Le malattie nell’antica Roma: anche gli eroi si ammalano di vaiolo

Introduzione

In uno scorso articolo ci siamo addentrati all’interno dell’antica Grecia e abbiamo dato un’occhiata alla medicina greca e alla famosa peste di Atene. Adesso è giunto il momento di concentrarci sui romani, nostri predecessori e padroni del mondo allora conosciuto.

Ad aiutarci ad esplorare questo antico mondo ci sarà Roberto Trizio, appassionato di antichità romana nonché creatore di un canale YouTube completamento dedicato all’argomento. Esploreremo quindi le pratiche mediche, le malattie e le morti che non hanno risparmiato nemmeno l’impero più famoso del mondo.

La medicina romana: un’eredità greca

La medicina romana è strettamente correlata a quella di altri popoli, in particolare ha subito le influenze dei latini, degli etruschi e ovviamente dei greci. Da questi ultimi infatti i romani carpirono non solo la cultura, elemento per cui siamo soliti accomunare le due civiltà, ma anche la scienza. Anch’essi però non sono stati esenti dall’attribuire le malattie con le punizioni divine, legando in questo modo medicina e religione come gli stessi greci avevano fatto.

Nonostante ciò la loro medicina poteva essere considerata avanzata: durante la conversazione tenutasi con Roberto è venuto fuori che sapevano gestire molto bene le fratture, utilizzando medicazioni simili alle nostre ingessature. La principale frontiera della medicina romana era però sui campi di battaglia dove i legionari venivano curati tempestivamente (in quanto non disponevano di antibiotici e disinfettanti potenti per la prevenzione delle infezioni) e solo in seguito venivano trasportati in piccoli ospedali confinanti con l’accampamento.

Tra i medici più importanti in epoca romana ricordiamo in particolar modo Claudio Galeno, uomo di origine greca che visse a Roma dal 162 d.C. Oltre ad essere stato, come vedremo dopo nel dettaglio, il medico personale di Marco Aurelio, Commodo e Settimio Severo, scrisse moltissime opere (molte delle quali perse a seguito di un incendio) di fondamentale importanza per l’evoluzione della medicina.

Ritratto di Galeno
Figura 1 – Ritratto di Galeno

Le malattie dei romani

Arriviamo finalmente alle malattie. C’è da dire, facendo un paragone con altri periodi storici come il Medioevo, che in epoca romana le epidemie non erano così frequenti e gravi come si è portati a pensare, i romani infatti furono un popolo attento alla cura del proprio corpo.

Parlando a tal proposito, Roberto ci fornisce alcune delle cause più importanti:

  • Contaminazione delle acque
  • Cibo fermentato e tendenzialmente marcio
  • Utilizzo del piombo
  • Carichi pesanti

A questo elenco già esaustivo aggiungo anche la scarsa conoscenza delle malattie veneree. Tra queste spiccava in particolar modo la gonorrea, malattia per l’appunto a trasmissione sessuale causata dal batterio Neisseria gonorrhoeae e caratterizzata dalla presenza dello scolo.

Contaminazione delle acque

I romani erano grandi costruttori di acquedotti, monumentali costruzioni spesso dotate di vasche di decantazione che servivano per rendere più pulita l’acqua. Nonostante questo, non conoscevano metodi avanzati per la depurazione dell’acqua, come ad esempio il cloro, di conseguenza l’acqua era piena di batteri che a volte potevano dare problemi intestinali come la dissenteria. Anche l’acqua utilizzata nelle terme che non veniva cambiata costantemente poteva rappresentare un serbatoio di microrganismi patogeni. Tra questi ricordiamo il temibile Mycobacterium tuberculosis, responsabile della tubercolosi.

Rappresentazione di un acquedotto romano. Nella figura è visibile la vasca di sedimentazione o decantazione, utilizzata al fine di depurare l’acqua mediante la forza di gravità.
Figura 2 – Rappresentazione di un acquedotto romano. Nella figura è visibile la vasca di sedimentazione o decantazione, utilizzata al fine di depurare l’acqua mediante la forza di gravità.

Cibo, carichi pensanti e Piombo!

Il secondo punto riguarda il cibo: i romani mangiavano dei cibi molto fermentati come ad esempio il famoso e famigerato garum, una salsa di interiora di pesce fermentata al sole. In questo caso si è ipotizzato che il cibo, oltre a rappresentare un serbatoio di batteri, potesse contenere anche parassiti.

Gli ultimi due punti non riguardano malattie collegate a batteri o virus ma rappresentarono comunque una delle maggiori cause della bassa aspettative di vita in epoca romana. L’utilizzo eccessivo del Piombo provocava infatti una malattia che oggi prende il nome di Saturnismo mentre i pesanti carichi provocano inevitabili problemi e atroci dolori alle ossa.

La peste Antonina

Con il termine peste non si fa riferimento alla malattia causata dal batterio Yersinia pestis ma bensì ad una grave condizione clinica caratterizzata da febbri epidemiche ed endemiche.

La peste Antonina o di Galeno (chiamata cosi in quanto contemporanea al famoso medico) è stata infatti molto probabilmente causata dal virus del vaiolo. Questa ipotesi è principalmente avvalorata dalla testimonianza dello stesso Galeno che nei suoi scritti ci riporta i seguenti sintomi: febbre alta, pustole cutanee nere, lesioni al cavo orale e laringe, tosse, vomito, alitosi fetida, ulcerazioni vescicali, insonnia e disturbi mentali.

Virus del vaiolo, foto realizzata mediante microscopia elettronica
Figura 3 – Virus del vaiolo, foto realizzata mediante microscopia elettronica

Questo virus ad oggi è stato dichiarato ufficialmente eradicato dall’OMS e non costituisce quindi più alcun pericolo. In passato si è però rivelato uno tra i virus più letali per l’uomo. In particolare, ciò che lo ha reso cosi pericoloso è la facilità con cui poteva avvenire il contagio: oltre al solito contatto diretto con secrezioni e lesioni erano anche gli stessi oggetti contaminati come le lenzuola a poter innescar il contagio.

Non è quindi difficile immagine che l’epidemia colpì una vasta zona dell’impero Romano raggiungendo addirittura lo stesso di Marco Aurelio che si trovava insieme a Galeno ad Aquilea nell’inverno del 168/169.

L’imperatore infine mori nel 180 d.C. lasciando il comando a Commodo. Si concludeva cosi un lungo periodo di prosperità.

“Ultime parole di Marco Aurelio” dipinto di Delacroix Eugene
Figura 4 – “Ultime parole di Marco Aurelio” dipinto di Delacroix Eugene

Chiara Montanino in collaborazione con Roberto Trizio

Fonti

2 commenti su “Le malattie nell’antica Roma: anche gli eroi si ammalano di vaiolo”

  1. Il saturnismo, che più volte si è indicato come patologia comune al tempo dei romani, è dovuto al piombo, utilizzato sia nelle condutture che nel vino per dargli un sapore dolciastro. Non al mercurio.

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