Campylobacter jejuni

Campylobacter jejuni

Caratteristiche

Il genere Campylobacter comprende 17 specie e 6 subspecie, tra le quali C. jejuni, C. coli e C. fetus rivestono un ruolo rilevante nell’area della Microbiologia Clinica e delle Malattie Infettive per l’alta incidenza di infezioni che causano.

Sono patogeni associati soprattutto a quadri clinici gastrointestinali, più raramente a batteriemia, epatite, pancreatite etc. Tra le specie del genere Campylobacter sp, l’elevata incidenza delle infezioni a livello globale, la durata dei sintomi e le possibili complicazioni e sequele (sindrome Guillain-Barré) fanno del Campylobacter jejuni il maggior rappresentante e un patogeno di sempre maggiore importanza clinica.

Filogenesi

DominioProkaryota
RegnoBacteria
PhylumProteobacteria
ClasseEpsilonproteobacteria
OrdineCampylobacterales
FamigliaCampylobacteraceae
GenereCampylobacter
SpecieC. jejuni

Morfologia colonie

Le specie appartenenti al genere Campylobacter son batteri Gram negativi con una forma a “virgola” (leggermente curva rispetto a un bastoncello convenzionale), mobili, catalasi e ossidasi positivi e non produttori di spore. Inoltre, si presentano come microrganismi microaerofili (possono crescere con una concentrazione di ossigeno intorno al 5-10%) e mesofili (crescita a 37ºC), anche se alcune specie, come C. Coli e C jejuni, presentano attività a temperature fino ai 42 ºC.

Nel mezzo di cultura Skirrow o in altri terreni selettivi contenenti sangue,  le colonie di Campylobacter appaiono come piccole colonie pallide, di forma convessa, lisce e brillanti, con margine abbastanza regolare. Solo in alcune sporadiche occasioni, si presentano come colonie morfologicamente grandi che si estendono lungo tutta la piastra (Figura 1).

Immagine rappresentativa di colonie di Campylobacter sp in agar Skirrow. Crescita in microaerofilia per 48 ore.
Figura 1 – Immagine rappresentativa di colonie di Campylobacter sp in agar Skirrow.

Patogenesi

I primi dati sulle infezioni da Campylobacter jejuni risalgono al 1886, quando Escherich osservò forme bastoncellari da campioni di feci di bambini con diarrea. Fu soltanto, però, nel 1972 che si ottenne l’isolamento di colonie di Campylobacter, grazie alla produzione dei primi terreni selettivi.

C. jejuni é presente nel tratto intestinale di molti animali (pollame, capre, vacche, maiali), che si colonizzano nei primi anni di vita e si mantengono colonizzati per tempi prolungati. Per cui, si può considerare che il maggior serbatoio microbiologico del C. jejuni siano gli animali portatori e che la trasmissione del microorganismo all’uomo sia dovuta al consumo di alimenti di origine animale poco cotti o trattati in modo inadeguato.

Inoltre, la preparazione dei cibi con acque contaminate o l’uso di prodotti lattei non pastorizzati aumenta l’incidenza di tali infezioni (Figura 2). La campilobacteriosi è, a tutti gli effetti, per questi motivi, considerata una zoonosi.

Rappresentazione ciclo infettivo di Campylobacter sp. Da serbatoi ambientali o alimenti provenienti da animali colonizzati, il microorganismo passa all'uomo. Dopo la colonizzazione, appaiono le manifestazioni cliniche.
Figura 2 – Ciclo di trasmissione di Campylobacter jejuni

La maggior parte delle infezioni per Campylobacter sp. (secondo le statistiche si parla di un 70% del totale), si deve a contaminazione degli alimenti ottenuti da pollame colonizzato. Meno frequente, però possibile, è il contagio di personale impiegato in fattorie o per mezzo di animali domestici.

Epidemiologicamente, le infezioni causate da C. jejuni hanno una frequenza piuttosto costante durante tutto l’anno, con un picco in estate (Figura 3). I Paesi in via di sviluppo, inoltre, presentano maggiore incidenza.

Le infezioni causate da Campylobacter jejuni presentano un'incidenza costante durante tutto l'anno, con un picco nei mesi estivi.
Figura 3 – Stagionalità delle infezioni causate da Campylobacter jejuni

I sintomi normalmente appaiono in 5 giorni (con un intervallo medio tra 1-10 giorni) e consistono in apparizione improvvisa di crampi addominali e diarrea, senza febbre.

