La Campylobatteriosi puo’ compromettere la crescita infantile

Eziopatologia della Campylobatteriosi

Gli autori di un nuovo studio pubblicato su SciDev.Net affermano che l’infezione gastrointestinale da Campylobacter (Campylobatteriosi) può influenzare la crescita dei bambini che vivono nelle strade dei centri urbani del Bangladesh.

I batteri appartenenti al genere Campylobacter sono universalmente conosciuti come tra i più comuni agenti responsabili di enterite e gastroenterite nell’uomo, in particolare nei soggetti in età pediatrica e, all’interno di questa categoria, nei bambini più piccoli.

La tassonomia di Campylobacter è stata ampiamente riveduta e attualmente sappiamo che la famiglia di appartenenza è quella delle Campylobacteriaceae: si tratta di batteri gram negativi, a forma di bastoncino ricurvo o di spirale, termo-sensibili (che sanno quindi adattarsi bene a temperature che oscillano tra i 30 e i 47 °C) e resistenti al congelamento.

In tutto il mondo Campylobacter è uno dei principali responsabili di malattie a trasmissione alimentare e la condizione patologica generata dalla sua presenza nell’uomo è nota con il nome di campylobatteriosi.

Si tratta di una zoonosi, cioè di una malattia che può essere trasmessa direttamente o indirettamente tra animali e uomo.

La sua diffusione negli ultimi dieci anni ha registrato un forte incremento e pertanto rappresenta un problema di salute pubblica di notevole impatto sociale ed economico. Il periodo di incubazione della campylobatteriosi varia da un giorno a una settimana, secondo i casi. I sintomi sono solitamente leggeri o moderati e consistono in diarrea, dolori addominali, febbre, nausea e vomito. La loro durata varia da uno a sette giorni, ma nel 20% dei casi può superare la settimana. I principali fattori di rischio di contaminazione per l’uomo sono il consumo di carni crude contaminate e di acqua non potabile (cioè non sottoposta a clorazione), oppure la trasmissione può avvenire anche da persona a persona attraverso la via oro-fecale o le fomiti, ossia oggetti inanimati che, quando esposti a microrganismi patogeni, possono trasferire la malattia a un nuovo ospite.

La campylobatteriosi affligge soprattutto i paesi più poveri, come ad esempio quelli dell’Asia meridionale, dove i bambini malnutriti di età inferiore ai 2 anni sono i soggetti più a rischio. Le malattie enteriche sono un’importante causa di mortalità infantile nel mondo. Si stima infatti che i decessi legati a malattie diarroiche pediatriche siano circa 3 milioni l’anno, particolarmente gravi durante l’allattamento

I risultati dello studio

La ricercatrice J. Johanna Sanchez, del Children’s Health Research Center, ha esaminato alcuni dati raccolti dallo studio “MAL-ED” (“Etiology, Risk Factors, Interactions of Enteric Infections and Malnutrition, and the Consequences for Child Health and Development Study”), un progetto di ricerca finalizzato ad identificare gli effetti dell’infezione da Campylobacter sulla crescita infantile.

Nel dettaglio, la ricercatrice ha analizzato i dati di 265 bambini nati tra il 2010 e il 2012, originari del Bangladesh, di età compresa tra 0 e 24 mesi, per verificare se l’infezione gastroenterica e le condizioni domestiche in cui vivevano i bambini avessero conseguenze sulla loro crescita lineare.

I bambini che hanno partecipato allo studio dovevano possedere i seguenti requisiti: un peso al momento della nascita pari a 1500 g, una madre dell’età di 16 anni, non avere gemelli e non avere fratelli iscritti allo studio. Le misure della lunghezza e del peso dei bambini sono state prese ogni mese, utilizzando bilance standard. Invece, per diagnosticare la presenza del batterio sono stati analizzati i campioni di feci con il saggio immuno-enzimatico ELISA e valutate anche le caratteristiche igienico-sanitarie, come il trattamento dell’acqua potabile, la frequenza del lavaggio delle mani e la presenza di un frigorifero.

Campylobacter è stato identificato come uno dei patogeni enterici più diffusi tra i bambini che hanno partecipato allo studio e ci si è accorti che la sua presenza aumenta con l’avanzare dell’età, infatti si è passati dal 18% di bambini, dell’età di 3 mesi, colpiti dalla malattia al 69% di bambini di 24 mesi infetti.

La Dottoressa Sanchez ha affermato che “l’infezione enterica è associata ad una crescita infantile stentata perché ha effetti sull’appetito, sulle esigenze metaboliche e sull’assorbimento dei nutrienti”.

L’arresto della crescita nei bambini, espressa in altezza per età, è un problema complesso, legato alle condizioni di povertà, che si riscontra soprattutto nei paesi a reddito medio – basso, perché può causare danni sia a breve che a lungo termine, come ritardi nello sviluppo neurologico, l’insorgenza di malattie croniche e una morte prematura. Le principali cause sono da attribuire prevalentemente alle scarse condizioni igienico-sanitarie in cui vivono le famiglie e alla denutrizione cronica infantile e materna.

Lo studio ha rilevato che i bambini di età compresa tra i 12 ei 21 mesi, che avevano contratto l’infezione da Campylobacter nei mesi precedenti (cioè a 3 e 6 mesi), hanno maggiori probabilità di soffrire di un ritardo nella crescita (Fig.1).

Inoltre, una valutazione integrata dei risultati ha evidenziato che il trattamento con l’acqua potabile e l’aumento dell’utilizzo degli antibiotici possono contrastare l’infezione e di conseguenza avere un effetto positivo sulla crescita dei bambini.

Campylobatteriosi e ritardo nella crescita.
Figura 1 – Analisi dei dati raccolti dallo studio.

Si tratta di una grande sfida globale per la salute umana e come sottolinea la ricercatrice Sanchez, bisogna cercare di ridurre la trasmissione dell’infezione al fine di migliorare la salute ed il benessere dei bambini.

Ringraziamo Giulia Palladino, autrice di questo articolo.

Fonti

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