blog]

Lo studio

Il team di ricercatori ha utilizzato vari prodotti alimentari, umidi, semi-umidi e secchi. In totale l’analisi è avvenuta su 55 campioni di cibo per cani provenienti da 25 marchi differenti, commercializzati in varie zone del mondo. In seguito alla raccolta dei campioni, il team ha seguito un protocollo composto da una iniziale fase di pre-arricchimento che prevedeva il prelievo di 25 gr per ogni campione, inseriti poi in acqua peptonata (1:10). Successivamente, i campioni sono stati omogeneizzati per 2 minuti ed incubati per 18 h a 37° C. Infine, i ricercatori hanno trasferito 1 mL nel terreno Agar cuore-cervello (BHI) mentre 0,1 mL del pre-arricchimento sul terreno Agar Slanetz-Bartley (Fig. 2). Infine, le piastre contenenti delle colonie batteriche sono state selezionate per la fase successiva dello studio.

Agar slanetz-bartley
Figura 2 – Agar Slanetz-Bartley. Fonte:[agar slanetz bartley – Bing images]

La caccia ai batteri e i test di suscettibilità agli antibiotici

In seguito a ciò l’analisi dei campioni tramite PCR ha portato all’identificazione di due specie di Enterococchi, nello specifico Enterococcus faecalis (Fig. 3) ed Enterococcus faecium. Altre specie sono state identificate con la tecnica MALDI-TOF/MS. Infine, sono stati effettuati i test di suscettibilità per vari antibiotici quali:

  • Ampicillina;
  • Vancomicina;
  • Ciproflaxicina;
  • Tetraciclina;
  • Streptomicina;
  • Linezoid.  

L’interpretazione dei dati ottenuti è in accordo con il Comitato Europeo per le prove di suscettibilità microbica (EUCAST). Ma cosa è emerso da tali analisi?

Le specie batteriche identificate

Nel 54% dei campioni, ovvero in 30 campioni su 55, è stata riscontrata la presenza dell’Enterococco. Tra questi il 44% appartiene alla specie Enterococcus faecalis ed il 43% a Enterococcus faecium (Fig. 4), che rappresentano le specie predominanti identificate. Altre specie individuate in percentuali minime sono Enterococcus gallinarum, Enterococcus hirae, Enterococcus avium ed Enterococcus durans.  

I dati sulla resistenza agli antibiotici

Circa 26 dei batteri isolati sono risultati resistenti ad almeno un antibiotico, mentre 17 campioni isolati presentavano resistenza a famiglie diverse di antibiotici (multi-resistenza). Più nello specifico, i 30 campioni risultati positivi agli Enterococchi presentavano resistenza all’eriomicina (73%), alla tetraciclina (63%), all’ampicillina e alla ciproflaxacina (47%), gentamicina (40%), linezolid (23%) ed infine alla vancomicina (2%). La maggior parte di questi antibiotici, come l’ampicillina, la vancomicina e il linezolid, sono proprio utilizzati nel trattamento delle infezioni da enterococchi nell’uomo, e per questo tali risultati preoccupano molto la comunità scientifica.

La resistenza all’ampicillina

L’ampicillina (Fig. 5) è un antibiotico appartenente alla famiglia delle penicilline, classe delle β-lattamasi. Il suo meccanismo d’azione si basa nell’ostacolare la formazione della parete nelle cellule batteriche che diventano suscettibili allo shock osmotico. Grazie alle analisi eseguite, i ricercatori hanno identificato un ceppo di Enterococcus faecium resistente proprio a tale antibiotico, con tassi superiori rispetto a quelli osservati in precedenti studi di sorveglianza microbiologica. Inoltre, i dati suggeriscono che ben 25 isolati presentavano resistenza all’ampicillina, ma anche ad altri antibiotici. Questo ci suggerisce che tali prodotti alimentari possono rappresentare un vero e proprio serbatoio di ceppi di Enterococcus faecium dotati di resistenza all’ampicillina.

Ampicillina resistenza antibiotici
Figura 5 – Struttura dell’ampicillina. Fonte:[Ampicillin structure – Ampicillin – Wikipedia]

La resistenza alla vancomicina

La vancomicina (Fig. 6) è, invece, un antibiotico glicopeptidico che presenta nella sua struttura amminoacidi e almeno una porzione zuccherina. Agisce proprio nell’intestino e viene utilizzato soprattutto per le infezioni batteriche del colon. Fortunatamente, solo il 2% degli Enterococchi isolati sono risultati resistenti a questo antibiotico, pertanto non è ancora un dato che consideriamo preoccupante. I campioni risultati positivi agli Enterococchi vancomicina-resistenti provenivano da un paté a base di carne e pollame. Tali isolati presentavano, anche in questo caso, multi-resistenza risultando resistenti anche ad ampicillina, ciprofloxacina.

vancomicina
Figura 6 – Struttura della Vancomicina. Fonte:[Vancomycin – Vancomicina – Wikipedia, la enciclopedia libre]

La resistenza al linezolid

Il linezolid (Fig. 7) è un antibiotico che ostacola la produzione di proteine da parte dei batteri, impedendo loro di svilupparsi e fermando così il progredire dell’infezione. Il team di ricercatori portoghesi ha rilevato Enterococchi resistenti al linezolid solo all’interno del 23% dei campioni, una percentuale bassa, ma che comunque desta preoccupazione in quanto tale antibiotico è importante per contrastare molte delle infezioni causate da Gram +.  

linezolid antibiotici
Figura 7 – Struttura linezolid. Fonte: [Linezolid – Linezolid – Wikipedia]

Conclusioni sugli antibiotici nel cibo per cani

I risultati emersi dallo studio dei ricercatori portoghesi hanno aperto gli occhi della comunità scientifica tutta, dimostrando che il cibo per cani è un potenziale veicolo per lo sviluppo, la selezione e la conseguente diffusione di batteri resistenti e multi-resistenti agli antibiotici. Questo rappresenta un vero e proprio rischio per la salute pubblica, pertanto è strettamente necessario continuare la ricerca. La resistenza agli antibiotici, come concorda l’OMS, è una delle principali minacce alla salute pubblica, e per questo motivo bisogna identificare per tempo tutti i possibili serbatoi e veicoli delle specie resistenti, cercando di prevenire la loro diffusione. Inoltre, i dati emersi ci fanno capire quanto sia importante rivedere i protocolli di produzione, conservazione e distribuzione di tali prodotti, fasi delicate durante le quali si ha la contaminazione.

Qualche consiglio utile ai proprietari di animali

In attesa di ulteriori aggiornamenti è importante sensibilizzare l’opinione pubblica sui possibili rischi a cui sono esposti i padroni di animali domestici, i quali quotidianamente maneggiano tali prodotti alimentari. Alcuni accorgimenti semplicissimi potrebbero aiutare nel limitare la diffusione di tali patogeni, ad esempio è utile lavarsi sempre le mani dopo aver toccato il cibo per i nostri amici a quattro zampe, e conservare le loro provviste in luoghi adatti e puliti.

Si ringrazia la dott.ssa Greta Guida per l’articolo “Il cibo per cani come veicolo per batteri resistenti agli antibiotici”

Fonti

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