La ruggine causa davvero il tetano?

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Mito o realtà?

Sono sicuro che nella tua mente alla parola “tetano” sia associata l’immagine di un oggetto arrugginito. Per qualche motivo fin da piccoli i nostri genitori ci hanno sempre detto che qualora ci fossimo tagliati con un oggetto arrugginito bisognava andare al pronto soccorso per scongiurare il tetano. Ma è davvero così? La risposta è… circa!

Cos’è il tetano?

Il tetano è una malattia infettiva molto seria, causata da un batterio, in particolare, il Clostridium tetani (Figura 1). Quest ultimo è un batterio anaerobio obbligato, appartenente alla famiglia delle Clostridiaceae, di forma bastoncellare (denominata “bacillo”).

Morfologia di Clostridium tetani
Figura 1 – Morfologia di Clostridium tetani

Una particolarità di C. tetani, che lo rende molto pericoloso, è la sua capacità di formare una spora, ovvero una forma di resistenza che assicura la sua sopravvivenza anche in condizioni ambientali sfavorevoli e rende quindi difficile la sua eliminazione.

La responsabile della malattia conosciuta come tetano, è una tossina prodotta dal batterio. Si tratta di una neurotossina (una tossina in grado di agire a livello nervoso), denominata tetanospasmina.

Questa tossina non può essere prodotta dal batterio se si trova sotto forma di spora, ma solo dalla sua forma vegetativa.

Come agisce la tossina?

La tetanospasmina viene prodotta durante la fase stazionaria della cellula. Questa, dai neuroni post-sinaptici attraverserà lo spazio sinaptico e si porterà a livello delle terminazioni pre-sinaptiche dove potrà agire.

La tetanospasmina è una zinco peptidasi ed il suo bersaglio principale è rappresentato da una proteina che si trova a livello delle vescicole che contengono e trasportano alcuni neurotrasmettitori inibitori (come il GABA e la glicina), ovvero la sinaptobrevina (Figura 2).

Meccanismo d'azione della tetanospasmina
Figura 2 – Meccanismo d’azione della tetanospasmina

Andando ad agire su questa proteina impedisce il rilascio di questi neurotrasmettitori e provoca una paralisi spastica.

Ruggine e tetano, esiste una correlazione?

I batteri del tetano sono batteri ubiquitari, ovvero si trovano nel suolo, nelle acque ed in molti altri ambienti. Questi batteri possono infettare il corpo attraverso ferite aperte, specialmente se profonde e penetranti.

Quindi il tetano può contrarsi non solo attraverso la ruggine, ma attraverso una ferita provocata da qualsiasi oggetto contaminato da C. tetani. Inoltre anche se ci si ferisce con un oggetto non contaminato ma poi la ferita entra a contatto con il suolo (o altro materiale) infetto dal batterio, può portare all’instaurarsi del tetano.

È la natura della ferita stessa ad essere pericolosa. Qualsiasi oggetto con i batteri su di esso, arrugginito o no, che penetra nella pelle e forma un “tunnel” per il passaggio dei batteri all’interno del corpo, può portare al tetano.

Allora perché si è tramandata la credenza della ruggine?

La domanda resta una: perché così tante persone associano proprio la ruggine con l’infezione?

La risposta arriva dal Dott. William Schaffner, specialista in malattie infettive della Vanderbilt University. Secondo Schaffner “Qualcuno ha evocato l’immagine del calpestare un chiodo arrugginito per descrivere un modo attraverso il quale si può contrarre il tetano“.

Questa immagine era probabilmente un tentativo di trasmettere l’idea che il chiodo arrugginito fosse un ambiente sporco in cui possono trovarsi questi batteri, e da qui è stata trasmessa finché non è diventata un’associazione immediata.

Inoltre, l’ambiente non deve essere per forza visibilmente sporco perché il tetano venga trasmesso. Ad esempio, ci sono stati casi in cui le persone hanno contratto l’infezione dopo essersi tagliati con un coltello da cucina.

Come mettersi al sicuro dal tetano?

Come detto, il tetano è una brutta bestia ma possiamo sempre difenderci attraverso l’utilissima vaccinazione anti-tetanica.

La vaccinazione rappresenta un’arma vincente in quanto conferisce una protezione con un’efficacia superiore al 95%. Questa vaccinazione dovrà essere seguita da alcuni richiami, poiché la sua efficacia diminuisce dopo circa 10 anni.

Si può inoltre ricorrere a quella che viene definita “profilassi passiva”, ovvero alla somministrazione di immunoglobuline umane antitetaniche (TIG) che conferisce una protezione in maniera immediata nei casi di emergenza.

Salvatore Gemmellaro

Fonti:

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