Successivamente, il quadro può presentarsi più o meno grave, con febbre alta, nausea, vomito, dolori articolari e varie deposizioni diarreiche al giorno. A livello diagnostico, non è possibile distinguere un’infezione dovuta a Campylobacter jejuni da una per C. coli, Salmonella sp. o Shigella sp. La presenza di sangue nelle feci non è comune (20% dei pazienti) e la diarrea in genere è autolimitata (7 giorni).

Metodi di identificazione

La tinzione di Gram, i test della attività di catalasi e ossidasi e la conferma sui terreni di coltura (non convenzionali) sono utili alla identificazione di Campylobacter spp.

Il campione di riferimento, quando le manifestazioni cliniche sono gastrointestinali, é rappresentato per le feci. In casi piú rari, si esaminano emocolture o altri campioni clinici.

Riguardo la coltura convenzionale, c’é da evidenziare che i tempi di crescita delle specie appartenenti a questo genere sono piú lunghi rispetto ad altri microorganismi intestinali. Per questa ragione, è necessario effettuare colture in terreni selettivi, per almeno 48 ore.

Per esempio, sono preferibili mezzi di crescita selettivi, contenenti sangue e antibiotici, come il Butzler (novobiocina, colistina, cefazolina, bacitracina) o lo Skirrow (polimixina B, Trimetroprim, vancomicina). Un altro mezzo di coltura, che però non contiene sangue è CCDA (Charcoal Cefoperazone Desossicolato Agar).

Colonie di Campylobacter jejuni in agar CCDA.
Figura 4 – Colonie di Campylobacter jejuni in agar CCDA.

Tecniche innovative che stanno prendendo sempre piú piede nell’area della microbiologia clinica sono quelle basate in prove molecolari, le quali hanno dimostrato una maggiore sensibilitá e specificitá rispetto alle tecniche standard di laboratorio, permettendo di recuperare fino a 30 volte più quantità di microorganismo.

Però, lo svantaggio di tali tecniche è la possibilità che si presentino risultati poco attendibili, come i falsi positivi (per esempio, dovuti ad amplificazione del DNA di microorganismi non vivi alla ora di effettuare il test) o falsi negativi. Per cui, i risultati originati da prove molecolari devono essere attentamente interpretati anche in base alla clinica del paziente e al metodo diagnostica convenzionale.

Terapia

A livello di prevenzione, è fondamentale cuocere bene gli alimenti di origine animale e dare certa importanza anche all’utilizzo di materiale pulito (che non ha avuto contatto con alimenti crudi) per evitare la contaminazione incrociata.

Vista l’importanza delle infezioni da Campylobacter jejuni in ambito sanitario e la necessità di limitare la diffusione delle stesse, sono state pubblicate delle “Good Agriculture Practices” e “Good Handling Practices”, ossia delle linee guida rivolte all’agricoltura e agli addetti ai lavori in ambienti a rischio.

Nella maggior parte dei casi, trattandosi di infezioni intestinali autolimitate, non é necessario il trattamento antibiotico. Si consiglia, invece, una importante idratazione, per la ricostituzione elettrolitica fisiologica.

Al contrario, é appropriato prescrivere una terapia antimicrobica in casi di infezione grave o in pazienti a rischio, come gli anziani, gli immunodepressi o le donne in gravidanza. Quando presente, il trattamento antibiotico si concentra sull’utilizzo di azitromicina ed eritromicina, vista l’alta resistenza a fluoroquinoloni presentata per le specie di Campylobacter sp. (soprattutto C. jejuni, che è il patogeno maggiormente isolato in processi infettivi).

Raffaella Onori

Fonti

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  • Dingle, K. E., Colles, F. M., Wareing, D. R. A., Ure, R., Fox, A. J., Bolton, F. E., … & Maiden, M. C. J. (2001). Multilocus Sequence Typing System forCampylobacter jejuni. Journal of clinical microbiology, 39(1), 14-23.
  • Smith, K. E., Besser, J. M., Hedberg, C. W., Leano, F. T., Bender, J. B., Wicklund, J. H., … & Osterholm, M. T. (1999). Quinolone-resistant Campylobacter jejuni infections in Minnesota, 1992–1998. New England Journal of Medicine, 340(20), 1525-1532.
  • Whelan, M. V., Ardill, L., Koide, K., Nakajima, C., Suzuki, Y., Simpson, J. C., & Cróinín, T. Ó. (2019). Acquisition of fluoroquinolone resistance leads to increased biofilm formation and pathogenicity in Campylobacter jejuni. Scientific Reports, 9(1), 1-13.
  • Igwaran, A., & Okoh, A. I. (2019). Human campylobacteriosis: A public health concern of global importance. Heliyon, 5(11), e02814.
  • The global view of Campylobacteriosis https://www.who.int/foodsafety/publications/campylobacteriosis/en/

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